Thera 10.2: Ekavihariya – Dimorando da solo {vv. 537-546}

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Andrew Olendzki.
PTS: vv. 537-546
Copyright 2005 Andrew Olendzki.
Access to Insight edition 2005
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

Questo poema, attribuito al giovane fratello del re Asoka, si divide in tre parti: la prima esprime il desiderio iniziale di lasciare la vita di palazzo e diventare un asceta; la seconda descrive il suo ascetismo; la terza narra del suo Risveglio.


Se, ovunque,
non esiste nessun altro,
è estremamente piacevole
dimorare solitari
nella foresta.

Forza allora! Da solo
mi recherò in terre solitarie
lodato dal Risvegliato
piacevole per un monaco risoluto
che dimora solitario.

Da solo,
sagace nella mia meta,
presto entrerò nel bosco
che ravviva,
e dona gioia
ai meditanti -
il rifugio
di elefanti in calore.

Quando la Fresca Foresta è tutta in fiore,
in una fresca gola di montagna,
dopo aver bagnato le mie membra
camminerò su e giù
da solo.

Ah, quando dimorerò,
da solo e senza compagni,
nella stimolante grande foresta -
il compito adempiuto,
senza alcuna impurità?

Desidero molto compiere questo passo,
possa il mio scopo avere buon esito.
Solo per me
lo conseguirò.
Nessuno lo fa
per qualcun altro.

Io
legato alla mia armatura.
Entrerò nel bosco
e non ne uscirò
fino a quando non otterrò
la fine degli influssi impuri.

Mentre la leggera brezza soffia -
fresca,
gradevole, molto profumata -
distruggerò l'ignoranza
appena seduto sulla cima di una montagna.

Nella foresta tutta fiorita
o forse su un fresco pendio,
benedetto con la beatitudine della liberazione,
mi delizierò su Giribbaja (catena montuosa che circonda il Picco dell'Avvoltoio).

Adesso io sono
colui che ha adempiuto il compito,
come la luna quando di notte è piena.
Con tutti gli influssi impuri
totalmente estinti,
non ci saranno nuove rinascite.