Così ho udito. Una volta, un gruppo di anziani monaci soggiornavano a Kosambī, nel parco di Ghosita. Il monaco Khemaka dimorava a Kosambī, nel parco degli Zizifi. Il suo corpo era gravemente ammalato. Il monaco Dāsaka si prendeva cura del malato. Poi il monaco Dāsaka si recò dagli anziani monaci, gli rese omaggio e si mise da un lato.
Gli anziani monaci dissero al monaco Dāsaka: «Avvicinati al monaco Khemaka e digli: “Gli anziani monaci ti chiedono: ‘Il tuo corpo sta un po’ recuperando e sei sollevato? La gravità delle tue dolorose afflizioni non sta forse aumentando?'”»
Il monaco Dāsaka, ricevute le istruzioni dagli anziani monaci, si avvicinò al monaco Khemaka. Disse al monaco Khemaka: «Gli anziani monaci ti chiedono: “Stai gradualmente recuperando dalle tue dolorose afflizioni? La moltitudine dei dolori non sta aumentando?”»
Il monaco Khemaka disse al monaco Dāsaka: «Non ho recuperato dalla malattia e il mio corpo non è a suo agio; i dolori continuano ad aumentare e non c’è sollievo. È proprio come se molti uomini forti afferrassero un uomo debole, gli mettessero una corda intorno al capo e con entrambe le mani la tirassero stretta, così da fargli provare un dolore estremo. Il mio dolore ora supera quello. È proprio come se un macellaio di bovini con un coltello affilato aprisse il ventre di una [mucca] viva per prenderne gli organi interni. Come potrebbe quella mucca sopportare i dolori nel suo ventre? Il mio ventre ora è più dolorante di quello di quella mucca. È proprio come se due uomini forti afferrassero una persona debole e la sospendessero su un fuoco, arrostendo entrambi i suoi piedi. Il calore di entrambi i miei piedi ora supera quello.»
Il monaco Dāsaka si avvicinò agli anziani. Riferì completamente agli anziani ciò che il monaco Khemaka aveva detto circa le condizioni della sua malattia.
Gli anziani rimandarono il monaco Dāsaka dal monaco Khemaka, per dire al monaco Khemaka: «Vi sono cinque aggregati dell’attaccamento, insegnati dal Benedetto. Quali sono? Sono l’aggregato dell’attaccamento della forma corporea, l’aggregato dell’attaccamento della sensazione… della percezione… delle formazioni… della coscienza. Khemaka, sei in grado di esaminare questi cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e come non appartenenti al sé?»
Il monaco Dāsaka, ricevute le istruzioni dagli anziani monaci, si avvicinò al monaco Khemaka e disse: «Gli anziani ti dicono: “Il Benedetto ha insegnato i cinque aggregati dell’attaccamento. Sei in grado di esaminarli come non-sé e non appartenenti al sé?”»
Il monaco Khemaka disse a Dāsaka: «Sono in grado di esaminare questi cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti al sé.»
Il monaco Dāsaka tornò e disse agli anziani: «Il monaco Khemaka dice: “Sono in grado di esaminare questi cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti al sé.”»
Gli anziani rimandarono di nuovo il monaco Dāsaka a dire al monaco Khemaka: «Essendo in grado di esaminare questi cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti, sei dunque un arahant, con le contaminazioni eradicate?»
Il monaco Dāsaka, ricevute le istruzioni dagli anziani monaci, si avvicinò al monaco Khemaka. Disse a Khemaka: «Un monaco che è in grado di contemplare in questo modo i cinque aggregati dell’attaccamento, è egli dunque un arahant, con le contaminazioni eradicate?»
Il monaco Khemaka disse al monaco Dāsaka: «Contemplo i cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti al sé, [eppure] non sono un arahant, con le contaminazioni eradicate.»
Il monaco Dāsaka tornò dagli anziani. Disse agli anziani: «Il monaco Khemaka dice: “Contemplo i cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti al sé, eppure non sono un arahant, con le contaminazioni eradicate.”»
