Questo ho udito: Una volta, il Buddha soggiornava al Monastero del Bosco di Bambù a Cedi.
In quel tempo, vi erano tre venerabili che avevano lasciato la casa da non molto tempo. Erano il Venerabile Aniruddha, il Venerabile Nandika e il Venerabile Kimbila.
Conoscendo ciò che pensavano nelle loro menti, il Bhagavān allora li istruì: “Venerabili, questa è la mente, questo è il ragionamento, questa è la coscienza. Questo dovrebbe essere contemplato. Non contemplate quello. Fermando questo desiderio e fermando questa forma, una persona dimora pienamente nella realizzazione. Venerabili, potrebbe esserci forma che sia permanente, immutabile e una retta dimora?”
I venerabili dissero al Buddha: “No, Bhagavān”.
Il Buddha disse ai venerabili: “Bene, bene! La forma è impermanente e soggetta a mutamento. Stancandosi e separandosi dal desiderio [per la forma], essa cessa, diviene tranquilla e scompare. Così, sin dal lontano passato, tutte le forme sono state impermanenti, dolorose e soggette a mutamento. Conosciute in questo modo, i condizionamenti di quelle forme producono le contaminazioni, che sono dannose, brucianti e penose. Distruggetele tutte. Una volta distrutte, non c’è attaccamento. Una volta che non c’è attaccamento, vivrete nel benessere. Una volta che vivrete nel benessere, raggiungerete il parinirvāṇa. Le sensazioni, le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza sono allo stesso modo.”
Quando il Buddha pronunciò questo sūtra, le contaminazioni non sorsero in quei tre venerabili e le loro menti furono liberate.
Dopo che il Buddha ebbe pronunciato questo sūtra, i monaci che udirono ciò che il Buddha aveva insegnato gioirono e approvarono.
Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Charles D. Patton II. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)