Abhidhammattha—Sangaha
Un Manuale dell'Abhidhamma

Capitolo III
Miscellanea

Sintesi della sensazione

Traduzione in inglese dal testo originale Pāli e note esplicative di Narada Thera
Titolo originale: Abhidhammattha-Sangaha, A Manual of Abhidhamma
fonte: www.buddhanet.net
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro

(Vedanā – Sangaho)


§ 2. Tattha vedanāsangahe tāva tividha vedanā: - sukham, dukkham, adukkhamasukham' ti. Sukham, dukkham, somanassam, domanassam, upekkhā'ti ca bhedena pana pañcadhā hoti.
§ 3. Tattha sukha-sahagatam kusala-vipākam kāyaviññānam ekam'eva.
§ 4. Tathā dukkha-sahagatam akusala-vipākam kāyaviññānam.
§ 5. Somanassa - sahagata - cittāni pana lobhamulāni cattāri, dvādasā kāmāvacarasobhanāni, sukhasantīrana - hasanāni ca dve' ti atthārasa kāmāvacara cittāni c'eva, pathama-dutiyatatiya-catutthajjhāna-sankhātāni catucattālīsa Mahaggata-Lokuttaracittāni c'āti dvāsatthividhāni bhavanti.
§ 6. Domanassa-sahagata cittāni pana dve patigha-cittān'eva.
§ 7. Sesāni sabbāni'pi pañcapannāsa upekkhāsahagata-cittān' evā'ti.
§ 8. Sukham dukkham-upekkhā'ti tividhā tattha vedanā
Somanassam domanassam iti bhedena pañcadhā.
Sukham'ek'attha dukkhañ ca domanassam dvaye thitam.
Dvāsatthisu somanassam pañcapannāsaketarā.

_________________________

(i. Sintesi della sensazione)
[I numeri in parentesi sono riferiti alle note.]

§ 2. In un primo momento vi sono tre specie di sensazione (3): - piacevole (4), dolorosa, e né piacevole né dolorosa. Oppure è quintuplice - e cioè, felicità, dolore, piacere, dispiacere, indifferenza o equanimità.

§ 3. Di queste, la coscienza fisica morale risultante è l'unica accompagnata da felicità.

§ 4. Allo stesso modo la coscienza fisica immorale risultante è l'unica accompagnata da dolore.

§ 5. Ci sono 62 tipi di coscienza accompagnata da piacere (5) - e cioè:
(a) I diciotto tipi di coscienza della sfera sensuale, come le quattro radicate nell’attaccamento, dodici tipi di coscienza “Bella” della sfera sensuale, i due tipi di coscienza investigante e lieta,
(b) 44 tipi di coscienza (6) Sublime ed Ultramondana relativi al primo, al secondo, al terzo e al quarto Jhana. (12 + 32)

§ 6. Solo i due tipi di coscienza connessi con l'avversione sono accompagnati da dispiacere (7).

§ 7. Tutti i rimanenti 55 tipi di coscienza sono accompagnati da indifferenza o equanimità (8).

§ 8. La sensazione, quindi, è triplice, e cioè: felicità, dolore ed indifferenza. Assieme al piacere e al dispiacere è quintuplice.

Felicità e dolore si trovano in una sola, il dispiacere in due, il piacere in 62 e i rimanenti (indifferenza o equanimità) in 55.


Note:

3. Vedana è un significativo stato mentale comune a tutti i tipi di coscienza. La sensazione è la sua caratteristica (vedayita-lakkhana), nata dal contatto. La sensazione, dunque, non è un’appropriata descrizione per vedana.
La sensazione è definita come: "una consapevole, impressione soggettiva che non implica la conoscenza o la rappresentazione di un oggetto''.
La sensazione è spiegata come: "il contenuto dell'intuizione sensibile, o il modo in cui un soggetto cosciente viene modificato dalla presenza di un oggetto."
Vedana modifica il flusso di coscienza e serve sia per sostenere la vita che per distruggerla. Il piacere, per esempio, promuove la vita, il dolore lo danneggia. Perciò tale sensazione svolge un ruolo molto importante nella vita dell'uomo.
Il ruolo di vedana è quello di sperimentare la conoscenza di un oggetto (anubhavana rasa).
La particolare soddisfazione o insoddisfazione dipende dalla desiderabilità o indesiderabilità dell'oggetto esterno. In genere sono meccanicistici.
A volte il libero arbitrio di una persona determina il modo di provare una sensazione indipendente dalla natura dell'oggetto. La vista di un nemico, per esempio, dovrebbe costituire una fonte di dispiacere, ma una persona dotata di retta conoscenza, al contrario, estende la sua gentilezza amorevole verso di lui tanto da sperimentare una sorta di piacere. Socrate, per esempio, ha bevuto quel veleno con gioia manifestando una morte felice. Una volta un certo Brahmano fu molto offensivo con il Buddha, ma Egli continuava a sorridere dimostrandogli amore. L'asceta Khantivādi, brutalmente torturato da un re ubriaco, gli augurò lunga vita, invece di maledirlo.
Un bigotto non di fede buddhista, d'altra parte, può, alla vista di un Buddha, avere un pensiero di odio. Quindi proverà una sensazione spiacevole. Allo stesso modo una sensazione simile può sorgere nel cuore di un bigotto buddhista alla vista di un maestro religioso di altra fede. Ciò che è carne e bevanda per uno, può essere veleno per un altro.
I piaceri materiali, ad esempio, sarebbero molto apprezzati da una persona comune. Mentre un asceta è felice nel rinunciarvi vivendo una vita di volontaria povertà in perfetta solitudine. Una vita così solitaria, per una persona condizionata dai sensi sarebbe come l'inferno. Sì, ciò che è il paradiso per uno può essere l'inferno per un altro, ciò che è l'inferno per uno può essere il paradiso per un altro. Noi stessi li creiamo, e sono più o meno fatti di mente.
“Ci sono, o monaci, due tipi di sensazione: piacevole e dolorosa.” - disse il Buddha. Bene, come mai vi è una terza né piacevole né dolorosa? Il commentario afferma che la sensazione neutra irreprensibile è compresa nella felicità ed è biasimevole nel dolore.
Inoltre, il Buddha affermò che tutto il sensibile di questo mondo è sofferenza. Ciò è dovuto all'impermanenza naturale di tutte le realtà condizionate.
Un altro punto di vista da considerare è che tutte le forme della sensazione come quelle puramente mentali, sono solamente di tre tipi, e cioè: felicità (sukha), sofferenza (dukkha) e neutrale (adukkhamasukha).
L'Atthasalini così li spiega:
“Il termine sukha significa “sensazione piacevole” (sukha-vedana), “radice di felicità” (sukha-mula), “oggetto piacevole” (sukharammana), “causa di felicità” (sukha-hetu), e “stato condizionato di piacere” (sukha-paccayatthana), “senza dolore” (abyapajjha), “Nibbana”, ecc.
Nella frase: “Eliminando sukha” - sukha significa sensazione piacevole.
Nella frase: “Sukha è il non-attaccamento in questo mondo”. Qui sukha significa radice del piacere.
Nella frase: “Poichè, Mahali, la forma è sukha, nasce e sparisce in sukha.” Qui sukha significa l'oggetto del piacere.
“Il merito, o monaci, è sinonimo di sukha.” Qui sukha significa causa di piacere.
“Non è facile, o monaci, raggiungere la celeste sukha per descrizione.” Chi non conosce sukha non vede nandana.” Qui sukha significa stato di piacere condizionato.
“Questi stati costituiscono una vita di sukha in questo mondo .” Qui sukha significa liberazione dalla sofferenza.
“Il Nibbana è la suprema sukha.” Qui sukha significa Nibbana.
Da queste citazioni il lettore può comprendere i vari significati del temine sukha usato nei testi. In questo particolare contesto il termine sukha indica la sensazione piacevole.
Il Nibbana è la suprema beatitudine (sukha). Ciò non vuol dire che vi sia una sensazione piacevole nel Nibbana anche se è usato il termine sukha. Il Nibbana è una libera beatitudine. La liberazione dalla sofferenza è la beatitudine del Nibbana.
Il termine dukkha significa “sensazione dolorosa”, “base di dolore”, “oggetto di sofferenza”, “causa di dolore”, “stato condizionato di dolore”, ecc.
“Eliminando dukkha” – qui dukkha significa sensazione dolorosa.
“Anche la nascita è dukkha” – qui dukkha significa base di dolore.
“Poiché, o Mahali, la forma è dukkha, nasce e sparisce nel dolore – qui dukkha significa oggetto di sofferenza.
“L’accumulazione del male è dukkha” – qui dukkha significa causa di dolore.
“Non è facile, o monaci, realizzare la sofferenza degli stati dolorosi per descrizione” – qui dukkha significa “stati condizionati di dolore”.
In questo particolare contesto il termine dukkha indica la sensazione dolorosa.”

