Abhidhammattha—Sangaha
Un Manuale dell'Abhidhamma
Capitolo IV
Analisi dei Processi di Pensiero
Processi di pensiero
Traduzione in inglese dal testo originale Pāli e note esplicative di
Narada Thera
Titolo originale: Abhidhammattha-Sangaha, A Manual of Abhidhamma
fonte: www.buddhanet.net
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
§ 2. Cha vatthūni, cha dvārāni, cha ālambanāni, cha viññānani, cha vīthiyo, chadhā visayappavatti c'āti vīthisangahe chachakkāni veditabbāni.
Vīthimuttānam pana kamma-kammani-mitta-gatinimitta-vasena tividhā hoti visayappavatti .
Tattha vatthudvārālambanāni pubbe vuttanayen' eva.
Cakkhuviññānam, sotaviññānam, ghānaviññānam, jivhaviññānam, kāyaviññānam manoviññānam c'āti cha viññānāni.
Vīthiyo pana cakkhudvāravīthi, sotadvāra vīthi, ghānadvāravīthi, jivhādvāravīthi, kāyadvāravīthi, manodvāravīthi c'āti dvāravasena vā cakkhuviññānavīthi, sotaviññānavīthi, ghānaviññānavīthi, jivhāviññānavīthi, kāyaviññānavīthi manoviññānavīthi c'āti viññānavasena vā dvārappavattā cittappavattiyo yojetabbā.
§ 3. Atimahantam, mahantam, parittam atiparittam c'āti pañcadvāre manodvāre, vibhūtamavibhūtam c'āti chadhā visayappavatti veditabbā.
Katham?
Uppādatthitibhangavasena khanattayam ekacittakkhanam nāma. Tāni pana sattarasacittakkhanāni rūpadhammānam āyu. Ekacittakkhanātītāni vā, bahucittakkhanātītāni vā thitippattān' eva pañcālambanāni pañcadvāre āpātham āgacchanti. Tasmā yadi ekacittakkhanātitakam rūpārammanam cakkhussa āpātham āgacchati. Tato dvikkhattum bhavange calite bhavangasotam vocchinditvā tam'eva rūpārammanam āvajjentam pañcadvārāvajjanacittam uppajjitvā nirujjhati . Tato tass' ānantaram tam' eva rūpam passantam cakkhuviññānam, sampaticchantam sampaticchanacittam, santīrayamanam santīranacittam, vavatthapentam votthapanacittam c'āti yathākkamam uppajjitvā nirujjhanti. Tato param ek' ūnatimsakāmāvacarajavanesu yam kiñci laddhapaccayam yebhuyyena sattakkhattum javati. Javanānubandhāni ca dve tadārammanapākāni yathāraham pavattanti. Tato param bhavangapāto.
Ettāvatā cuddasacittuppādā dve bhavangacalanāni pubbevātītakamekacittakkhananti katvā sattarasa cittakkhanāni paripūrenti. Tato param nirujihati. ālambanam' etam atimahantam nāma gocaram.
Yāva tadālamban' uppādā pana appahon-tātītakam āpātham āgatam ālambanam mahantam nāma. Tattha javanāvasāne bhavangapāto' va hoti. Natthi tadālambanuppādo.
Yāva javanuppādā' pi appanontātītakamā-pātham āgatam ālambanam parittam nāma.
Tattha javanam pi anuppajjitvā dvattikkhatthum votthapanam' eva pavattati. Tato param bhavangapāto' va hoti.
Yāva votthapanuppāda ca pana appahontātītakam āpātham āgatam nirodhāsannamālambanam atiparittam nāma. Tattha bhavangacalanam' eva hoti. Natthi vīthicittuppādo.
Icc' evam cakkhudvāre, tathā sotadvārādīsu c'āti sabbathā' pi pañcadvāre tadālambanajavana-votthapanamoghavāra-sankhātānam catunnam vārānam yathākkamam ālambanabhūta visayappavatti catudhā veditabbā.
§ 4. Vīthicittāni satt' eva cittuppādā catuddasa Catupaññāsa vitthārā pañcadvāre yathāraham.
Ayam' ettha pañcadvāre vīthicittappavattinayo.
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§ 2. Nel compendio dei processi di pensiero bisogna comprendere sei tipi di sei classi, e cioè:
i. sei basi,
ii. sei porte,
iii. sei oggetti, [Queste prime tre classi sono già state trattate nel capitolo precedente. Vengono ripetute solo per completare i sei gruppi.]
iv. coscienza sestuplice,
v. sei processi, (2)
vi. sestuplice presentazione degli oggetti.(3)
La presentazione degli oggetti della coscienza priva di processi [patisandhi, bhavanga e cuti] è triplice, e cioè:
(i) Kamma, (ii) segno del Kamma, e (iii) segno del Destino.
