Theri 13.5: Subha la figlia dell’orefice {vv. 339-367}

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: vv. 339-367
Copyright © 2000 Thanissaro Bhikkhu
Access to Insight edition © 2000
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

“Ero una bambina, ben vestita,
quando ho ascoltato il Dramma per la prima volta.
E in me, consapevole,
si aprì una breccia verso la verità.
Quindi ebbi
un’enorme insoddisfazione
per ogni sensualità.
Vedendo il pericolo
nel credere all’esistenza di un sé.
Desidero soltanto
la rinuncia.
Lasciando famiglia,
schiavi, servitori,
prosperi villaggi e poderi,
piacevoli, seducenti possessi,
intrapresi il cammino di pratica,
abbandonando l’inutile ricchezza.

La fede nel perfetto Dramma
è il mio sentiero –
aspirare alla vacuità –
dopo aver gettato via oro ed argento
non li riprenderò.
Oro ed argento
non comprano il Risveglio,
non comprano la pace.
Quest’oro non serve agli asceti.

Non è nobile questa ricchezza.
E’ avidità, veleno,
illusione, impurità,
losca, portatrice di guai.
Non offre serenità.
In suo nome molte persone
- non consapevoli, avvelenate –
si combattono l’un l’altra, creano
conflitti, omicidi, schiavitù,
disastri, perdite, pene e lamenti.
Molte disgrazie sono causate
dal desiderio sensuale.
Perché, mia famiglia
ti rendi mia nemica
cercando di mantenermi legata alla sensualità?
Sapete che ho intrapreso il sentiero di pratica
per abbandonare il pericolo della sensualità.
Monete d’oro o d’argento
non pongono fine ai veleni della mente.
La sensualità è un nemico,
un assassino,
ostile, frecce e catene.
Allora perchè, mia famiglia
ti rendi mia nemica
cercando di mantenermi legata alla sensualità?
Sapete che ho intrapreso il sentiero di pratica
con la testa rasata, avvolta nella veste monacale.
Elemosinando, errando,
con una veste fatta di stracci.
Questo è il mio sentiero –
la vita dei senza dimora.
Il sommo veggente ha rifiutato la sensualità,
sia umana sia divina.
Liberi, in luoghi sicuri.
Giunti, alla serena calma.

Perciò non posso ritornare a legarmi
alla sensualità, ove non vi è rifugio.
E’ un nemico, un assassino
- la sensualità –
dolorosa, come un’immensa fiamma.
L’avidità:
un ostacolo, terribile, pericoloso,
colmo di spine,
inadatto,
causa d’illusione.
La sensualità:
una devastante aggressione,
come il veleno di un serpente
dove gli stolti trovano piacere –
accecati, inconsapevoli.

Perciò molte persone nel mondo
restano sommerse nel fango della sensualità,
ignare,
non pongono fine alla nascita ed alla morte.
Molte persone seguono il sentiero della sensualità
che li conduce verso cattive destinazioni
ove vi è solo sofferenza.

Così la sensualità crea nemici.
Brucia, avvelena.
E’l’esca del mondo,
opprimente, schiava della morte,
che fa impazzire, ingannevole, agita la mente.
E’ la rete lanciata da Mara
per avvelenare tutti gli esseri viventi:
con infiniti ostacoli, perenne dolore,
immane veleno,
donando gioia effimera, crea conflitti,
prosciugando i lati positivi (della mente).
Io, dopo aver fatto molti errori
affascinata dai sensi,
non tornerò indietro,
avendo trovata beatitudine nel Nibbana,
Combattendo la sensualità
per ottenere la liberazione,
sarò vigile, deliziandomi
nel recidere tutti i legami.
Seguirò il sentiero –
ottuplice, retto,
privo di dolore, puro, sicuro –
che i sommi veggenti
hanno attraversato.

Osserva questa (pratica) Subha, figlia dell’orefice,
salda nel Dramma,
che entra nel Nibbana,
raggiungendo i jhana ai piedi di un albero.
Sono otto giorni che segue il sentiero di pratica
fiduciosa, felice nel Dramma.
Addestrata da Uppalavanna,
possiede la triplice conoscenza
per abbandonare la morte;
libera da ogni schiavitù, senza debiti,
una monaca con facoltà sviluppate (fede/fiducia, perseveranza, presenza mentale, concentrazione e conoscenza),
libera da ogni vincolo,
il suo compito adempiuto,
libera da influssi impuri.

Sakka, signore degli esseri,
con il suo seguito di deva,
avvicinatosi con i suoi poteri ultraterreni
le ha reso omaggio:
Subha la figlia dell’orefice.