Theragatha: Cap. 17 — Canti di trenta strofe

Theragatha 17.2: Sariputta (estratto) {vv. 991-1014}

Nel villaggio o nella foresta,
nelle valli o sulle colline;
dove dimorano i degni
Piacevole è quel luogo.

Piacevoli sono le foreste,
dove molte persone non trovano delizia.
Privi di passione, essi si deliziano
costoro non inseguono falsi piaceri.

Seduto ai piedi di un albero,
con la testa rasata, avvolto nella veste,
il saggio più anziano
Upatissa già medita.

Divenuto calmo e contento,
saggio in parole e in concentrazione;
scuote da sé gli stati nocivi
come il vento dagli alberi le foglie.

Divenuto calmo e contento,
saggio in parole e in concentrazione;
si è liberato degli stati nocivi
come il vento dagli alberi le foglie.

Il possente oceano e la terra
una montagna, o persino il vento
non possono paragonarsi
alla suprema liberazione del maestro.

L’anziano volge la Ruota,
possedendo grande saggezza, placato;
come la terra, l’acqua ed il fuoco,
egli è privo di attaccamento e di avversione.

Theragatha 17.3: Ananda {vv. 1034-36}

Tutte le direzioni sono oscure,
gli insegnamenti non mi sono chiari;
con l’addio del nostro compassionevole amico,
sembra tutto avvolto nel buio.

Ho perso l’amico,
il buon maestro.
Non vi è amico che possa paragonarsi
alla consapevolezza del corpo.

Tutti gli anziani sono ormai trapassati;
non posso affidarmi ai novizi,
così oggi medito da solo
come un uccello fuori dal nido.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Andrew Olendzki. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.