I sestuplici tipi di coscienza sono: coscienza visiva, coscienza uditiva, coscienza olfattiva, coscienza gustativa, coscienza fisica e coscienza mentale.
In base alle porte i processi di pensiero sono:
1. Il processo connesso alla porta dell’occhio,
2. Il processo connesso alla porta dell’orecchio,
3. Il processo connesso alla porta del naso,
4. Il processo connesso alla porta della lingua,
5. Il processo connesso alla porta del corpo, e
6. Il processo connesso alla porta della mente.
Oppure, in base alla coscienza i processi di pensiero sono:
1. Il processo connesso alla coscienza visiva
2. Il processo connesso alla coscienza uditiva
3. Il processo connesso alla coscienza olfattiva
4. Il processo connesso alla coscienza gustativa
5. Il processo connesso alla coscienza fisica
6. Il processo connesso alla coscienza mentale
§ 3. La sestuplice presentazione degli oggetti (4) dovrebbe essere così compresa:
a. Alla porta dei cinque sensi: (i) “molto grande”, (ii) “grande”, (iii) “lieve”, (iv) “molto lieve”
b. Alla porta della mente: (v) “chiara” e (vi) “oscura”.
Come può essere determinata l’intensità degli oggetti?
I tre istanti come genesi, staticità (o sviluppo) e dissoluzione formano un momento di pensiero.
La durata delle realtà materiali consiste di diciassette momenti di pensiero.
I cinque oggetti dei sensi entrano nel viale delle cinque porte dei sensi allo stadio statico quando sono passati uno o molti momenti di pensiero.
Da questo momento il processo di pensiero agisce in questo modo:
Immaginate che un oggetto visibile sia passato in un istante ed (i) entri nel viale dell’occhio. Poi la coscienza bhavanga vibra per un momento e muore, (ii, iii) dopo aver fermato il flusso bhavanga. Successivamente la coscienza comprensiva delle cinque porte (iv) sorge e cessa dopo aver compreso quell’oggetto visibile.
In seguito i successivi momenti di pensiero sorgono e cessano in tal ordine:
(v) la coscienza visiva vedendo quella forma,
(vi) la coscienza ricevente la riceve,
(vii) la coscienza investigante la investiga,
(viii) la coscienza determinante la determina.
Poi ognuno dei 29 tipi di javana della sfera dei sensi, così causalmente condizionati, agiscono essenzialmente per sette momenti (ix – xv).
In seguito i due javana risultanti buoni (xvi – xvii) sorgono di conseguenza. Finalmente giunge la subsidenza nel bhavanga..
Finora i diciassette momenti di pensiero sono completi, e cioè:
quattordici “pensiero nascente” (cittupada),
due vibrazioni di bhavanga, e
un momento di pensiero cessato all’inizio.
Poi l’oggetto cessa.
Tale oggetto è detto “molto grande”.
Quell’oggetto che entra nel viale dei sensi, dopo esser cessato (in pochi attimi) ed incapace di sopravvivere fino al sorgere dei momenti di pensiero buoni, è detto “grande”.
Quell’oggetto che entra nel viale dei sensi, dopo esser cessato (in pochi attimi) ed incapace di sopravvivere fino al sorgere dei javana, è detto “lieve”.
In quel caso neanche i javana sorgono, ma soltanto la coscienza determinante dura per due o tre momenti e poi vi è la subsidenza nel bhavanga.
Quell’oggetto che sta per cessare e che entra nel viale dei sensi, dopo esser cessato in pochi attimi ed incapace di sopravvivere fino al sorgere della coscienza determinante è detto “molto lieve”.
In quel caso vi è una semplice vibrazione del bhavanga, ma nessuna genesi di un processo di pensiero.
Come per la porta dell’occhio così per la porta dell’orecchio e così via.
In tutte le cinque porte, la quadruplice presentazione degli oggetti si svolge in quattro modi, così conosciuti:
1. corso di conservazione.
2. corso javana.
3. corso determinante, e
4. inutile corso.
§ 4. Vi sono sette modi [cioè: 1. avajjana, 2. pañca viññana, 3. sampaticchana, 4. santirana, 5. votthapana, 6. javana, (7 momenti) e 7. tadalambana.] e quattordici diversi tipi di coscienza nel processo di pensiero. Di conseguenza ve ne sono 54 nelle cinque porte. [Tutte le classi di coscienza della Sfera sensuale che sorgono attraverso le cinque porte.]