Gli anziani dissero al monaco Dāsaka: «Torna di nuovo a dire al monaco Khemaka: “Tu dici: ‘Contemplo i cinque aggregati come non-sé e non appartenenti al sé, eppure non sono un arahant, con le contaminazioni eradicate.’ La prima e l’ultima affermazione si contraddicono a vicenda.”»
Il monaco Dāsaka, ricevute le istruzioni dagli anziani monaci, si avvicinò al monaco Khemaka e disse: «Tu dici: “Contemplo i cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti al sé, eppure non sono un arahant, con le contaminazioni eradicate.” La prima e l’ultima affermazione si contraddicono a vicenda.»
Il monaco Khemaka disse al monaco Dāsaka: «Esamino questi cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti al sé, eppure non sono un arahant, [con le contaminazioni eradicate]. Non ho ancora abbandonato la presunzione “io sono”, il desiderio [legato alla nozione] “io sono”, e la tendenza latente verso “io sono”; non l’ho ancora [pienamente] compresa, non me ne sono ancora separato, non l’ho ancora vomitata.»
Il monaco Dāsaka tornò dagli anziani. Disse agli anziani: «Il monaco Khemaka dice: “Esamino questi cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti al sé, eppure non sono un arahant, con le contaminazioni eradicate. Non ho ancora abbandonato la presunzione ‘io sono’, il desiderio [legato alla nozione] ‘io sono’, e la tendenza latente verso ‘io sono’; non l’ho ancora [pienamente] compresa, non me ne sono ancora separato, non l’ho ancora vomitata.”»
Gli anziani rimandarono di nuovo il monaco Dāsaka a dire al monaco Khemaka: «Tu [sembri] affermare che esista un sé. Dov’è questo sé? La forma corporea è il sé? Oppure il sé è distinto dalla forma corporea? La sensazione… la percezione… le formazioni… la coscienza è il sé? Oppure il sé è distinto dalla coscienza?»
Il monaco Khemaka disse al monaco Dāsaka: «Non dico che la forma corporea è il sé, né che il sé è distinto dalla forma corporea; né che la sensazione… la percezione… le formazioni… la coscienza è il sé, né che il sé è distinto dalla coscienza. Tuttavia, in relazione a questi cinque aggregati dell’attaccamento non ho ancora abbandonato la presunzione “io sono”, il desiderio [legato alla nozione] “io sono”, e la tendenza latente verso “io sono”; non l’ho ancora [pienamente] compresa, non me ne sono ancora separato, non l’ho ancora vomitata.»
Il monaco Khemaka disse al monaco Dāsaka: «Perché disturbarti ora, facendoti correre avanti e indietro? Portami il mio bastone. Appoggiandomi al bastone, mi recherò dagli anziani. [Così] ti chiedo di darmi il bastone per il mio uso.»
Il monaco Khemaka, appoggiandosi al bastone, si avvicinò agli anziani. Gli anziani videro da lontano che il monaco Khemaka stava arrivando, sorretto da un bastone. Essi stessi prepararono un seggio per lui e posizionarono un poggiapiedi. Si fecero avanti per accoglierlo, presero la sua veste e la sua ciotola, e gli dissero di sedersi subito. Si scambiarono cortesi saluti. Dopo essersi scambiati i saluti, [gli anziani] dissero al monaco Khemaka:
«Tu parli della presunzione “io sono”. Dove vedi un sé? La forma corporea è il sé? Oppure il sé è distinto dalla forma corporea? La sensazione… la percezione… le formazioni… la coscienza è il sé? Oppure il sé è distinto dalla coscienza?»
Il monaco Khemaka disse: «La forma corporea non è il sé e non c’è un sé distinto dalla forma corporea. La sensazione… la percezione… le formazioni… la coscienza non è il sé, e non c’è un sé distinto dalla coscienza. Tuttavia, in relazione a questi cinque aggregati dell’attaccamento non ho ancora abbandonato la presunzione “io sono”, il desiderio [legato alla nozione] “io sono”, e la tendenza latente verso “io sono”; non l’ho ancora [pienamente] compresa, non me ne sono ancora separato, non l’ho ancora vomitata.
«È proprio come il profumo dei loti uppala, dei loti paduma, dei loti kumuda, dei loti puṇḍarīka: il profumo è nelle radici? Il profumo è distinto dalle radici? Il profumo è negli steli, nelle foglie, negli stami, nelle loro parti più fini e più grossolane? Oppure è distinto da… le loro parti più fini e più grossolane? È forse questo detto correttamente?»
