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仙尼出家SA 105: A Seniya

Questo ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Rājagaha, nel boschetto di Bambù, nel luogo dove si nutrono gli scoiattoli.

In quel tempo, un asceta errante di nome Seniya si avvicinò al Beato, gli rese omaggio, scambiò saluti, si sedette a lato e disse al Beato: “Beato, in un giorno passato, asceti, brahmani, asceti erranti (paribbājaka) si riunirono in una sala nella speranza di una discussione su ciò che è significativo e lodevole, in questo modo:

“‘Pūraṇa Kassapa è il capo di una grande congregazione, circondato da ogni lato da cinquecento discepoli. Tra questi ce ne sono alcuni molto saggi e alcuni con facoltà ottuse. Quando muoiono, egli non dichiara di nessuno di loro il luogo in cui sono rinati.

“Vi è anche Makkhali Gosālaputta, che è il capo di una grande congregazione, circondato da ogni lato da cinquecento discepoli. Alcuni dei suoi discepoli sono saggi e alcuni hanno facoltà ottuse. Quando muoiono, egli non dichiara di nessuno di loro il luogo in cui sono rinati.’

“Allo stesso modo Sañjaya Belaṭṭhiputta, Ajita Kesakambalī, Pakudha Kaccāyana e Nigaṇṭha Nātaputta, ciascuno di loro è circondato da ogni lato da cinquecento discepoli … (come sopra).

“L’asceta Gotama fu allora menzionato in quella discussione: ‘L’asceta Gotama è il capo di una grande congregazione … quando i suoi discepoli muoiono, egli dichiara che certi sono rinati in quel luogo, certi sono rinati in questo luogo.’ In precedenza era sorto in me il dubbio: ‘Come mai l’asceta Gotama è giunto a una condizione come questa?'”

Il Buddha disse a Seniya: “Non generare dubbio! A causa dell’incertezza, si genera il dubbio. Seniya, dovresti sapere che ci sono tre tipi di maestro. Quali tre?

Vi è un maestro che ha la visione che [solo] nel mondo presente esiste veramente un sé, e parla secondo la sua conoscenza, ma non è in grado di conoscere le questioni dell’aldilà. Questo è chiamato il primo [tipo di] maestro che appare nel mondo.

“Inoltre, Seniya, vi è un maestro che ha la visione che nel mondo presente esiste veramente un sé, e ha anche la visione che nell’aldilà esiste [veramente] un sé, e parla secondo la sua conoscenza.

“Inoltre, Seniya, vi è un maestro che non ha la visione che nel mondo presente esiste veramente un sé, e non ha nemmeno la visione che nell’aldilà esiste veramente un sé.

“Seniya, il primo maestro che ha la visione che nel mondo presente esiste veramente un sé e che parla secondo la sua conoscenza, è considerato come avente la visione dell’annichilimento.

“Il secondo maestro che ha la visione che nel mondo presente e nel mondo futuro esiste veramente un sé, e che parla secondo la sua conoscenza, ha la visione dell’eternalismo.

“Il terzo maestro che non ha la visione che nel mondo presente esiste veramente un sé, e che non ha nemmeno la visione che nell’aldilà esiste [veramente] un sé ― questi è il Tathāgata, l’arahant, il perfettamente risvegliato, che nel presente ha abbandonato la brama, si è separato dal desiderio, li ha fatti cessare e ha raggiunto il Nirvāṇa.”

Seniya disse al Buddha: “Beato, avendo udito ciò che il Beato ha detto, il mio dubbio è ulteriormente aumentato.”

Il Buddha disse a Seniya: “È giusto che il tuo dubbio aumenti. Perché? Questa è una materia molto profonda, che è difficile da vedere e difficile da comprendere. Ciò che è molto profondo deve essere illuminato nei suoi aspetti sottili fino a che non sia compreso dai saggi. Gli esseri viventi di tipo comune non sono in grado di distinguerlo e comprenderlo. Perché? Perché gli esseri viventi hanno per lungo tempo avuto una visione diversa, un’accettazione diversa, una ricerca diversa e un’aspirazione diversa.”

Seniya disse al Buddha: “Beato, [affinché] la mia mente acquisti fede pura nel Beato, possa il Beato insegnarmi il Dhamma così che in questo stesso seggio il mio occhio della saggezza sia purificato.”

Il Buddha disse a Seniya: “Ti insegnerò ora secondo il tuo desiderio.”

Il Buddha disse a Seniya: “La forma corporea è permanente o è impermanente?”

[Seniya] rispose: “È impermanente.”

Il Beato chiese di nuovo: “Seniya, ciò che è impermanente, è dukkha?”

[Seniya] rispose: “È dukkha.”

Il Beato chiese di nuovo a Seniya: “Ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a cambiamento, un nobile discepolo in questo [caso] lo considererebbe come sé, come distinto dal sé [nel senso di essere posseduto da esso], come esistente [nel sé, o il sé] come esistente [in esso]?”