Note:
2. Vithi deriva da vi + radice di i, andare.
Questo termine significa una via o strada, ma in questo caso è usato nel senso di processo (parampara). Un processo di pensiero consiste di molti momenti di pensiero, e un momento di pensiero non è mai chiamato citta-vitthi.
3. Visayappavatti:
La spiegazione del commentario è: “la presentazione degli oggetti alle porte”, o “la genesi di coscienza sulla presentazione di tali oggetti.” (visayanam dvaresu, visayesu ca cittanam pavatti.)
L’autore evidentemente preferisce la prima spiegazione.
4. I processi di pensiero
Secondo l’Abhidhamma di solito non vi è nessun momento se non sperimentiamo un particolare tipo di coscienza, aggrappandoci a qualche oggetto – fisico o mentale. Il tempo limite di una qualche coscienza è detto un momento di pensiero. La velocità della successione dei momenti di pensiero è appena comprensibile dalla conoscenza umana. I testi affermano che nella breve durata di un lampo, o di un batter di ciglia possono sorgere e morire miliardi di momenti di pensiero.
Ogni momento di pensiero consiste di tre istanti minori (khama). Essi sono uppada (sorgere o genesi), thiti (staticità o sviluppo) e bhanga (cessazione o dissoluzione).
Nascita, declino e morte [Queste tre fasi corrispondono alla dottrina induista di Brahma (Creatore), Vishnu (Salvatore) e Siva (Distruttore).] corrispondono a questi tre stati. L’intervallo tra nascita e morte è considerato un declino.
Immediatamente dopo la fase di cessazione di un momento di pensiero vi è la fase della genesi del successivo momento di pensiero. In tal modo ogni unità di coscienza perisce condizionando un’altra, trasmettendo allo stesso tempo tutte le sue potenzialità a quella successiva. Vi è, quindi, un continuo flusso di coscienza simile ad una corrente senza alcuna interruzione.
Quando un oggetto materiale è presentato alla mente attraverso una delle cinque porte dei sensi, sorge un momento di pensiero, formato da una serie di momenti di pensiero separati ed uniti l’un l’altro in un particolare ordine. Tale ordine è conosciuto come citta-niyama (ordine psichico). Di regola per una completa percezione di un oggetto fisico attraverso una delle porte dei sensi devono trascorrere precisamente 17 momenti di pensiero. Allo stesso modo vi sono 17 momenti di pensiero per la durata temporale della materia. A termine di quel tempo limite, una fondamentale unità di materia perisce facendo sorgere un’altra unità. Il primo momento è considerato come la genesi (uppada), l’ultimo come dissoluzione (bhanga) e l’intervallo di 15 momenti come declino o sviluppo (thiti o jara).
Di regola quando un oggetto entra nella coscienza attraverso una delle porte si consuma un momento di flusso vitale. Ciò è conosciuto come atita-bhavanga. Poi il corrispondente momento di pensiero vive ininterrottamente per 16 momenti di pensiero. L’oggetto così presentato è considerato come “molto grande”.
Se il processo di pensiero cessa quando cessano i javana senza dar luogo a due momenti ritentivi (tadalambana), completando così solo 14 momenti, allora l’oggetto è chiamato “grande”. A volte il processo di pensiero cessa nel momento della determinante (vottapana) senza dar luogo a javana, completando soltanto 7 momenti di pensiero, allora l’oggetto è detto “lieve”. A volte quando un oggetto entra nella coscienza vi è semplicemente una vibrazione del flusso vitale. Allora l’oggetto è detto “molto lieve”.
Quando l’oggetto cosiddetto “molto grande” o “grande” percepito attraverso le cinque porte dei sensi, viene successivamente concepito dalla porta della mente, o quando un processo di pensiero che sorge attraverso la porta della mente si estende fino alla fase di ritenzione, allora l’oggetto è considerato come “chiaro”.
Quando un processo di pensiero, che sorge attraverso la porta della mente, cessa nella fase javana, l’oggetto è detto “oscuro”.
Quando, ad esempio, una persona osserva la luna raggiante in una notte senza nuvole, nota debolmente le stelle circostanti. Egli focalizza la sua attenzione sulla luna, ma non può evitare la visione delle stelle circostanti. Sia la luna che le stelle sono percepite dalla mente in momenti differenti.
Secondo l’Abhidhamma non è corretto dire che le stelle sono percepite dalla subcoscienza e la luna dalla coscienza.