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婆羅門 SA 96: Il Bramino

Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava a Savatthi, nel bosco di Jeta, nel parco di Anathapindika.

In quel tempo, il Beato, al mattino, indossò la veste, prese la scodella ed entrò a Savatthi per la questua. In quel frangente, un tale bramino, ormai vecchio e con le facoltà indebolite, reggendosi a un bastone e tenendo una scodella, mendicava di casa in casa.

Allora il Beato disse al bramino: “Come mai tu, ora che sei vecchio e con le facoltà indebolite, vai di casa in casa con un bastone e una scodella a mendicare?” Il bramino rispose al Buddha: “Gotama, tutti i beni della mia casa li ho affidati a mio figlio, gli ho trovato moglie, poi ho abbandonato la casa. Per questo, reggendomi a un bastone e con una scodella, vado mendicando di casa in casa.”

Il Buddha disse al bramino: “Saresti capace di imparare da me una stanza e, tornato tra la gente, recitarla a tuo figlio?”

Il bramino rispose: “Sono capace, Gotama.”

Allora il Beato pronunciò questa stanza:

“Con gioia per il figlio nato, si accumulano ricchezze per il figlio,
E gli si trova anche una sposa, mentre si abbandona la casa per andarsene.
Quel figlio villano e rozzo, che tradisce il proprio padre,
Con volto umano ma cuore di demone, abbandona il padre anziano.

Come un vecchio cavallo ormai inutile, viene privato della crusca,
Il figlio è giovane e il padre è vecchio, e va mendicando di casa in casa.

Il bastone ricurvo è il migliore, non il figlio, per l’affetto,
Mi protegge dai buoi cattivi, mi tiene al sicuro dai pericoli,
Scaccia i cani feroci, mi guida nei luoghi bui,
Mi tiene lontano da burroni e pozzi vuoti, da cespugli e spine,
Grazie alla forza del bastone, resto saldo senza cadere.”

Allora il bramino, dopo aver ricevuto questa stanza dal Beato, tornò tra l’assemblea dei bramini e la recitò a suo figlio. Prima disse all’assemblea: “Ascoltate ciò che vi dico.” Poi recitò la stanza, come sopra esposto per esteso. Il figlio, preso da vergogna e timore, abbracciò il padre, lo ricondusse in casa, gli massaggiò il corpo, lo fece lavare, lo vestì con una veste blu e lo pose a capo della famiglia.

Allora il bramino pensò: “Ora ho ottenuto la dignità familiare, e questo è merito dell’asceta Gotama. Nei nostri testi è detto: ‘Colui che è il maestro va onorato come un maestro, colui che è il precettore va onorato come un precettore.’ Ora, ciò che ho ottenuto è grazie all’asceta Gotama, egli è il mio maestro. Ora, dovrei offrire a Gotama una veste di ottima qualità.”

Allora il bramino prese una veste di ottima qualità e si recò dal Beato. Dopo essersi scambiati saluti e cortesie, si sedette a lato e disse al Buddha: “Gotama, ora ho realizzato una famiglia stabile, e questo è merito di Gotama. Nei nostri testi è detto: ‘Colui che è il maestro va onorato come un maestro, colui che è il precettore va onorato come un precettore.’ Oggi Gotama è il mio maestro; ti prego di accettare questa veste, per compassione!”

Il Beato l’accolse, per compassione.

In quel momento, il Beato tenne al bramino un discorso sul Dhamma, istruendolo, esortandolo, illuminandolo e rallegrandolo.

Allora il bramino, udite le parole del Buddha, ne fu lieto e si rallegrò, si inchinò e se ne andò.

Il testo si basa sull’edizione Taishō del Canone Cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)