Ud 3.2: Nanda Sutta - Nanda

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: Ud 21
Copyright © 1994 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1994
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

Così ho sentito. In una certa occasione il Beato soggiornava presso Savatthi, nel Boschetto di Jeta, al monastero di Anathapindika. In quell’occasione il Ven. Nanda – fratellastro del Beato e figlio della zia materna – così disse ad un gran numero di monaci: " Non trovo diletto nella vita santa, amici. Non posso continuare la vita santa. Abbandonerò la pratica, ritornerò alla vita ordinaria." Quindi un monaco andò dal Beato e, dopo averlo salutato, si sedette ad un lato. Appena seduto, disse al Beato: " Signore, il Ven. Nanda – fratellastro del Beato e figlio della zia materna – così ha detto ad un gran numero di monaci: " Non trovo diletto nella vita santa, amici. Non posso continuare la vita santa. Abbandonerò la pratica, ritornerò alla vita ordinaria."

Allora il Beato disse ad un monaco: : "Vieni, monaco. In mio nome, convoca il Ven. Nanda, dicendo:"Il maestro ti convoca, mio amico."

"Come vuole, signore." – il monaco rispose, andò dal Ven. Nanda e gli disse: " Il Maestro ti convoca, mio amico."

"Va bene, mio amico." - replicò il Ven. Nanda. Allora si recò dal Beato e, dopo averlo salutato, si sedette ad un lato. Appena seduto, il Beato gli disse: "E’ vero, Nanda, che hai detto ad un gran numero di monaci: ‘ Non trovo diletto nella vita santa, amici. Non posso continuare la vita santa. Abbandonerò la pratica, ritornerò alla vita ordinaria?'"

" Sì, signore."

"Ma perché, Nanda, non trovi diletto nella vita santa?"

"Signore, quando stavo lasciando casa, una ragazza dei Sakya - oggetto di invidia di tutta la regione – mi lanciò uno sguardo, mentre si stava pettinando, e disse: ‘Torna presto, maestro.’ Ricordandomi ciò, non trovo diletto nella vita santa. Non posso continuare la vita santa. Abbandonerò la pratica, ritornerò alla vita ordinaria." Quindi, prendendo il Ven. Nanda per il braccio – come un uomo forte potrebbe distendere il braccio o contrarre un braccio disteso – il Beato sparì dal Boschetto di Jeta e riapparve fra i deva del Cielo Tavatimsa. In quell’occasione 500 ninfe erano giunte per servire Sakka, il signore dei deva. Allora il Beato disse al Ven. Nanda: "Nanda, le vedi queste 500 ninfe?"

" Sì, signore."

"Che ne pensi, Nanda: chi è più amabile, più bella, più affascinante – la ragazza dei Sakya, l’oggetto d’invidia di tutta la regione, o queste 500 ninfe?"

"Signore, paragonata a queste 500 ninfe, la ragazza dei Sakya, l’oggetto d’invidia di tutta la regione, è come una scimmia mutilata, con orecchie e naso mozzati. Ella non conta. Non è neanche una piccola parte. Non c’è confronto. Le 500 ninfe sono più amabili, più belle, più affascinanti."

"Allora gioisci, Nanda. Gioisci! Io ti garantisco l’ottenimento delle 500 ninfe."

"Se il Beato mi garantirà le 500 ninfe, troverò diletto nella vita santa nel nome del Beato."

Allora, prendendo il Ven. Nanda per il braccio – come un uomo forte potrebbe distendere il braccio o contrarre un braccio disteso – il Beato sparì dai deva del Cielo Tavatimsa e riapparve nel Boschetto di Jeta. I monaci sentirono: "Dicono che il Ven. Nanda – fratellastro del Beato e figlio della zia materna – condurrà la vita santa per amore delle ninfe. E il Beato gli ha garantito l’ottenimento delle 500 ninfe."

Allora i monaci, compagni del Ven. Nanda cominciarono a chiamarlo ‘mercenario’ ed ‘affarista’: "Il nostro compagno Nanda, si dice, è un ‘mercenario’. Il nostro compagno Nanda, si dice, è un ‘affarista’. Condurrà la vita santa per amore delle ninfe. E il Beato gli ha garantito l’ottenimento delle 500 ninfe."

Allora il Ven. Nanda – umiliato, mortificato e disgustato, in quanto i monaci, suoi compagni, lo chiamavano ‘mercenario’ e ‘affarista’ – iniziò a vivere da solo, appartato, attento, ardente e risoluto. Non molto tempo dopo entrò e dimorò nella meta suprema della vita santa per cui i membri di un clan abbandonano la casa per i senza dimora, conoscendo e realizzando, attraverso l’esperienza diretta, (il Nibbana) nel qui e ora. Conobbe: "La nascita è finita, la vita santa adempiuta, il compito concluso. Non ci sarà un’ulteriore rinascita in questo mondo. E così il Ven. Nanda divenne un altro degli arahant.

Quindi una divinità, a tarda notte, illuminando l’intero Boschetto di Jeta con il suo splendore, si avvicinò al Beato. Dopo averlo salutato, rimase in piedi ad un lato. Così, in piedi, disse al Beato: "Signore, il Ven. Nanda – fratellastro del Beato e figlio della zia materna – attraverso la distruzione degli influssi impuri, è entrato ed è rimasto nell’influsso della libera consapevolezza e della libera conoscenza, conoscendo e realizzando, attraverso l’esperienza diretta, (il Nibbana) nel qui e ora." Il Beato comprese: "Nanda, attraverso la distruzione degli influssi impuri, è entrato ed è rimasto nell’influsso della libera consapevolezza e della libera conoscenza, conoscendo e realizzando, attraverso l’esperienza diretta, (il Nibbana) nel qui e ora."

Allora, trascorsa la notte, il ven. Nanda andò dal Beato e, dopo averlo salutato, si sedette ad un lato. Appena seduto, disse al Beato: "Signore, riguardo all’accordo di garantirmi l’ottenimento di 500 ninfe, io sciolgo il Beato da quella promessa."

"Nanda, avendo compreso la tua consapevolezza con la mia consapevolezza, ho realizzato che:

‘Nanda, attraverso la distruzione degli influssi impuri, è entrato ed è rimasto nell’influsso della libera consapevolezza e libera conoscenza, conoscendo e realizzando, attraverso l’esperienza diretta, (il Nibbana) nel qui ed ora.’ E una divinità mi ha informato che: ‘Il Ven. Nanda, attraverso la distruzione degli influssi impuri, è entrato ed è rimasto nell’influsso della libera consapevolezza e libera conoscenza, conoscendo e realizzando, attraverso l’esperienza diretta, (il Nibbana) nel qui ed ora." Quando la tua mente, attraverso il non attaccamento, era stata liberata dagli influssi impuri, avevo già sciolto quella promessa."

Allora il Beato, in quella occasione, declamò questi solenni versi ispirati:

"Colui che ha
attraversato la melma,
tolto la spina della sensualità,
raggiunto la distruzione dell’ignoranza,
è un monaco imperturbato
dal piacere e dal dolore."