Gli anziani risposero: «No, monaco Khemaka. Il profumo non è nelle radici dei loti uppala, paduma, kumuda, puṇḍarīka, né il profumo è distinto dalle radici. Il profumo non è neppure negli steli, nelle foglie, negli stami, nelle loro parti fini e grossolane, né il profumo è distinto da… le loro parti fini e grossolane.»
Il monaco Khemaka chiese di nuovo: «Dov’è allora il profumo?»
Gli anziani risposero: «Il profumo è nel fiore.»
Il monaco Khemaka disse di nuovo: «Con me è allo stesso modo. La forma corporea non è il sé e non c’è un sé distinto dalla forma corporea. La sensazione… la percezione… le formazioni… la coscienza non è il sé, e non c’è un sé distinto dalla coscienza. Sebbene in relazione a questi cinque aggregati dell’attaccamento non veda alcun sé e nulla che appartenga al sé, tuttavia non ho ancora abbandonato la presunzione “io sono”, il desiderio [legato alla nozione] “io sono”, e la tendenza latente verso “io sono”; non l’ho ancora [pienamente] compresa, non me ne sono ancora separato, non l’ho ancora vomitata.
«Anziani, permettetemi di esprimere una similitudine. I saggi di solito ottengono comprensione grazie a un paragone attraverso una similitudine. È come una balia che dà un panno [usato come pannolino] al lavandaio. Con vari tipi di liscivia e sapone egli lava via lo sporco, ma rimane ancora un residuo di odore. Mescolandolo con vari tipi di profumi, egli fa lo scomparire.
«Allo stesso modo, sebbene il nobile discepolo istruito contempli rettamente questi cinque aggregati dell’attaccamento come non-sé e non appartenenti a un sé, egli non ha ancora abbandonato, in relazione a questi cinque aggregati dell’attaccamento, la presunzione “io sono”, il desiderio [legato alla nozione] “io sono”, e la tendenza latente verso “io sono”; non l’ha ancora [pienamente] compresa, non se n’è ancora separato, non l’ha ancora vomitata.
«Tuttavia, in un momento successivo egli progredisce nel rivolgere l’attenzione a questi cinque aggregati dell’attaccamento esaminandone il sorgere e lo spegnersi: questa è la forma corporea, questo è il sorgere della forma corporea, questa è la cessazione della forma corporea; questa è la sensazione… la percezione… le formazioni… la coscienza, questo è il sorgere della coscienza, questa è la cessazione della coscienza. Avendo contemplato in questo modo il sorgere e lo spegnere di questi cinque aggregati dell’attaccamento, egli abbandona completamente ogni presunzione “io sono”, desiderio [legato alla nozione] “io sono”, e tendenza latente verso “io sono”. Questo è chiamato contemplare veramente e rettamente.»
Quando il monaco Khemaka pronunciò questo insegnamento, gli anziani ottennero l’occhio puro del Dharma, che è lontano dalle [impurità] mentali e libero dalla [polvere] mentale, e il monaco Khemaka, senza attaccamento, ottenne la liberazione dalle contaminazioni nella sua mente. A causa del beneficio della gioia del Dharma, il suo corpo si liberò completamente dalla malattia.
Gli anziani monaci dissero al monaco Khemaka: «Quando udimmo per la prima volta ciò che [nostro] amico disse, già comprendemmo e già ne gioimmo, figuriamoci udendolo ancora e ancora. Chiedendo, desideravamo che [nostro] amico manifestasse la sua raffinata eloquenza. Non per importunarti, [ma] perché tu sia disposto e capace di insegnare in dettaglio il Dharma del Tathāgata, dell’arahant, del perfettamente risvegliato.»
Gli anziani, udendo ciò che il monaco Khemaka aveva detto, ne furono lieti e lo ricevettero con rispetto.
Traduzione in inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, originariamente pubblicato in ‘On the Five Aggregates (5) – A Translation of Saṁyukta-āgama Discourses 103 to 110’, Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, 2014, vol. 15 pp. 1–64. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)