Abhidhammattha—Sangaha
Un Manuale dell'Abhidhamma
Capitolo III
Miscellanea
Sintesi delle Funzioni
Traduzione in inglese dal testo originale Pāli e note esplicative di
Narada Thera
Titolo originale: Abhidhammattha-Sangaha, A Manual of Abhidhamma
fonte: www.buddhanet.net
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
(iii. Kicca - Sangaho)
§ 6. Kicca-sangahe kiccāni nāma patisandhibhavangāvajjanadassana-savana-glāyana-sāyana-phusana-sampaticchana-santīrana-votthapana-javana-tadālambana-cutivasena cuddasavidhāni bhavanti.
Patisandhi-bhavangā-vajjana-pañcā-viññāna-tthānādivasena pana tesam dasadhā thānabhedo veditabbo
Tattha dve upekkhā-sahagata-santīranāni c'eva attha mahāvipākāni ca nava rūpārūpāvipākāni c'āti ekūnavīsati cittāni patisandhi-bhavanga-cutikiccāni nāma.
āvajjanakiccāni pana dve. Tathā dassanasavana-ghāyana-sāyana-phusana-sampaticcha-nakiccāni ca.
Tīni santīranakiccāni.
Manodvārāvajjanam'eva pañcadvāre votthapanakiccam sādheti.
āvajjanadvaya-vajjitāni kusalākusalakriyā cittāni pañcapannāsa javanakiccāni.
Atthamahāvipākāni c'eva santīranatta-yañc'āti ekādasa tadālambanakiccāni.
Tesu pana dve upekkhā-sahagata-santīrana-cittāni patisandhi-bhavanga-cuti-tadārammana-santīrana vasena pañca kiccāni nāma.
Mahāvipākāni attha patisandhi-bhavanga cuti-tadārammana vasena catukiccāni.
Mahaggatavipākāni nava patisandhi-bhavanga-cutivasena tikiccāni.
Somanassa-sahagatam santīranam-tadālambanavasena dukiccam.
Tathā votthapanañ ca votthapanā-vajjanavasena.
Sesāni pana sabbāni'pi javana-manodhātuttikā-pañca viññānāni yathāsambhavam' eka kiccāni ' ti .
§ 7. Patisandhādayo nāma kiccabhedena cuddasa
Dasadhā thānabhedena cittuppādā pakāsitā
Atthasatthi tathā dve ca navatthadve yathākkamam
Ekadviticatupañcakiccatthānāni niddise.
_________________________
(iii. Sintesi delle Funzioni)
[I numeri in parentesi sono riferiti alle note.]
§ 6. Nella sintesi delle funzioni (17) vi sono 14 tipi:
1. nuova unione – patisandhi (18)
2. divenire – bhavanga (19)
3. percepire – avajjana (20)
4. vedere,
5. sentire
6. odorare
7. gustare
8. avere un contatto (21)
9. ricevere – sampaticchana (22)
10. investigare – santirana (23)
11. determinare – votthapana (24)
12. Javana (25)
13. mantenimento – tadalambana/tadarammana (26) e
14. decesso – cuti (27)
Tale classificazione (28) può anche essere abbreviata in 10 tipi, cioè: 1. nuova unione, 2. divenire, 3. percepire, 4. impressioni dei cinque sensi e così via.
Di questi 19 tipi di coscienza svolgono le funzioni di nuova unione, divenire e decesso.
Essi sono:
1. due tipi di coscienza investigante accompagnata da indifferenza (29)
2. 8 grandi risultanti (30), e
3. 9 risultanti (31) della Sfera della Forma (materiale) e della Sfera della non-Forma (immateriale). [2 + 8 + 9 = 19].
Due svolgono la funzione del percepire. (32)
Allo stesso modo due (33) svolgono le Funzioni del vedere, sentire, odorare, gustare, avere un contatto e ricevere (34).
Tre (35) svolgono la funzione dell’investigare.
La coscienza della porta mentale svolge la funzione di determinare (36) nelle cinque porte dei sensi (processo del pensiero).
Con l’eccezione dei due tipi di coscienza del percepire (37) i 55 tipi di (38) coscienza morale, immorale e funzionale svolgono la funzione di javana.
Gli otto grandi risultanti e i tre tipi di coscienza investigante (in tutto 11) (39) svolgono la funzione di mantenimento.
