Abhidhammattha—Sangaha
Un Manuale dell'Abhidhamma

Capitolo V
Sezione sul processo libero

Procedura relativa al decesso e alla rinascita

Traduzione in inglese dal testo originale Pāli e note esplicative di Narada Thera
Titolo originale: Abhidhammattha-Sangaha, A Manual of Abhidhamma
fonte: www.buddhanet.net
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro

iv. Cutipatisandhikkamo

§ 11. āyukkhayena, kammakkhayena, ubhayakkhayena upacchedakakammunā c'āti catudhā maranuppatti nāma. Tathā ca marantānam pana maranakāle yathāraham abhimukhībhutam bhavantare patisandhijanakam kammam, vā tam kammakaranakāle rūpadikamupaladdhapubbamupakaranabhutañ ca kammanimittam vā anantaram uppajjamānabhave upalabhitabbam upabhogabhūtañ ca gatinimittam vā kammabalena channam dvārānam aññatarasmim paccupatthāti. Tato param tameva tatho'patthitam ālambanam ārabbha vipaccamānakakammānurūpam parisuddham upakkilittham vā upalabhitabbabhāvanurūpam tatth' onatam vā cittasantānam abhinham pavattati bāhullena. Tam eva vā pana janakabhūtam kamrnam abhinavakaranavasena dvārappatam hoti.

§ 12. Paccāsannamaranassa tassa vīthicittāvasāne bhavangakkhaye vā cavanavasena paccuppannabhavapariyosānabhūtam cuticittam uppajjitvā nirujjhati. Tasmim niruddhāvasāne tass' ānantaram eva tathā gahitam ālambanam ārabbha savatthukam avatthukam eva vā yathāraham avijjānusayaparikkhittena tanhānusayamūlakena sankhārena janīyamānam sampayuttehi pariggayhamānam sahajātānam adhitthānabhāvena pubbangamabhūtam bhavantarapatisandhānavasena patisandhisankhātam mānasam uppajjamānam eva patitthāti bhavantare.

§ 13. Maranāsannavīthiyam pan' ettha mandappavattāni pañc' eva javanāni pātikankhitabbāni. Tasmā yadi paccuppannālambanesu āpāthamāgatesu dharantesv' eva maranam hoti. Tadā patisandhibhavangānam pi paccuppannālambanatā labbhatī' ti katvā kāmāvacarapatisandhiyā chadvāragahitam kammanimittam gatinimittañ ca paccuppannam atītamālambanam vā upalabbhati. Kammam pana atītam eva. Tañ ca manodvāragahitam. Tāni pana sabbāni pi parittadhammabhūta n'evālambanānī' ti veditabbam.
Rūpāvacarapatisandhiyā pana paññattibhūtam kammanimittam evālambanam hoti. Tathā āruppapatisandhiyā ca Mahāggatabhūtam paññattibhūtañ ca kammanimittam eva yathāraham ālambanam hoti.
Asaññasattānam pana jīvitanavakam eva patisandhibhāvena patitthāti. Tasmā te rūpapatisandhikā nāma. āruppā āruppapatisandhikā. Sesā rūpārūpapatisandhikā.

§ 14. āruppacutiyā honti hetthimāruppavaijjtā Paramāruppasandhi ca tathā kāame tihetukā.
Rūpāvacaracutiyā aheturahitā siyum
Sabba kāmatihetumhā kāmes' v' eva pan' etarā.

Ayam'ettha cutipatisandhikkamo.

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[I numeri in parentesi sono riferiti alle note.]

iv. Procedura relativa al decesso e alla rinascita

§ 11. L’avvento di morte (51) è quadruplice:
- per limite d’età (52),
- per limite della forza del Kamma (Riproduttivo) (53),
- per il simultaneo limite di entrambi (54), e
- per l’intervento di un Kamma Distruttivo (55).
Per chi è in procinto di morire, in punto di morte, per il potere del Kamma, uno dei seguenti si presenta attraverso una delle sei porte:
i. un Kamma che produce rinascita nella successiva nascita entra attraverso la porta della mente in base alle circostanze (56);
ii. un oggetto (57) come una forma già percepita e simili, o qualcosa già determinante nello svolgimento del Kamma;
iii. un segno simbolico del destino (58) che dovrebbe essere vissuto e sperimentato nel successivo luogo di nascita.
Successivamente il flusso di coscienza occupandosi di quell’oggetto presentato (59), secondo il Kamma che è maturato, puro o corrotto, e in conformità con il luogo dove si è nati, fluisce continuamente, indirizzandosi maggiormente verso quella condizione. Oppure quel Kamma riproduttivo di rinascita si presenta ad una porta dei sensi per rinnovarsi.

