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人間 SA 101: L’Essere Umano

Così ho udito. Una volta, il Buddha, mentre viaggiava tra gli esseri umani nel paese del Kosala, si fermò tra due villaggi, quello di Kādi e quello di Dungala, e si sedette sotto un albero, entrando nella piena realizzazione meditativa quotidiana.

In quel momento, un brahmano del clan Doma, che camminava lungo quella strada, seguì le tracce del Buddha e vide l’impronta del suo piede, con il marchio della ruota dai mille raggi, ben visibile, con il cerchio perfetto e il mozzo rotondo, completo di tutte le qualità eccellenti. Dopo averla vista, pensò: “Non ho mai visto tra gli esseri umani un’impronta come questa. Ora seguirò queste orme per trovare la persona.” Così seguì le impronte fino al luogo dove si trovava il Buddha, e vide il Benedetto seduto sotto un albero, in piena realizzazione meditativa quotidiana, con un aspetto maestoso senza pari, i sensi calmi e sereni, la mente in profonda quiete, perfettamente domato, realizzato nella retta visione, con un alone di luce imponente come una montagna d’oro. Dopo averlo visto, disse: “Sei un deva?”

Il Buddha rispose al brahmano: “Non sono un deva.”

“Sei allora un nāga, uno yakṣa, un gandharva, un asura, un garuḍa, un kiṃnara, un mahoraga, un essere umano, o un non-umano?”

Il Buddha rispose al brahmano: “Non sono un nāga, né un essere umano, né un non-umano.”

Il brahmano chiese al Buddha: “Se dici di non essere un deva, né un nāga, fino a non essere un umano né un non-umano, allora cosa sei?”

In quel momento, il Benedetto rispose con questa stanza:

“Deva, nāga, gandharva,
kiṃnara e yakṣa,
asura senza virtù,
e tutti i mahoraga,
esseri umani e non-umani,
tutti nascono dalle passioni.

Queste passioni e contaminazioni,
io le ho abbandonate tutte,
distrutte e annientate.

Come il loto bianco che nasce,
sebbene nato nell’acqua,
mai dall’acqua è bagnato,
così io, benché nato nel mondo,
non sono dal mondo contaminato.

Per innumerevoli eoni ho scelto,
pura sofferenza senza alcuna gioia,
tutte le formazioni condizionate,
poiché tutte soggette a nascita e morte.

Libero dall’impurità, immobile,
ho estirpato tutte le spine,
ho eliminato definitivamente nascita e morte,
per questo sono chiamato Buddha.”

Dopo che il Buddha ebbe pronunciato questo sutra, il brahmano del clan Doma, avendo udito gli insegnamenti del Buddha, gioì e si rallegrò, e proseguì per la sua strada.

La seguente traduzione è basata sul Saṁyuktāgama (雜阿含經) della scuola Sarvāstivāda (說一切有部), nella versione cinese realizzata da Guṇabhadra (求那跋陀羅) durante la dinastia Song (宋), tra il 435 e il 443 d.C. Il testo originale è tratto dal CBETA, che si basa sull’edizione Taishō del canone buddista cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)