Di questi i due tipi di coscienza investigante, accompagnati da indifferenza, svolgono cinque funzioni come nuova unione, divenire, decesso, mantenimento e investigazione.
Gli otto grandi risultanti svolgono quattro funzioni come nuova unione, divenire, decesso e mantenimento.
I nove risultanti ( della coscienza) Sublime svolgono tre funzioni come nuova unione, divenire e decesso (40).
La coscienza investigante, accompagnata da piacere, svolge due funzioni come investigare e mantenimento.
Allo stesso modo la coscienza determinante (41) svolge due funzioni come il determinare ed il percepire.
Tutti i rimanenti tipi di coscienza – javana, i tre elementi mentali (42) e le cinque impressioni sensuali – svolgono soltanto una funzione, quella di sorgere.
§ 7. I tipi di coscienza sono 14 in base alle funzioni e 10 in base alla classificazione.
Quindi quelle che svolgono una funzione sono 68; 2, due funzioni; 9, tre funzioni; 8, quattro funzioni; 2, cinque funzioni.
Note:
17. Kicca o Funzione.
Nel primo capitolo la coscienza è stata principalmente classificata in base alla natura (jati) e ai piani o stati (bhumi). In questa sezione le funzioni differenti di tutti gli 89 tipi di coscienza vengono spiegate in dettaglio.
Ogni coscienza svolge una particolare funzione. Alcuni tipi di coscienza svolgono sette funzioni, sotto determinate circostanze, in diverse capacità vi sono 14 funzioni specifiche svolte da ognuna di esse.
18. Patisandhi, letteralmente significa ricollegare, ricongiungere, nuova unione.
Il tipo di coscienza che si sperimenta al momento del concepimento è chiamato patisandhi citta. E' così chiamato perché unisce il passato col presente.
Tale patisandhi citta, chiamata anche “coscienza della rinascita”, è condizionata dal potente pensiero che si sperimenta al momento della morte, ed è considerata come la sorgente del flusso del presente vitale. Nel corso di una vita vi è una sola patisandhi citta. I contenuti mentali di bhavanga, che sorge dopo un numero infinito di volte durante l'arco della vita, e di cuti, che sorge solo una volta nel momento finale della morte, sono identici a quelli di patisandhi.
19. Bhavanga. Bhava + anga = fattore vitale, o causa o condizione indispensabile all'esistenza. Si sperimenta un solo momento di pensiero per volta. Non possono coesistere due momenti di pensiero nel medesimo istante.
Ogni momento di pensiero dipende dal genere di oggetto. Nessuna coscienza sorge senza un oggetto, sia fisica che mentale.
Quando una persona è profondamente addormentata ed è in uno stato di dormiveglia sperimenta una sorta di coscienza più passiva che attiva. E' simile alla coscienza che si sperimenta al momento iniziale del concepimento e al momento finale della morte. Questo tipo di coscienza è nell'Abhidhamma chiamato bhavanga. Come ogni altra coscienza è composta da tre fasi - genesi (uppāda), staticità (thiti) e cessazione (bhanga). Sorgere e perire ogni momento è come lo scorrere di un torrente che non rimane mai lo stesso per due momenti consecutivi.
Quando un oggetto entra in questo flusso attraverso le porte dei sensi, la coscienza bhavanga cessa e sorge un altro tipo di coscienza appropriata all'oggetto percepito. Non solo in uno stato senza sogni, ma anche nel nostro stato di veglia sperimentiamo momenti di pensiero bhavanga più di ogni altro tipo di coscienza. Quindi bhavanga diventa una condizione indispensabile di vita.
La signora Rhys Davids e lo studioso Aung paragonano bhavanga allo “stato dell'oscura percezione di Leibniz", che non raggiunge la coscienza, nello stato di dormiveglia.
Non si può essere d'accordo perché bhavanga è un tipo di coscienza. Non esiste nessuna oscura percezione in questo caso.
Alcuni identificano bhavanga ad una subcoscienza. Secondo il Dizionario di Filosofia la subcoscienza è “una zona della mente indicata da alcuni psicologi e filosofi che esiste sotto la soglia di coscienza.” Secondo i filosofi occidentali coesistono subcoscienza e coscienza. Né bhavanga è un piano inferiore.