§ 12. Chi è in punto di morte, sia alla fine di un processo di pensiero sia alla dissoluzione del bhavanga, la coscienza di cessazione, il compimento dell’attuale esistenza, sorge e cessa verso la morte.
Immediatamente dopo la cessazione di quella coscienza di morte, sorge una coscienza di rinascita e si fissa nella successiva esistenza, basata sull’oggetto così ottenuto, sia con o senza la propria base mentale (60), generata dal Kamma (sankhara) ed avvolta da ignoranza latente e radicata nel desiderio latente. Quella coscienza di rinascita (o di nuova unione), così chiamata perché unisce insieme le due esistenze concatenate, è congiunta con le sue relative appendici, e funge da precursore e da fondamento (adhittanabhavena) ai nascenti stati.

§ 13. Quindi nel morente processo di pensiero si dovrebbero prevedere solo cinque deboli momenti (normalmente vi sono sette momenti) di javana.
Perciò quando avviene la morte mentre viene presentato l’oggetto presente ai viali (cioè kamma nimitta per una delle cinque porte dei sensi o gati nimitta per la porta mentale) la coscienza di rinascita e la coscienza bhavanga si appropriano di un oggetto presente.
Così nella rinascita in una Sfera Sensuale il kamma nimitta preso da una delle sei porte, o il gati nimitta possono essere presenti o passati.
Ma il Kamma è percepito dalla porta mentale soltanto come un oggetto passato.
Tutti questi dovrebbero essere considerati come oggetti minori (cioè appartenenti alla sfera kama).
Nella rinascita nei Mondi delle Forme il simbolo del Kamma che è un concetto diviene l’oggetto.
Lo stesso nella rinascita nei Mondi Immateriali, solo un simbolo del Kamma che è un oggetto sublimato (come lo spazio visualizzato) diviene l’oggetto, secondo le circostanze.
Per gli esseri privi di mente solo il vitale “nonad” [cioè i quattro elementi di estensione, coesione, calore e moto (pathavi, apo, tejo, vayo), i quattro derivati – colore, odore, gusto, essenza nutritiva (vanna, gandha, rasa, oja) e il principio vitale fisico (jivitindriya)] si stabilisce verso la rinascita. Quindi materialmente sono chiamati rinati. I nati nei Mondi Immateriali sono chiamati mentalmente rinati. Tutti gli altri sono chiamati materialmente e mentalmente rinati.

§ 14. Dopo che si passa da un Mondo Immateriale, si è similmente nati in un Mondo Immateriale, ma non in un piano Immateriale inferiore ed anche nella Sfera Sensuale con tre radici.
Quando si passa da un Mondo di Forma (Materiale), non si nasce senza le tre radici. Dopo una nascita con tre radici si cerca la rinascita in tutti gli stati. Il resto (cioè coloro con due radici e senza radici) rinasce nella Sfera Sensuale.
Questa è la procedura relativa al decesso e alla rinascita.


Note:

51. “La morte è una fine temporanea di un fenomeno temporaneo.” Per morte si intende l’estinzione della vita psichica (jivitindriya), del calore (usma = tejodhatu) e della coscienza di un individuo in una particolare esistenza. La morte non è il completo annichilimento di un essere. La morte in un luogo significa nascita in un altro luogo, proprio come, usando un comune esempio, il sorgere del sole in un posto significa il tramonto in un altro posto.

52. Le morti intese come naturali, dovute alla vecchiaia, possono essere classificate in questa categoria.
Per ognuno dei vari piani d’esistenza vi è un naturale limite d’età, indipendente dalla potenziale energia del Kamma Riproduttivo non ancora sviluppato. Comunque, si deve soccombere alla morte per sopraggiunti limiti d’età. Bisogna anche dire che se il Kamma Riproduttivo è estremamente potente, l’energia Karmica si rinnova sullo stesso piano, o su un piano superiore come nel caso dei deva.

53. Di regola pensiero, volizione o desiderio, che è estremamente forte durante la vita diventa predominante in punto di morte, sono le condizioni della successiva nascita. In quest’ultimo momento di pensiero è presente una speciale potenzialità. Quando la potenziale energia di questo Kamma Riproduttivo si esaurisce, le attività organiche della forma materiale, in cui si realizza fisicamente la forza vitale, cessano persino prima dell’arrivo della vecchiaia.

54. Se una persona nasce in un tempo dove il limite d’età è di 80 anni, muore ad 80 anni per l’esaurimento della forza potenziale del suo Kamma Riproduttivo, e la sua morte è dovuta alla simultanea scadenza d’età e di Kamma.

55. Vi sono potenti azioni che recidono improvvisamente la forza del Kamma Riproduttivo, persino prima del naturale limite di vita. Una forza opposta molto potente, ad esempio, può deviare la traiettoria di una freccia facendola cadere a terra. Allo stesso modo, un forza Kammica molto potente del passato è capace di annullare la potenziale energia del momento riproduttivo di pensiero del morente (janaka) e in questo modo distruggere la vita di un essere. La morte di Devadatta fu dovuta ad un upacchedaka kamma commesso durante la sua vita.

