Così ho udito. Un tempo, il Buddha soggiornava nella città di Śrāvastī, nel bosco di Jeta, nel parco donato da Anāthapiṇḍada. (Il racconto procede come i sutra precedenti. La differenza consiste nei seguenti versi aggiuntivi:)
“Non condizionato, senza difficoltà,
puro nel momento del grande sacrificio,
agendo secondo il Dharma, seguendo rettamente,
protegge e custodisce le vite pure.
Il suo profumo pervade il mondo,
supera ogni volgare ordinarietà;
il Buddha loda questo sacrificio,
eccellente tra i sacrifici, egli lo esalta.
Donare con generosità, offrire con riverenza,
il sacrificio secondo ciò che è dovuto,
con fede pura e offerta equanime,
campo di merito per coloro che vivono castamente.
Colui che compie tale offerta,
offre al campo degli Arhat;
un’offerta così vasta e grande,
è lodata dagli dèi.
Con rispetto invita personalmente,
con le proprie mani offre e dona,
per il bene proprio e altrui,
il sacrificio produce grandi frutti.
Il saggio che così offre,
con fede pura e mente libera,
rinascerà in quel mondo senza colpa,
la terra dove i saggi dimorano.”
Terminato questo discorso, il bramino Upaka, udito quanto detto dal Buddha, lieto e soddisfatto, si inchinò con riverenza e se ne andò.
Il testo si basa sull’edizione Taishō del Canone Cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)