[Seniya] rispose: “No, Beato.”

La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono anch’esse così.

[Il Buddha] chiese di nuovo: “Che ne pensi, Seniya, la forma corporea è il Tathāgata?”

[Seniya] rispose: “No, Beato.”

[Il Buddha chiese di nuovo]: “La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il Tathāgata?”

[Seniya] rispose: “No, Beato.”

[Il Buddha] chiese di nuovo: “Seniya, il Tathāgata è distinto dalla forma corporea? Il Tathāgata è distinto dalla sensazione … dalla percezione … dalle formazioni … dalla coscienza?”

[Seniya] rispose: “No, Beato.”

[Il Buddha] chiese di nuovo: “Seniya, il Tathāgata è nella forma corporea? Il Tathāgata è nella sensazione … nella percezione … nelle formazioni … nella coscienza?”

[Seniya] rispose: “No, Beato.”

[Il Buddha] chiese di nuovo: “Seniya, la forma corporea è nel Tathāgata? La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono nel Tathāgata?”

[Seniya] rispose: “No, Beato.”

[Il Buddha] chiese di nuovo: “Seniya, il Tathāgata è senza forma corporea … senza sensazione … senza percezione … senza formazioni … senza coscienza?”

[Seniya] rispose: “No, Beato.”

Il Buddha disse a Seniya: “[Sebbene] tutti i miei discepoli ascoltino ciò che io insegno, [alcuni] non comprendono appieno il suo significato e non generano la retta conoscenza della presunzione. A causa del non comprenderlo rettamente, non abbandonano la presunzione. Poiché non hanno abbandonato la presunzione, dopo aver abbandonato questi aggregati [alla morte], prendono parte alla successione degli aggregati e rinascono. Per questa ragione, Seniya, io dichiaro che questi discepoli, quando il loro corpo si dissolve alla fine della vita, sono rinati in questo o quel luogo. Perché? Perché hanno un residuo di presunzione.

“Seniya, [alcuni] discepoli miei sono in grado di comprendere il significato di ciò che io insegno. Essi acquisiscono la retta conoscenza di ogni presunzione. Poiché hanno acquisito la retta conoscenza di essa, abbandonano ogni presunzione. Poiché hanno abbandonato ogni presunzione, quando il corpo si dissolve alla fine della vita non vi è successione [degli aggregati per loro]. Seniya, io non dichiaro che tali discepoli, dopo aver abbandonato questi aggregati [alla morte], rinascono in questo o quel luogo. Perché? Perché non vi è condizione per cui ciò possa essere dichiarato.

“Desiderando che io faccia qualche dichiarazione, dichiarerei: ‘Hanno abbandonato ogni brama e desiderio, sono per sempre separati dal legame dell’esistenza, e la loro mente è rettamente liberata con la completa fine di dukkha.’

“Da tempi passati fino al presente, io insegno costantemente il pericolo nella presunzione, nell’accumulo di presunzione, nel sorgere della presunzione e nell’insorgere della presunzione. Se la presunzione è contemplata con retta conoscenza, il molteplice dukkha non sorge.”

Quando il Buddha pronunciò questo insegnamento, l’asceta errante Seniya raggiunse l’occhio puro del Dhamma che è remoto dalle [impurità] mentali e libero dalla [polvere] mentale.

In quel tempo l’asceta errante Seniya vide il Dhamma e raggiunse il Dhamma, abbandonando ogni dubbio e incertezza, senza bisogno di fare affidamento su altri per comprendere, senza bisogno di fare affidamento su altri per attraversare, e la sua mente aveva raggiunto l’intrepidezza nel retto Dhamma.

Si alzò dal suo posto e con i palmi delle mani giunti [in segno di rispetto] verso il Buddha disse: “Beato, posso ottenere la riuscita (pabbajjā) in questo retto Dhamma per coltivare la vita santa?”

Il Buddha disse a Seniya: “Puoi ottenere la riuscita in questo retto Dhamma, la piena ordinazione (upasampadā), e il divenire membro della comunità monastica [sangha].”

In quel tempo Seniya, avendo ottenuto la rouscita, solo in un luogo tranquillo praticò la dimora senza negligenza, riflettendo in questo modo su ciò per cui un figlio di buona famiglia rade barba e capelli per andare avanti per retta fede nella vita ascetica per esercitarsi nel sentiero e coltivare la pratica della vita santa, conoscendo personalmente qui ed ora e realizzando direttamente che ‘la nascita per me è stata eradicata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non ci sarà alcuna ricezione di ulteriore esistenza.’ Divenne un arahant.

Avendo udito ciò che il Buddha aveva detto, ne fu rallegrato e lo ricevette con rispetto.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, originariamente pubblicato in ‘On the Five Aggregates (5) – A Translation of Saṁyukta-āgama Discourses 103 to 110’, Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, 2014, vol. 15 pp. 1–64. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)