Questo ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta, a Śrāvastī.
Fu allora che il Bhagavān si rivolse ai monaci: “Chi è coinvolto non è liberato, ma quando non si è coinvolti, allora si è liberati. Come mai chi è coinvolto non è liberato? Monaci, la coscienza dimora nei suoi substrati di quattro aggregati acquisiti. Quali quattro? La coscienza dimora coinvolta con la forma. La coscienza dimora coinvolta con la sensazione… la concezione… la volizione come suo substrato. Imbevuta di brama e piacere, cresce e si espande. Monaci, la coscienza (dimora) in essi, sia che stia dimorando, scomparendo, o crescendo ed espandendosi nel futuro o nel passato.
“Monaci, supponiamo che la coscienza esista separatamente dalla forma, dalla sensazione, dalla concezione e dalla volizione, sia che stia dimorando o sorgendo nel futuro o nel passato. Esisterebbe solo come un’affermazione. Chiedere quella domanda senza sapere questo aumenterà l’illusione di qualcuno perché è qualcosa che è senza supporto. Costui è chiamato qualcuno che non è liberato perché è coinvolto.
“Come mai chi non è coinvolto è allora liberato? Separandosi dalla brama per l’elemento forma, il loro coinvolgimento mentale con la forma che produce legame è terminato. Dopo di ciò, il substrato (della forma) è terminato. Dopo che il substrato è terminato, la coscienza non ha luogo in cui dimorare, e non continua a crescere ed espandersi.
“Separandosi dalla brama per l’elemento sensazione… concezione… volizione, il loro coinvolgimento mentale con la volizione che produce legame è terminato. Dopo di ciò, il substrato (della volizione) è terminato. Dopo che il substrato è terminato, la coscienza non ha luogo in cui dimorare, e non continua a crescere ed espandersi.
“Poiché non cresce, le volizioni non sono create. Una volta che le volizioni non sono create, allora si dimora. Una volta che si dimora, si è soddisfatti. Una volta che si è soddisfatti, si è liberati. Una volta che si è liberati, non si afferra nulla e non ci si attacca a nulla in tutto il mondo. Una volta che non si afferra nulla e non ci si attacca a nulla, si realizza il nirvāṇa per sé stessi: ‘Le mie nascite sono terminate, la pratica religiosa è stata stabilita e il compito è stato compiuto. Io stesso so che non sarò soggetto a un’esistenza successiva.’
“Dico che quella coscienza non va a est, ovest, sud, nord, ai quattro punti cardinali, in alto o in basso. Non c’è destinazione verso cui vada. Quando sta per entrare nel nirvāṇa, è veramente cessata, estinta, e purificata nella vita presente. Costui è qualcuno che è liberato perché non è coinvolto.”
Dopo che il Buddha ebbe pronunciato questo sūtra, i monaci che udirono ciò che il Buddha insegnò gioirono e approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)