Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta, a Śrāvastī.
In quel momento, il Bhagavān si rivolse ai monaci: «Un figlio buono, dotato di retta fede, che ha abbandonato la vita domestica per l’ascetismo, pensa tra sé: “Dovrei seguire l’insegnamento. Coltiverò spesso il disincanto verso la forma … la sensazione … la percezione … la volizione … coltiverò spesso il disincanto verso la coscienza”».
«Un figlio buono, che ha retta fede, non è più nella vita domestica e pratica l’ascetismo, allora coltiva spesso il disincanto verso la forma … la sensazione … la percezione … la volizione … coltiva spesso il disincanto verso la coscienza. Diventa disincantato verso la forma … la sensazione … la percezione … la volizione … diventa disincantato verso la coscienza. Allora ottiene la liberazione dalla forma … la liberazione dalla sensazione … la liberazione dalla percezione … la liberazione dalla volizione … ottiene la liberazione dalla coscienza. Io dico che egli sarà libero da ogni nascita, vecchiaia, malattia, morte, afflizione, lamento, dolore e tormento».
Dopo che il Buddha ebbe pronunciato questo sutra, i monaci che ascoltarono l’insegnamento del Buddha gioirono e approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)