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增諸數 SA 16: Liberazione

Questo è il sūtra numero 10 nell’edizione Taisho e numero 16 in Yinshun (T99.2.2a12-20, Y30.13a13-14a2). È una variante del precedente (SĀ 1.15), ed entrambi sono paralleli a SN 22.15 e simili a SN 22.16-17. Vedi le note a SĀ 1.15 per ulteriori discussioni su questi paralleli.

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Così ho udito: Una volta il Buddha soggiornava al Parco di Anāthapiṇḍada nella Foresta di Jeta a Śrāvastī.

In quell’occasione il Beato si rivolse ai monaci: “La forma è impermanente. Ciò che è impermanente è doloroso; ciò che è doloroso è non-sé; e ciò che è non-sé non appartiene neppure a un sé. Osservarla in questo modo è chiamata retta visione. Così, la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono impermanenti. Ciò che è impermanente è doloroso; ciò che è doloroso è non-sé; e ciò che è non-sé non appartiene neppure a un sé. Osservarla in questo modo è chiamata retta visione.

“I nobili discepoli che la osservano in questo modo sono liberati dalla forma … liberati dalla sensazione … dalla percezione … dalle formazioni mentali … dalla coscienza. Io dico che questa è la liberazione dalla nascita, dalla vecchiaia, dalla malattia, dalla morte, dal dolore, dal lamento, dalla sofferenza e dall’angoscia.”

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, si rallegrarono e approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese del Saṃyukta Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)