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七日 MA 8: I Sette Soli

Per il testo originale, cfr. T26.1.428c7-9c27. Il parallelo diretto per questo sūtra è AN 7.66, EĀ 40.1 e T30. La storia dei sette soli si trova anche in DĀ 30, T23, T24 e T25.

***

1. Così ho udito: Una volta il Buddha si recò a Vaiśālī e dimorò nel boschetto di manghi lì presente.

2. In quel momento il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: «Tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi. Perché?

La Parabola dei Sette Soli

3. «In tempi di siccità, quando non piove, tutti gli alberi, i cento cereali e le piante medicinali appassiscono, si sgretolano e scompaiono.

4. «Non possono rimanere sempre presenti; perciò, tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi.

5. «Inoltre, vi è un tempo in cui due soli sorgono nel mondo. Quando due soli sorgono, tutti i ruscelli e i fiumi si seccano.

6. «Non possono rimanere sempre presenti; perciò, tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi.

7. «Inoltre, vi è un tempo in cui tre soli sorgono nel mondo. Quando tre soli sorgono, tutti i grandi fiumi si seccano.

8. «Non possono rimanere sempre presenti; perciò, tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi.

9. «Inoltre, vi è un tempo in cui quattro soli sorgono nel mondo. Quando quattro soli sorgono, le grandi sorgenti del Jambudvīpa da cui sgorgano cinque fiumi si seccano tutte: primo il Gaṅgā, secondo lo Yamunā, terzo il [Sarabhū], quarto l’Ajiravatī e quinto il Mahī.

10. «Non possono rimanere sempre presenti; perciò, tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi.

11. «Inoltre, vi è un tempo in cui cinque soli sorgono nel mondo. Quando cinque soli sorgono, l’acqua dell’oceano diminuisce di cento yojana e poi diminuisce ulteriormente… di 700 yojana. Quando cinque soli sorgono, i restanti 700 yojana d’acqua nell’oceano diminuiscono a loro volta… di cento leghe. Quando cinque soli sorgono, l’acqua dell’oceano si riduce all’altezza di una palma e poi diminuisce ulteriormente… a sette palmi. Quando cinque soli sorgono, i restanti sette palmi d’acqua nell’oceano diminuiscono a loro volta… a un palmo. Quando cinque soli sorgono, l’acqua dell’oceano si riduce di una tesa e poi diminuisce ulteriormente… a sette tese. Quando cinque soli sorgono, le restanti sette tese d’acqua diminuiscono a loro volta… a una tesa.[4] Quando cinque soli sorgono, l’acqua dell’oceano arriva a coprire fino al collo, alle spalle, alla vita, alle cosce, alle ginocchia e alle caviglie. Vi è un tempo in cui l’acqua dell’oceano scompare completamente, e non ne rimane abbastanza neppure per bagnare un dito.

12. «Pertanto, tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi.

13. «Inoltre, vi è un tempo in cui sei soli sorgono nel mondo. Quando sei soli sorgono, fumo si leva da tutta la terra e dal Monte Sumeru, il Re delle Montagne. Si fonde in un’unica nuvola di fumo, come quando un vasaio accende per la prima volta la sua fornace. Fumo si leva da ogni cosa [al suo interno] e si fonde in un’unica nuvola di fumo. Così, quando sorgono sei soli, fumo si leva da tutto il mondo e dal Monte Sumeru il Re delle Montagne, e si fonde in un’unica nuvola di fumo.

14. «Pertanto, tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi.

15. «Inoltre, vi è un tempo in cui sette soli sorgono nel mondo. Quando sette soli sorgono, tutto il mondo e il Monte Sumeru il Re delle Montagne sono avvolti dalle fiamme, e queste si uniscono in un’unica conflagrazione. Così, quando sorgono sette soli, tutto il mondo e il Monte Sumeru il Re delle Montagne sono avvolti dalle fiamme e queste si uniscono in un’unica conflagrazione; un vento spinge quella conflagrazione fino ai Cieli Brahma. Gli dèi Ābhāsvara che sono appena nati in quel cielo non hanno sentito parlare della formazione e della dissoluzione del mondo, non hanno visto la sua formazione e dissoluzione, e non sanno della sua formazione e dissoluzione. Quando vedono quel grande fuoco, si rizzano i capelli per il terrore e pensano: “Quel fuoco non ci raggiungerà, vero? Quel fuoco non ci raggiungerà, vero?”

16. «Gli dèi che vi erano nati precedentemente avevano sentito parlare della formazione e della dissoluzione del mondo, avevano visto la sua formazione e dissoluzione, e sapevano della sua formazione e dissoluzione. Quando vedono quel grande fuoco, rassicurano quegli dèi: “Non abbiate paura! Il fuoco, per sua natura, ha questo limite; non ci raggiungerà mai qui”.

17. «Quando sorgono sette soli, cento yojana del Monte Sumeru si sgretolano e disintegrano completamente. Duecento, trecento… settecento yojana di esso si sgretolano e disintegrano completamente. Quando sorgono sette soli, il Monte Sumeru e la Terra sono avvolti dalle fiamme e bruciano senza lasciare residuo. Come quando si brucia burro chiarificato fino a consumarlo, non ne rimane né fumo né cenere. Così, quando sorgono sette soli, il Monte Sumeru e questa Terra bruciano senza lasciare residuo.

18. «Pertanto, tutti i fenomeni condizionati sono impermanenti. Sono realtà che non permangono, che presto mutano, e che sono inaffidabili. Tali fenomeni condizionati non devono essere oggetto di attaccamento, altrimenti tormenteranno la persona. Dovete cercare di separarvene e di liberarvi da essi.

