Ud 6.6: Tittha Sutta - Varie sette (3)

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: Ud 70
Copyright © 1994 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1994
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
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Così ho sentito. In una certa occasione il Beato soggiornava presso Savatthi, nel boschetto di Jeta, al monastero di Anathapindika. Ora a quel tempo c’erano molti bramani, asceti, e asceti erranti di varie sette che vivevano intorno a Savatthi con diverse opinioni, diverse teorie, diversi credi, con una fede salda alle loro diverse dottrine. Alcuni bramani ed asceti sostenevano questa teoria, questa dottrina: "Il sé ed il cosmo sono eterni. Solo questo è vero; qualsiasi altra cosa è senza valore."

Altri bramani ed asceti sostenevano questa teoria, questa dottrina: "Il sé ed il cosmo non sono eterni"... "Il sé ed il cosmo sono sia eterni sia non eterni "... " Il sé ed il cosmo sono né eterni né non eterni "...

"Il sé ed il cosmo sono autocreati"... "Il sé ed il cosmo sono creati da un altro"... "Il sé ed il cosmo sono sia autocreati sia creati da un altro "... "Il sé ed il cosmo sono né autocreati né creati da un altro, sono nati spontaneamente."

"Felicità e dolore, il sé ed il cosmo sono autocreati "... "creati da un altro"... "sia autocreati sia creati da un altro "... "Felicità e dolore, il sé ed il cosmo sono né autocreati né creati da un altro, sono nati spontaneamente. Solo questo è vero; qualsiasi altra cosa è senza valore ."

Vivevano discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: "Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così."

Quindi di mattina presto, un gran numero di monaci, si vestirono e dopo aver preso mantello e scodella, andarono a Savatthi in cerca d’elemosina. Dopo aver cercato l’elemosina a Savatthi, dopo il pasto, ritornando dal loro giro d’elemosina, andarono dal Beato e, dopo averlo salutato, si sedettero ad un lato. Appena seduti, dissero al Beato: "Signore, ci sono molti bramani, asceti, ed asceti erranti di varie sette che vivono intorno a Savatthi con diverse opinioni, diverse teorie, diversi credi, con una fede salda alle loro diverse dottrine... e vivono discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: "Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così."

"Monaci, gli asceti erranti di altre sette sono ciechi e senza occhi. Essi non sanno ciò che è salutare e ciò che è dannoso. Essi non sanno cos’è il Dhamma e cosa non è il Dhamma. Non conoscendo ciò che è salutare e ciò che è dannoso, non conoscendo che cos’è il Dhamma e cosa non è il Dhamma, essi vivono discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: "Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così."'

Allora il Beato, in quella occasione, declamò questi solenni versi ispirati:

"La gente è convinta dell’idea
"dell’autocreazione"
e attaccata all’idea della
"creazione da parte di un altro."
Non capisce,
né vede la spina.
Ma colui che vede,
dopo aver estratto questa spina,
[il pensiero] "Io agisco," non avviene;
[il pensiero] "Un altro agisce ," non avviene.
Gli uomini sono
dominati dalla presunzione
legati alla presunzione,
incatenati dalla presunzione.
Discutendo in modo offensivo delle proprie dottrine
Non vanno al di là
della trasmigrazione— errando senza meta."