Così ho udito.
Una volta, il Benedetto soggiornava a Śrāvastī, nel bosco di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍada. In quel tempo, il Benedetto, insieme a una grande assemblea di monaci, trascorreva il ritiro della stagione delle piogge a Śrāvastī. Anche il Venerabile Śāriputra soggiornava a Śrāvastī per il ritiro della stagione delle piogge.
Allora il Venerabile Śāriputra, terminato il ritiro delle piogge a Śrāvastī, dopo tre mesi, riparate le sue vesti, le raccolse assieme alla scodella, e si recò dal Benedetto, si inchinò ai suoi piedi e, seduto da un lato, disse: «Benedetto, ho terminato il ritiro delle piogge a Śrāvastī. Benedetto, desidero viaggiare tra gli uomini».
Il Benedetto disse: «Śāriputra, vai, fa come desideri. Coloro che non sono ancora stati salvati, falli salvare; coloro che non sono ancora liberati, falli liberare; coloro che non sono ancora entrati nel nibbāna, falli entrare nel nibbāna. Śāriputra, vai, fa come desideri».
Allora il Venerabile Śāriputra, udite le parole del Benedetto, le recepì bene e le mantenne. Si alzò dal seggio, si inchinò ai piedi del Benedetto, gli girò intorno tre volte e partì. Tornato nella sua dimora, riprese il giaciglio, raccolse le vesti e la scodella, e subito partì per viaggiare tra gli uomini.
Poco dopo che il Venerabile Śāriputra se ne fu andato, un compagno di vita santa, avendo commesso davanti al Benedetto una colpa contro la disciplina, disse al Benedetto: «Oggi il Venerabile Śāriputra mi ha mancato di rispetto ed è partito per viaggiare tra gli uomini».
Il Benedetto, udito ciò, disse a un monaco: «Va’ dal Venerabile Śāriputra e digli: “Il Benedetto ti chiama. Poco dopo che te ne sei andato, un compagno di vita santa ha commesso davanti a me una colpa contro la disciplina e ha detto queste parole: ‘Benedetto, oggi il Venerabile Śāriputra mi ha mancato di rispetto ed è partito per viaggiare tra gli uomini'”».
Il monaco, ricevuto l’incarico, si alzò dal seggio, si inchinò al Benedetto e partì. In quel momento, il Venerabile Ānanda stava dietro al Benedetto, tenendo il ventilabro e servendolo.
Poco dopo che il monaco se ne fu andato, il Venerabile Ānanda prese le chiavi e andò in tutte le dimore. Vedendo i monaci, disse loro: «Venerabili! Presto, andate nella sala del Dharma. Ora il Venerabile Śāriputra ruggirà il ruggito del leone davanti al Benedetto. Se il Venerabile Śāriputra esporrà il profondo, la pace nella pace, il sublime nel sublime, allora, dopo aver udito tali insegnamenti, noi tutti li studieremo bene e li ricorderemo bene». Allora quei monaci, udite le parole del Venerabile Ānanda, si recarono tutti nella sala del Dharma.
In quel momento, un monaco andò dal Venerabile Śāriputra e disse: «Il Benedetto ti chiama. Poco dopo che te ne sei andato, un compagno di vita santa ha commesso davanti al Benedetto una colpa contro la disciplina e ha detto: “Benedetto, oggi il Venerabile Śāriputra mi ha mancato di rispetto ed è partito per viaggiare tra gli uomini”».
Allora il Venerabile Śāriputra, udito ciò, si alzò dal seggio e tornò dal Benedetto. Si inchinò e si sedette da un lato. Il Benedetto gli chiese: «Śāriputra, poco dopo che te ne sei andato, un compagno di vita santa ha commesso davanti a me una colpa contro la disciplina e ha detto: “Benedetto, oggi il Venerabile Śāriputra mi ha mancato di rispetto ed è partito per viaggiare tra gli uomini”. Śāriputra, hai forse mancato di rispetto a un compagno di vita santa e poi sei partito per viaggiare tra gli uomini?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, colui che è privo della consapevolezza del corpo nel corpo, quello sì potrebbe mancare di rispetto a un compagno di vita santa e poi viaggiare tra gli uomini. Benedetto, io possiedo bene la consapevolezza del corpo nel corpo. Come potrei mancare di rispetto a un compagno di vita santa e poi viaggiare tra gli uomini? Benedetto, come un bue a cui sono state tagliate le corna, è docile, paziente, ben addestrato, ben guidato; quando va da villaggio a villaggio, da vicolo a vicolo, in nessun luogo commette violenza. Benedetto, allo stesso modo, la mia mente è come un bue senza corna: senza catene, senza rancore, senza ira, senza contesa, estremamente ampia, vasta, infinitamente ben coltivata, dimora pervadendo l’intero mondo. Benedetto, colui che è privo della consapevolezza del corpo nel corpo, quello sì potrebbe mancare di rispetto a un compagno di vita santa e poi viaggiare tra gli uomini. Benedetto, io possiedo bene la consapevolezza del corpo nel corpo. Come potrei mancare di rispetto a un compagno di vita santa e poi viaggiare tra gli uomini?