Inoltre il Compendio afferma che “bhavanga denota uno stato (o momento) funzionale di subcoscienza. Quindi il subconscio è uno stato mentale – “sotto la soglia” della coscienza – da cui concepiamo la continua esistenza soggettiva come possibile. Ciò corrisponde alla “coscienza subliminale” di F. W. Myer (p. 266).
Il Dizionario Filosofico spiega “subliminale” (sub + limen, sotto la soglia) come processi mentali inconsci specialmente sensazioni che giacciono sotto la soglia della coscienza. In breve, non corrisponde alla coscienza subliminale.
Non vi è posto per bhavanga nella Filosofia Occidentale.
Bhavanga è anche così chiamata perché è una condizione essenziale per continuare l’esistenza soggettiva.
Quando la mente non riceve un nuovo oggetto esterno, si sperimenta una coscienza bhavanga. Immediatamente dopo un processo di pensiero, vi è anche una coscienza bhavanga.
In questo contesto è chiamata vithimutta – libera da processo. A volte agisce come un cuscinetto fra due processi di pensiero.
[…]
Secondo il Vibhavini Tika bhavanga sorge fra:
i. patisandhi (nuova unione) e avajjana (comprensione)
ii. javana e avajjana
iii. tadarammana e avajjana
iv. votthapana e avajjana, e a volte fra
v. javana e cuti, e
vi. tadarammana e cuti.
20. avajjana = aprire o girare verso (qualche direzione)
Quando un oggetto entra nel flusso di coscienza bhavanga il momento di pensiero che immediatamente segue è chiamato bhavanga-calana (vibrazione bhavanga). Successivamente un altro momento di pensiero sorge ed è chiamato bhavanga-upaccheda (bhavanga attraente). Per la rapidità del flusso di bhavanga un oggetto esterno non fa nascere immediatamente un processo di pensiero. L’originario momento di pensiero bhavanga perisce. Quindi il flusso viene controllato. Prima dell’attuale transizione della bhavanga esso per un istante vibra. Quando la bhavanga cessa sorge un momento di pensiero che indirizza la coscienza verso l’oggetto. Se è un oggetto fisico, il momento di pensiero è detto “cognizione delle cinque porte” (pañcadvaravajjana). Nel caso di un oggetto mentale è detto “cognizione della porta mentale” (manodvaravajjana).
Nel processo di pensiero della porta dei sensi, dopo il momento avajjana, sorge una delle cinque impressioni dei sensi.
Si veda Cap. 1, nota 27
Avajjana sorge tra bhavanga e pañca-viññana (impressione sensuale), e tra bhavanga e javana.
21. Pañca-viññana (impressioni dei sensi) sorge tra le cognizioni delle cinque porte (pañcadvaravajjana) e la coscienza ricevente (sampaticchana). Vedere, sentire, gustare ed avere contatto sono tutte insieme chiamate pañca-viññana.
22. Sampaticchana sorge tra le cinque impressioni dei sensi e la coscienza investigante (santirana).
23. Santirana sorge tra le cinque impressioni dei sensi e la coscienza investigante (votthapana).
24. Votthapana = Vi + ava + radice di tha, stare, fissare, tenere a riposo.
E' in questo momento che la natura dell'oggetto è pienamente determinata. Questa è l'entrata di un processo di pensiero morale o immorale. La discriminazione, giusta o sbagliata, impiegata in questa fase, determina il processo di pensiero buono o cattivo.
Non vi è una classe speciale di coscienza chiamata votthapana. Manodvaravajjana (coscienza della porta mentale) svolge la funzione di determinare.
Votthapana sorge tra:
i. investigazione e javana, e
ii. investigazione e bhavanga.
25. Javana deriva dalla radice ju, correre velocemente.
Questo è un altro termine tecnico da comprendere bene.
Comunemente il termine viene impiegato nel senso di rapido. Javana-pañña significa rapida conoscenza. Nell'Abhidhamma viene usato in un senso puramente tecnico.
In questo caso Javana significa correre. E' così chiamato perché nel corso di un processo di pensiero corre consecutivamente per sette o cinque momenti di pensiero, aggrappandosi ad un identico oggetto. Gli stati mentali che accadono in tutti questi momenti di pensiero sono simili, mentre differisce la potenziale forza.