19. «Ora, vi ho descritto come il Monte Sumeru si sgretolerà e disintegrerà, ma chi mai ci crederebbe? Solo coloro che lo vedono veramente. Ora, vi ho descritto come l’acqua dell’oceano si prosciugherà completamente, ma chi mai ci crederebbe? Solo coloro che lo vedono veramente. Ora, vi ho descritto come tutta la Terra sarà bruciata, ma chi mai ci crederebbe? Solo coloro che lo vedono veramente.

La Storia della Nascita di Sunetra

20. «Perché? Monaci, una volta vi fu un grande maestro di nome Sunetra che insegnava in una tradizione di saggi di un’altra dottrina. Abbandonò la brama e conseguì poteri miracolosi. Quel grande maestro Sunetra aveva innumerevoli centinaia di migliaia di discepoli. Se i suoi discepoli, quando lui insegnava loro la via verso il mondo di Brahmā, non approvavano pienamente il suo insegnamento, allora talvolta, alla fine della loro vita, rinascevano nel mondo celeste dei Quattro Re Celesti, nel Cielo Trāyastriṃśa, nel Cielo Yama, nel Cielo Tuṣita, nel Cielo Nirmāṇarati o Cielo Paranirmitavaśavartin. Se i suoi discepoli approvavano pienamente il suo insegnamento del sentiero verso il mondo di Brahmā, coltivavano le quattro dimore di Brahmā, abbandonavano i loro desideri e, alla fine della loro vita, rinascevano nei Cieli Brahma.

21. «A quel tempo, quel maestro Sunetra pensò: “Io e i miei discepoli non dovremmo forse rinascere nello stesso luogo in una vita futura? Ora, farei meglio a coltivare una crescente gentilezza. Dopo aver coltivato una crescente gentilezza, rinascerò tra gli dèi Ābhāsvara”. Sunetra coltivò allora una crescente gentilezza. Dopo averla coltivata, alla fine della sua vita rinacque tra gli dèi Ābhāsvara. Quella via di pratica di Sunetra e dei suoi discepoli non fu vana. Conseguirono un grande risultato da essa.

22. «Monaci, cosa ne pensate? Direste che quel grande maestro Sunetra fosse un altro, un maestro di una tradizione di saggi di un’altra dottrina, che abbandonò la brama e conseguì poteri miracolosi? Non pensatelo, perché dovete sapere che quello ero io.

23. «Allora, io ero quel grande maestro di nome Sunetra, un maestro di una tradizione di saggi di un’altra dottrina che abbandonò la brama e conseguì poteri miracolosi. Allora, avevo innumerevoli centinaia di migliaia di discepoli. Se i miei discepoli, quando insegnavo loro il sentiero verso il mondo di Brahmā, non approvavano pienamente il mio insegnamento, allora talvolta, alla fine della loro vita, rinascevano nel Cielo dei Quattro Re Celesti, nel Cielo Trāyastriṃśa, nel Cielo Yama, nel Cielo Tuṣita, nel Cielo Nirmāṇarati o nel Cielo Paranirmitavaśavartin. Se i miei discepoli approvavano pienamente il mio insegnamento della via verso il mondo di Brahmā, coltivavano le quattro dimore di Brahmā, abbandonavano i loro desideri e, alla fine della loro vita, rinascevano nei Cieli Brahma.

24. «Allora, pensai: “Io e i miei discepoli non dovremmo forse rinascere nello stesso luogo in una vita futura? Ora, farei meglio a coltivare una crescente gentilezza. Dopo aver coltivato una crescente gentilezza, rinascerò tra gli dèi Ābhāsvara”. Coltivai allora una crescente gentilezza. Dopo averla coltivata, alla fine della mia vita rinacqui tra gli dèi Ābhāsvara. Quel sentiero di pratica mio e dei miei discepoli non fu vano. Conseguimmo un grande risultato da essa.

25. «Allora, io e i miei amici praticammo questo sentiero per cui beneficiammo noi stessi, beneficiammo gli altri, beneficiammo molte persone, avemmo compassione per il mondo, cercammo sia il significato che il beneficio per dèi e umani, e cercammo pace e felicità. Allora, spiegai un insegnamento che non raggiungeva l’ultimo, non era infine puro, non era la suprema pratica religiosa, e non era il supremo compimento della vita religiosa. Allora, non mi separai dalla nascita, vecchiaia, malattia, morte, lamento e dolore, né ero ancora liberato da ogni sofferenza.

26. «Monaci, ora io sono sorto nel mondo come un Tathāgata, Arhat e Completamente Risvegliato, Compiuto nella Conoscenza e nella Condotta, Ben Andato, Conoscitore del Mondo, Maestro del Sentiero e dell’Insegnamento, Maestro di Dèi e esseri umani, e sono chiamato un Buddha e un Bhagavān. Ora, beneficio me stesso, beneficio gli altri, beneficio molte persone, ho compassione per il mondo, cerco sia il significato che il beneficio per dèi e umani, e cerco pace e felicità. Ora, spiego un insegnamento che raggiunge l’assoluto, che è infine puro, che è la suprema pratica religiosa, e che è il supremo compimento della vita religiosa. Ora, mi sono separato dalla nascita, vecchiaia, malattia, morte, lamento e dolore, e sono stato liberato da ogni sofferenza».

27. Questo è ciò che disse il Buddha. I monaci che udirono quanto il Buddha aveva insegnato si rallegrarono e approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese del Madhyama Āgama di Charles D. Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoMadhyama Āgama (Canone Cinese)