Il Beato proseguì: «Tra i miei discepoli, il monaco che appartiene a una nobile e ricca famiglia, ed è di indole naturalmente gentile e armoniosa, è il monaco Śākya-rāja (il re dei Śākya). Colui che, mendicando cibo, non si sazia mai e, nell’insegnare, non conosce limite, è il monaco Bhadrapāla. Colui la cui forza fisica è possente e che non teme nulla, è anch’egli il monaco Bhadrapāla. Colui la cui voce è chiara e pura, al punto da giungere fino al mondo celeste di Brahmā, è il monaco Rāvaṇa-bhadra. Colui il cui corpo emana un profumo puro che si diffonde in tutte le direzioni, è il monaco Aṅgaja. Tra i miei discepoli, il monaco che conosce i tempi e distingue le cose, che in ogni situazione è privo di dubbi, che non dimentica ciò che ha udito, la cui erudizione è vasta e profonda, e che è degno di essere al servizio [del Tathāgata], è il monaco Ānanda. Colui che si adorna di vesti eleganti e, camminando, volge lo sguardo alla propria ombra, è il monaco Kāṣṭhila. Colui che è onorato dai re e rispettato dai ministri, è il monaco Candra-prabha. Colui che è venerato da dèi e uomini, e che costantemente attende e serve [il Buddha], è il monaco Sudeva. Colui che, abbandonata la forma umana, ha assunto l’aspetto di un deva, è anch’egli il monaco Sudeva. Colui che è guida e maestro degli dèi, trasmettendo loro il retto insegnamento, è il monaco Deva. Colui che ricorda le proprie esistenze passate per innumerevoli eoni, è il monaco Phalika.»
Śākya-rāja, Bhadrapāla, Rāvaṇa, Aṅgaja,
Ānanda, Kāṣṭhila, Candra-prabha,
Sudeva, Deva e Phalika.
Traduzione di Dharmanandi (dell’antico stato di Fu Qin), riveduta e curata da Gautama Saṃghadeva nel 397–398 d.C.(CBETA, Taishō Tripiṭaka, Vol. 2, Sūtra n. 125). Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.
Testo: Ekottarika Āgama