Quando la coscienza percepisce un oggetto vivido in genere sorgono sette momenti di Javana nel particolare processo di pensiero. In caso di morte o quando il Buddha svolge i Fenomeni Psichici (Yamaka Patihariya) sorgono solo cinque momenti di pensiero. Nel processo Javana Ultramondano la coscienza del Sentiero sorge solo per un momento.
Questa fase javana è la più importante da un punto di vista etico. E' una fase psicologica dove vengono compiuti bene e male.
E' in questo stadio psicologico che vengono effettivamente compiuti il bene o il male. Indipendentemente dalla desiderabilità o dalla indesiderabilità dell'oggetto che si presenta alla mente si manifesta il processo Javana buono o cattivo. Se, ad esempio, si incontra un nemico, quasi automaticamente sorgerà un pensiero di odio. Un saggio e una persona controllata, al contrario, potrebbe far nascere un pensiero amorevole verso di lui. Tale è la ragione per cui il Buddha così ha dichiarato nel Dhammapada (v. 165):
Siamo noi a fare il male
e siamo noi a diventare impuri.
Siamo noi a evitare il male
e siamo noi a essere puri.
La purezza
è nelle nostre mani.
Nessun altro è responsabile.
E' anche vero che le varie circostanze, le naturali tendenze, l'ambiente, ecc., condizionano i nostri pensieri. Quindi il libero arbitrio è subordinato al corso meccanicistico degli eventi. Vi è anche la possibilità di superare queste forze esterne e, esercitando la propria libera volontà, far nascere pensieri buoni o cattivi.
Gli agenti esterni sono anche importanti, ma solo noi siamo responsabili delle nostre azioni. Dei sette normali momenti di pensiero Javana, il primo è potenzialmente debole perché è privo di una forza precedente che lo sostiene. L'effetto karmico di tale momento di pensiero può agire in questa stessa vita. E' chiamato ditthadhammavedaniya kamma. Se non agisce, diventa inefficace (ahosi). L'ultimo è il secondo più debole, perché il potere che lo sostiene si è esaurito. Il suo effetto Karmico può agire in una vita immediatamente succesiva (upapajjavedaniya). Se non agisce, anch'esso diventa inefficace. Gli effetti dei restanti cinque possono agire in un qualsiasi momento fino a che si raggiunge il Parinibbana (aparapariya-vedaniya).
Bisogna comprendere che i javana morali o immorali (kusalakusala) si riferiscono al lato attivo della vita (kamma-bhava). Essi condizionano l'esistenza futura (upapattibhava). Oltre ad essi vi sono i phala e kriya javana. Nei Kriya javana, che sono sperimentati solo dai Buddha e dagli Arahat, le rispettive cetana sono prive del potere creativo del Kamma.
E' estremamente difficile fornire un'appropriata definizione per Javana.
Alcuni suggeriscono il termine “Appercezione”.
[Il termine appercezione sta a indicare una forma particolare di percezione mentale, che si distingue per chiarezza e consapevolezza di sé. Fu introdotto dal filosofo Leibniz per definire la "percezione della percezione", ossia la percezione massima perché situata al più alto livello di autocoscienza. In Kant è nota altrimenti come "Io penso". N.d.t.]
(…)
26. Tadalambana o Tadarammana, letteralmente significa “quell'oggetto”. Immediatamente dopo il processo Javana due momenti di pensiero, o nessuno, sorgono con l'avere lo stesso oggetto del Javana. Vengono chiamati tadalambana. Dopo i tadalambana di nuovo il flusso di coscienza si estingue nel bhavanga.
Tadalambana accade tra (i) javana e bhavanga e (ii) javana e cuti.
27. Cuti deriva dalla radice cu, partire, abbandonare, essere liberato
Come patisandhi è l'iniziale momento di pensiero della vita così cuti è il momento di pensiero finale. Essi sono l'entrata e l'uscita di una particolare vita. Cuti funziona come un semplice passaggio dalla vita.
Patisandhi, bhavanga e cuti di una particolare vita sono simili in quanto possiedono lo stesso oggetto e gli stessi coefficienti mentali.
La morte avviene subito dopo la coscienza cuti. Anche se, con la morte, il corpo fisico si disintegra ed il flusso di coscienza cessa temporaneamente, tuttavia il flusso vitale non si annienta poiché la forza Karmica aziona ciò che rimane. La morte non è un preludio alla nascita. Cuti accade fra (i) javana e patisandhi, (ii) tadarammana e patisandhi, e (iii) bhavanga e patisandhi.
