Theragatha: Cap. 12 — Canti di dodici strofe

Theragatha 12.2: Sunita il Fuoricasta {vv. 620-631}

Sono nato in una modesta famiglia,
povero, con poco cibo.
Il mio lavoro era avvilente;
raccoglievo immondizia,
fiori appassiti da tombe
per poi gettarli via.
La gente mi trovava sudicio,
mi disprezzava, mi denigrava.
Pur umiliato,
mostravo a tutti rispetto.

Poi ho visto il Risvegliato,
seguito dalla comunità dei monaci,
il Sommo Eroe, arrivare nella città,
supremo, dei Magadha.
Buttavi via i miei arnesi,
mi avvicinai a lui con riverenza.
Egli – il supremo – fu
colmo
di compassione
per me.
Dopo averlo omaggiato,
prostrandomi ai suoi piedi,
stetti ad un lato
e chiesi di esser ordinato da lui,
il supremo fra tutti gli esseri.
Il sommo Maestro,
compassionevole verso tutto il mondo, disse:
“Vieni, monaco.”
Quella fu la mia formale ordinazione.

Da solo, ho vissuto nella foresta,
instancabile,
seguendo gli insegnamenti del Maestro,
proprio come lui, il Conquistatore, me li aveva insegnati.

Nella prima veglia notturna,
ricordai le precedenti esistenze;
nella veglia di mezzo,
resi puro l’occhio divino,
nell’ultima,
distrussi l’intera massa oscura.

Poi, sul finir della notte
e all’apparir dell’alba,
Indra e Brahma mi resero omaggio,
a mani giunte:
“Omaggio a te, O purosangue fra gli uomini,
Omaggio a te, O supremo,
i cui influssi impuri sono stati distrutti.
Tu, signore, sei degno di offerte.”

Nel vedermi, circondato da deva,
il Maestro sorrise e disse:
“Tramite la rinuncia, la castità,
la misura e l’autocontrollo:
Ecco un bramano.
Un sommo bramano.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.