Questo è il sūtra n. 8 nell’edizione Taisho e i numeri da 11 a 14 nel Yinshun (T99.2.1c22-2a1, Y30.10a13-11a4). Questo gruppo di sutra è parallelo a SN 22.9-11. Il Pali manca di un parallelo diretto per il sūtra sul vuoto degli aggregati (SĀ 1.13), che è un modello generale in SN. I Theravāda non includevano il vuoto nell’elenco classico degli aspetti negativi attribuiti alle cose condizionate che sorgono e periscono.
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Così ho udito: Una volta il Buddha soggiornava al Parco di Anāthapiṇḍada nella Foresta di Jeta a Śrāvastī.
In quell’occasione il Beato si rivolse ai monaci: “La forma passata e futura è [11] impermanente … [12] dolorosa … [13] vuota … [14] non-sé; dunque, come potrebbe non esserlo la forma presente? I nobili discepoli che le osservano in questo modo non guardano indietro alla forma passata né desiderano la forma futura. Riguardo alla forma presente, divengono disincantati, liberi dal desiderio, e diretti dritto verso la sua cessazione.
“Così, la sensazione passata e futura … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono impermanenti … dolorose … vuote … non-sé; dunque, come potrebbe non esserlo la coscienza presente? I nobili discepoli che le osservano in questo modo non guardano indietro alla coscienza passata né desiderano la coscienza futura. Riguardo alla coscienza presente, divengono disincantati, liberi dal desiderio, e diretti verso la sua cessazione.”
Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, si rallegrarono e approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese del Saṃyukta Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)