I primi tre tipi di morte sono collettivamente chiamati kalamarana (morte tempestiva) e l’ultimo è conosciuto come akalamarana (morte prematura).
Una lampada ad olio, ad esempio, si può estinguere per una qualsiasi delle seguenti quattro cause, cioè: esaurimento dello stoppino, esaurimento del combustibile, simultaneo esaurimento del combustibile e dello stoppino, e per cause esterne come una raffica di vento. La morte di una persona può avvenire allo stesso modo per una qualsiasi delle predette quattro cause.

56. Quando una persona sta per morire, una buona o una cattiva azione può manifestarsi all’occhio della mente. Può essere un’azione molto potente sia lodevole sia indegna. (garuka kamma), come i jhana (estasi) o parricidio, ecc. Sono così potenti che eclissano totalmente tutte le altre azioni e appaiono in maniera molto vivida davanti all’occhio mentale. Se non vi è una tale azione potente, il morente ha come suo oggetto di pensiero in punta di morte un Kamma compiuto o subito ricordato prima di morire (āsanna kamma).

Se si tratta di un'azione passata, in senso stretto, è il pensiero buono o cattivo vissuto al momento di compiere l'azione, che ricorre alla momento della morte.

57. Kamma nimitta è una visione, un suono, un odore, un sapore, un tatto o un’idea ottenuta al momento della commissione del Kamma, come un coltello per un macellaio, un malato per un medico, dei fiori per un devoto, ecc.

58. Per gati nimitta si intende un segno del luogo dove si nasce, un evento che accade sempre per le persone morenti. Quando avvengono queste indicazioni per la futura nascita, e se sono cattive, possono trasformarsi in buone. Ciò si compie influenzando i pensieri della persona morente, in modo che i suoi buoni pensieri possono ora agire come il Prossimo Kamma e contrastare l’influenza del Kamma Riproduttivo che altrimenti può determinare la successiva nascita.
Tali simboli del proprio destino possono essere fuochi infernali, foreste, montagne, utero materno, dimore celesti, ecc.
Il Kamma viene presentato alla porta della mente. Kamma nimitta può essere presentato ad una qualsiasi delle sei porte secondo le circostanze. Gati nimitta, essendo spesso una visione fisica, viene presentato alla porta della mente come un sogno.

59. Prendendo uno degli oggetti prima indicati, un processo di pensiero segue il suo corso anche se la morte è istantanea. Si dice che anche la mosca schiacciata da un martello sull’incudine sperimenti un simile processo di pensiero prima di morire.
Supponiamo per convenienza che la persona morente debba rinascere in mondo umano e che il suo oggetto sia qualche buon Kamma.
La sua coscienza bhavanga, interrotta, vibra per un momento di pensiero e svanisce. Successivamente sorge e svanisce la coscienza comprensiva della porta della mente (manodvārāvajjana). Poi viene la fase psicologicamente importante – il processo javana – che si svolge solo per cinque momenti di pensiero a causa della sua debolezza, invece dei normali sette momenti di pensiero. In quanto tale è priva di tutto il potere riproduttivo, la sua principale funzione è la semplice regolazione della nuova esistenza – abhinavakarana. Essendo desiderabile l’oggetto nel presente caso, la coscienza che si sperimenta è una morale – automatica o non spontanea, (accompagnata da piacere ed associata a saggezza o a seconda del caso. La coscienza tadalambana, avente come sua funzione una registrazione o identificazione per due momenti dell’oggetto così percepito, può o non può seguire. Dopo si verifica la coscienza di morte (cuti citta), l’ultimo momento di pensiero viene sperimentato nella vita presente.

Per alcuni la nascita successiva è condizionata da quest’ultimo momento di decesso. Ciò che condiziona la rinascita non è tale momento di decesso, che non possiede una particolare funzione, ma ciò che si sperimenta durante il processo javana.
Con la fine della coscienza di decesso avviene la morte. Poi non viene prodotta nessuna qualità materiale nata dalla mente e dal nutrimento (cittaja and āhāraja rūpa). Solo una serie di qualità materiali nate dal calore (utuja) si verificano finché il cadavere non si riduce in polvere.
Ora, subito dopo la dissoluzione della coscienza di decesso (cuti citta) sorge in una nuova esistenza la coscienza di nuova unione (patisandhi viññāna). Questa è seguita da sedici momenti di pensiero bhavanga. Successivamente sorge la coscienza di comprensione della porta della mente (manodvārāvajjana), seguita da sette momenti di pensiero javana, e sviluppando un’unione con la nuova esistenza (bhavanikanti javana). Poi la coscienza bhavanga sorge e svanisce, ed il flusso di coscienza scorre incessantemente.

60. Nel caso dei Mondi Immateriali non vi è una base mentale (hadayavatthu).

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