Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava a Śrāvastī, nel bosco di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍada.
In quella occasione, il Beato Mondo si rivolse ai monaci, dicendo: «Tra i miei discepoli, il primo monaco per magnanimità, vasta conoscenza, abilità nell’esortare, nel nutrire la santa comunità e nel non perdere la dignità, è il monaco Ājñāta Kauṇḍinya. Colui che per primo assaporò il nettare del Dharma e meditò sulle Quattro Nobili Verità è anch’egli il monaco Ājñāta Kauṇḍinya. Colui che eccelle nel guidare e nel beneficare il popolo con la sua predicazione è il monaco Udāyin. Colui che raggiunge rapidamente i poteri sovrannaturali senza mai cadere in errore è il monaco Mahānāma. Colui che sempre vola nello spazio senza che i suoi piedi tocchino terra è il monaco Śroṇā. Colui che, librandosi nel vuoto, istruisce senza alcuna brama di gloria è il monaco Vāṣpa. Colui che dimora felice nei mondi celesti e non tra gli uomini è il monaco Gosṛta. Colui che sempre contempla le impurità del corpo in decomposizione è il monaco Sujāta. Colui che nutre la santa comunità con le quattro offerte è il monaco Uruvilvā-Kāśyapa. Colui la cui mente è serena e ha domato tutte le passioni è il monaco Nadī-Kāśyapa. Colui che osserva tutti i fenomeni senza alcun attaccamento è il monaco Gayā-Kāśyapa».
Kauṇḍinya, Udāyin, Mahānāma, Śroṇā, Vāṣpa il quinto,
Gosṛta e Sujāta,
e i tre fratelli Kāśyapa.
Traduzione di Dharmanandi (dell’antico stato di Fu Qin), riveduta e curata da Gautama Saṃghadeva nel 397–398 d.C.(CBETA, Taishō Tripiṭaka, Vol. 2, Sūtra n. 125). Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.
Testo: Ekottarika Āgama