«Benedetto, come un figlio di caṇḍāla a cui sono state tagliate entrambe le mani, con la mente umilissima, va da villaggio a villaggio, da città a città, senza commettere violenza in nessun luogo. Benedetto, allo stesso modo, la mia mente è come un figlio di caṇḍāla con le mani tagliate: senza catene, senza rancore, senza ira, senza contesa, estremamente ampia, vasta, infinitamente ben coltivata, dimora pervadendo l’intero mondo. Benedetto, colui che è privo della consapevolezza del corpo nel corpo… [come prima].
«Benedetto, come la terra: pulita o impura, feci, urina, muco, saliva, tutto riceve. La terra non per questo prova amore o odio, non si vergogna, non si sente umiliata. Benedetto, allo stesso modo, la mia mente è come la terra… [ripetizione].
«Benedetto, come l’acqua: pulita o impura, feci, urina, muco, saliva, tutto lava. L’acqua non per questo prova amore o odio…[ripetizione] .
«Benedetto, come il fuoco: pulito o impuro, feci, urina, muco, saliva, tutto brucia. Il fuoco non per questo prova amore o odio… [ripetizione].
«Benedetto, come il vento: pulito o impuro, feci, urina, muco, saliva, tutto disperde. Il vento non per questo prova amore o odio… [ripetizione].
«Benedetto, come una scopa: pulita o impura, feci, urina, muco, saliva, tutto spazza. La scopa non per questo prova amore o odio… [ripetizione].
«Benedetto, come uno straccio (per pulire): pulito o impuro, feci, urina, muco, saliva, tutto asciuga. Lo straccio non per questo prova amore o odio, non si vergogna, non si sente umiliato. Benedetto, allo stesso modo, la mia mente è come uno straccio…[ripetizione].
«Benedetto, come un vaso d’olio rotto in molti punti, pieno d’olio e posto al sole: gocciola, cola, stilla. Se uno con buona vista si avvicina e osserva questo vaso d’olio rotto in molti punti, pieno d’olio e posto al sole, vede che gocciola, cola, stilla. Benedetto, allo stesso modo, io osservo costantemente questo corpo: le nove aperture sono impure, gocciolano, colano, stillano. Benedetto, colui che è privo della consapevolezza del corpo nel corpo… [ripetizione].
«Benedetto, come un giovane che ama se stesso, dopo essersi lavato e profumato, indossa abiti bianchi e puliti, si adorna di gioielli, si taglia barba e capelli, porta una ghirlanda sul capo. Se poi gli venisse appeso al collo un cadavere, come un serpente morto, un cane morto o un uomo morto, livido, gonfio, putrido, maleodorante, colante di impurità, egli proverebbe vergogna, disgusto, forte ripugnanza. Benedetto, allo stesso modo, io osservo costantemente questo corpo, luogo fetido e impuro, con mente vergognosa, disgustata, fortemente ripugnante. Benedetto, colui che è privo della consapevolezza del corpo nel corpo, quello sì potrebbe mancare di rispetto a un compagno di vita santa e poi viaggiare tra gli uomini. Benedetto, io possiedo bene la consapevolezza del corpo nel corpo. Come potrei mancare di rispetto a un compagno di vita santa e poi viaggiare tra gli uomini?»
Allora quel monaco si alzò dal seggio, si inchinò ai piedi del Benedetto e disse: «Mi pento, Benedetto! Confesso la mia colpa, Tathagata! Sono stato come uno stolto, come un ignorante, come un dissoluto, come uno malvagio. Perché? Perché ho calunniato con false parole il Venerabile Śāriputra, un compagno di vita santa puro. Benedetto, ora mi pento. Ti prego di accettare il mio pentimento. Riconoscendo la mia mancanza, la rivelo e non la commetterò più in futuro».
Il Benedetto disse: «Così è, monaco. Tu sei davvero come uno stolto, come un ignorante, come un dissoluto, come uno malvagio. Perché? Perché hai calunniato con false parole, vuote e senza verità, il Venerabile Śāriputra, un compagno di vita santa puro. Ora ti penti, riconosci la tua mancanza, la riveli e non la commetterai più in futuro. Colui che si pente, riconosce la propria mancanza, la rivela e non la commette più, in questo modo cresce nella disciplina del Nobile Insegnamento e non decade».
Quindi il Benedetto disse al Venerabile Śāriputra: «Accetta prontamente il pentimento di quest’uomo stolto, affinché questo monaco non veda la sua testa spezzarsi in sette pezzi davanti a te».
Il Venerabile Śāriputra, mosso da compassione per quel monaco, accettò il suo pentimento.
Il Benedetto così disse. Il Venerabile Śāriputra e tutti i monaci, udendo ciò che il Benedetto aveva detto, gioiosi lo misero in pratica.
Fine del quarto sutra sul Ruggito del Leone.
Questo Madhyamāgama (中阿含經 ) della scuola Sarvāstivāda fu tradotto nella dinastia Jin orientale nel 397-398 d.C. da Gautama Saṁghadeva (僧伽提婆) e una squadra che includeva Saṅgharakṣa come recitatore e Daoci, Libao e Kanghua come scribi. Tradotto in italiano dall’IA.
Testo: Madhyama Āgama (Canone Cinese)