Theragatha: Cap. 1 — Canti di una strofa 

Theragatha 1.73: Manava {v. 73}

Nel vedere un vecchio;
e una persona sofferente, malata;
e una persona morta, in fin di vita,
lasciai la casa per l’ascetismo,
abbandonando i sensi
che incantano il cuore.

Theragatha 1.75: Susarada {v. 75}

Retta la visione
del saggio:
il dubbio è reciso,
l’intelligenza cresce.
Come gli stolti
fanno i saggi —
così la compagnia del vero
è buona.

Theragatha 1.84: Nita {v. 84}

Dormi tutta la notte,
dopo aver provato piacere durante il giorno:
quando, quando
lo stolto porrà
fine alla sofferenza
e al dolore?

Theragatha 1.85: Sunaga {v. 85}

Maestro dei processi mentali,
nell’assaporare il gusto della solitudine,
nel praticare i jhana,
abile, presente mentalmente,
raggiungerai un piacere
non carnale.

Theragatha 1.86: Nagita {v. 86}

All’infuori di questo sentiero,
il sentiero di molti
che insegnano altre cose
che non conducono al Nibbana
come fa questo [sentiero]:
Perciò il Benedetto
istruisce il Sangha,
mostrando realmente il palmo delle sue mani.

Theragatha 1.93: Eraka {v. 93}

I piaceri dei sensi sono dolorosi,
Eraka.
I piaceri dei sensi non sono benefici.
Chi ama i piaceri dei sensi
ama il dolore, Eraka.
Chi non li ama,
non ama il dolore.

Theragatha 1.95: Cakkhupala {v. 95}

Sono cieco,
i miei occhi sono inutili.
Ho conosciuto
questo solitario sentiero.
Anche
se dovessi strisciare,
andrei avanti,
senza avere come compagno il male.

Theragatha 1.104: Khitaka {v. 104}

Come splende il mio corpo!
Toccato da profonda
estasi e beatitudine,
— come un batuffolo di cotone
trasportato da uno zefiro —
come è fluttuante
— il mio corpo!

Theragatha 1.111: Jenta {v. 111}

Seguire l’ascetismo è difficile;
così la vita di famiglia;
il Dhamma è profondo;
ricco, difficile da ottenere;
è duro continuare
per ottenere qualcosa:
perciò medita rettamente
continuamente,
sempre
costante.

Theragatha 1.113: Vanavaccha {v. 113}

Con acque limpide e
rocce massicce,
abitate da scimmie e
cervi,
piene di muschio ed
erbacce,
quelle rupi mi rinforzano.

Theragatha 1.118: Kimbila {v. 118}

Come una maledizione,
ricade su di noi —
la vecchiaia.
Il corpo è diverso,
sebbene sia lo stesso.
Sono ancora in questo mondo
e non sono mai andato via,
ma ricordo me stesso
come se fosse qualcun altro.

Theragatha 1.120: Isidatta {v. 120}

I cinque aggregati,
dopo averli compresi,
rimangono con le loro
radici recise.
Per me
la fine della sofferenza
è raggiunta;
la fine dei processi karmici,
ottenuta.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.