28. Thana, letteralmente: luogo, posto o avvenimento. Sebbene ci siano 14 funzioni, tuttavia, secondo il luogo o l'avvenimento funzionante, accadono dieci volte. Pañca-viññana o le impressioni dei cinque sensi sono collettivamente trattate come una sola in quanto la loro funzione è identica.
29. Una è akusala-vipaka (risultante immorale) e l'altra è kusala-vipaka (risultante morale). La rinascita (patisandhi) nel regno animale, e nei regni degli asura e peta (spiriti e spettri) avviene con upekkhasahagata santirana (akusala vipaka). Bhavanga e cuti di quella particolare vita sono identiche a questa patisandhi citta.
Quegli esseri umani, che sono congenitamente ciechi, sordi, muti, ecc. hanno per la loro patisandhi citta la kusala vipaka upekkha-sahagata santirana. Sebbene la deformità sia dovuta ad un Kamma cattivo, tuttavia la nascita come essere umano è dovuta ad un buon kamma.
30. Cioè, kamavacara kusala vipaka. Tutti gli esseri umani, congenitamente deformi, sono nati con uno di questi otto come la loro patisandhi citta.
Tutti questi dieci appartengono al kamaloka.
31. Cioè, i cinque rupavacara vipaka e i quattro arupavacara vipaka.
Lokuttara (Ultraterrena) phala non sono presi in considerazione perché non producono nessuna rinascita.
19 classi di coscienza, quindi, svolgono la triplice funzione di patisandhi, bhavanga e cuti.
32. Cioè, manodvaravajjana (cognizione della porta mentale) e pañcadvaravajjana (cognizione della porta dei sensi), menzionate fra le 18 ahetuka citta. La prima avviene quando la mente percepisce un oggetto mentale e la seconda quando percepisce un oggetto fisico.
33. Cioè, i dieci tipi dei risultanti delle impressioni dei sensi morali ed immorali (kusala-akusala vipaka pañca-viññana).
34. Cioè, i due tipi di coscienza ricevente, accompagnata da indifferenza, menzionati fra le ahetuka.
35. Cioè, due accompagnate da indifferenza, ed una accompagnata da piacere. Sono le prime due che funzionano come patisandhi, bhavanga e cuti. Bisogna capire che al momento della rinascita non vi è alcuna investigazione. Una coscienza svolge soltanto una sola funzione in un particolare momento. Questa classe di coscienza serve soltanto come una coscienza di rinascita legata alle passate e all'attuale nascita.
La coscienza investigante, accompagnata da piacere, sorge come una tadalambana quando l'oggetto presentato alla coscienza è desiderabile.
36. Non esiste nessuna speciale coscienza conosciuta come votthapana. E' la manodvaravajjana che è al servizio di questa funzione nel processo di pensiero delle cinque porte.
37. Cioè, la manodvaravajjana e la pañcadvaravajjana, due delle ahetuka kriya citta. Siccome non godono il gusto dell'oggetto non svolgono la funzione di Javana. La rimannente kriya citta, coscienza ridente, svolge la funzione di Javana.
38. Cioè, 12 immorali + (8 + 5 + 4 + 4) 21 morali + 4 lokuttara phala (frutti) + 1 (1 + 8 + 5 + 4) 18 funzionali = 55.
Il termine usato non è vipaka ma phala. I vipaka (risultanti) di kama, rupa e arupa loka non vengono considerati come Javana. I Sentieri ed i Frutti Ultaterreni che avvengono nel processo Javana sono considerati come Javana anche se esistono per un solo momento.
39. Queste undici sono vipaka citta (risultanti). Quando svolgono la funzione di ritenzione (tadalambana), non vi è nessuna funzione investigante.
La coscienza investigante, accompagnata da piacere, svolge la duplice funzione di investigante e di ritenzione.
40. Nei loro rispettivi piani.
41. Manodvaravajjana.
42. Manodhata è applicato alle due classi di coscienza ricevente (sampaticchana) e alla cognizione delle cinque porte (pañcadvaravajjana). Tutte le rimanenti classi di coscienza, eccetto le dieci impressioni dei sensi (dvipañca-viññana), sono detti mano- viññana dhatu.