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優陀那 SA 64: Discorso su un’espressione ispirata

Così ho udito. Un tempo, il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Parco Orientale, nella Sala della Madre di Migāra.

In quel momento, il Beato, dopo essere uscito dalla meditazione nel pomeriggio, lasciò sala e, all’ombra della sala, si sedette sul seggio preparato davanti a una grande assemblea. In quel momento, il Beato pronunciò un’espressione ispirata (udāna):

«Nel Dharma non vi è “io”,
né vi è “mio”.
Poiché non vi sarà “io”,
come potrebbe sorgere “mio”?
Un monaco che dimora in questo
abbandonerà i vincoli inferiori.»

Allora un monaco si alzò dal suo seggio, scoprì la spalla destra,si inginocchiò sul ginocchio destro e, a mani giunte, disse al Buddha: «Beato, come si spiega che:

«”Nel Dharma non vi è ‘io’,
né vi è ‘mio’.
Poiché non vi sarà ‘io’,
come potrebbe sorgere ‘mio’?
Un monaco che dimora in questo
abbandonerà i vincoli inferiori”?»

Il Buddha disse al monaco: «Un uomo comune, ignorante e privo di istruzione, specula che la forma corporea sia il sé, che sia appartenente al sé, che sia contenuta nel sé, o che il sé sia contenuto nella forma corporea … che la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sia il sé, che sia appartenente al sé, che sia contenuta nel sé, o che il sé sia contenuto nella coscienza.

«Un nobile discepolo istruito non vede la forma corporea come il sé, come appartenente al sé, come contenuta nel sé, né il sé come contenuto nella forma corporea. Non vede la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza come il sé, come appartenente al sé, come contenuta nel sé, né il sé come contenuto nella coscienza; egli non è uno che comprende in questo modo, né uno che vede in questo modo.

«Questa forma corporea è impermanente; la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza è impermanente. La forma corporea è dolore (dukkha); la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza è dolore. La forma corporea non è il sé; la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza non è il sé. Questa forma corporea non sarà; la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza non sarà. Questa forma corporea si estinguerà; la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza si estinguerà. Perciò non è “io” e non è “mio”. Non vi sarà “io” e “mio”. Colui che si risolve in questo modo abbandonerà i cinque vincoli inferiori.»

Allora quel monaco disse al Buddha: «Beato, avendo abbandonato i cinque vincoli inferiori, come si estirpano le impurità (āsava) e, mediante la liberazione della mente e la liberazione per saggezza, si conosce qui e ora per sé stessi e si è completamente stabiliti nella realizzazione: “La nascita per me è stata estirpata, la vita santa è stata condotta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non vi sarà più alcuna esistenza futura”?»

Il Buddha disse al monaco: «Un uomo comune, ignorante e privo di istruzione, prova timore e paura in occasioni che non sono spaventose. Per un uomo comune, ignorante e privo di istruzione, sorge la paura che: “non vi è ‘io'”, che “non vi è ‘mio'”, che queste due cose insieme non dovrebbero sorgere.

«Vi sono quattro fondamenti della coscienza, dai quali essa è sostenuta. Quali quattro? La coscienza è stabilita sulla forma corporea, è sostenuta dalla forma corporea, brama e si diletta nella forma corporea, e così aumenta, si espande e si evolve. La coscienza è stabilita sulla sensazione … sulla percezione … sulle formazioni mentali, è sostenuta da esse, brama e si diletta in esse, e così aumenta, si espande e si evolve.

«Monaco, in questo caso la coscienza — nel suo venire, nel suo andare, nel suo stabilirsi, nel suo sorgere, nel suo cessare — aumenta, si espande e si evolve. Supponiamo che qualcuno dica: “Vi è ancora un altro modo in cui la coscienza — nel suo venire, nel suo andare, nel suo stabilirsi, nel suo sorgere, nel suo cessare — aumenta, si espande e si evolve”. Eppure, interrogato, colui che parla così non saprebbe e genererebbe sempre maggiore confusione, perché questo è al di fuori della sfera della sua esperienza. Perché?

«Monaci, quando ci si è liberati dalla brama per la sfera della forma corporea, anche il vincolo che sorge nella mente riguardo alla forma corporea viene abbandonato. Avendo abbandonato il vincolo che sorge nella mente riguardo alla forma corporea, anche il sostegno della coscienza viene abbandonato. La coscienza non sarà ulteriormente stabilita e non aumenterà, non si espanderà né si evolverà ulteriormente. Quando ci si è liberati dalla brama per la sfera della sensazione … della percezione … delle formazioni mentali, anche il vincolo che sorge nella mente riguardo alla sensazione … alla percezione … alle formazioni mentali viene abbandonato. Avendo abbandonato il vincolo che sorge nella mente riguardo alla sensazione … alla percezione … alle formazioni mentali, anche il sostegno della coscienza viene abbandonato. La coscienza non sarà ulteriormente stabilita e non aumenterà, non si espanderà né si evolverà ulteriormente.

«Poiché la coscienza non è stabilita in alcun luogo, non aumenta. Poiché non aumenta, non è attiva in alcun luogo. Poiché non è attiva in alcun luogo, è stabile. Poiché è stabile, è appagata. Poiché è appagata, è liberata. Poiché è liberata, non vi è attaccamento a nulla nel mondo. Poiché non vi è attaccamento a nulla, non ci si aggrappa a nulla. Poiché non ci si aggrappa a nulla, si realizza personalmente il Nibbāna, sapendo: “La nascita per me è stata estirpata, la vita santa è stata condotta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non vi sarà più alcuna esistenza futura”.

«Monaco, io dico che la sua coscienza non è stabilita nella direzione orientale, né in quella meridionale … occidentale … settentrionale, né nelle quattro direzioni intermedie, né in alto, né in basso. Avendo abbandonato il desiderio, egli vede il Dharma, il Nibbāna, la cessazione, la pace, il fresco.»

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, si rallegrarono e lo accolsero con rispetto.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)