Nel Dhammacakka Sutta il Buddha elenca otto divisioni di dukkha, e cioè:
1. La nascita è sofferenza, 2. il decadimento è sofferenza, 3. la malattia è sofferenza, 4. la morte è sofferenza, 5. l’unione con lo spiacevole è sofferenza, 6. la separazione dalla persona amata è sofferenza, 7. non ottenere ciò che si desidera è sofferenza, 8. in breve i Cinque Aggregati sono sofferenza.
Tutti questi sono causa di sofferenza.
Quando il Buddha si rivolse ai deva ed agli uomini enunciò otto tipi di dukkha. Quando si rivolse ai soli esseri umani parlò di dodici tipi. Invece di vyādhi (malattia) Egli dice che soka (dolore), parideva (lamento), dukkha (sofferenza), domanassa (dispiacere), upāyāsa (disperazione) sono sofferenza. Tutti questi cinque sono inclusi in vyādhi che comprende disarmonia fisica e mentale.
Soka, domanassa e upayasa sono mentali, mentre dukkha e parideva sono fisici.
In pratica non vi è grande differenza fra le due formule.
Adukkha-m-asukha è ciò che è né sofferenza né felicità. E' una sensazione neutra. Ciò corrisponde sia ad una imperturbabile indifferenza sia ad una Stoica indifferenza. Il termine Pali upekkha, che ha un significato molto ampio, è il più utilizzato per indicare questo tipo di sensazione neutra.
In un tipo di coscienza immorale upekkha assume il ruolo di imperturbabile indifferenza perché è causata dall'ignoranza. In una coscienza risultante ahetuka, come un'impronta sensuale, upekkha significa una semplice sensazione neutrale senza alcun valore etico. Adukkha-m-asukkha è l'esatto termine in questo contesto. La nascosta upekkha in una kamavacara sobhana citta (tipo di coscienza “Bella” appartenente alla Sfera dei sensi) può essere uno dei seguenti stati: semplice indifferenza (non imperturbabile poiché non vi è ignoranza), semplice sensazione neutra, disinteresse, sensazione imparziale. Stoica indifferenza e perfetta equanimità.
Upekkha nella coscienza jhana è perfetta equanimità nata dalla concentrazione. E' sia etica sia intellettuale. (Vedi Cap. 1, nota 42)

Secondo una classificazione ancora più ampia vedana è quintuplice. Vale a dire:
(i) sukha (felicità fisica)
(ii) somanassa (piacere mentale)
(iii) dukkha (sofferenza fisica)
(iv) domanassa (dispiacere mentale)
(v) upekkha (indifferenza, equanimità o sensazione neutra).

Tutte le sensazioni, da un punto di visto assoluto, sono mentali perché vedana è un cetasika.

Degli 89 tipi di coscienza soltanto due sono associati con sukha e con dukha. Uno è la coscienza fisica associato con la felicità, e l'altro è la coscienza fisica associato al dolore.
Entrambi sono tipi risultanti di coscienza, effetti di buono o cattivo kamma.
Un morbido tocco, ad esempio, produce felicità. Una puntura di spillo, al contrario, produce dolore. In questi casi si sperimenta rispettivamente i precedenti due tipi di coscienza.
Ora sorge una domanda: perché solo la coscienza fisica è associata al dolore e alla felicità? E perché non le altre impressioni sensoriali?
Lo studioso Aung ci offre una risposta nel suo saggio introduttivo al Compendio:
“Solo il senso del tatto è accompagnato da elementi sensoriali positivi di dolore e piacere; gli altri quattro sensi sono accompagnati da piacevole indifferenza. Questa eccezionale distinzione è assegnata al senso del tatto, perché l'impatto tra la superficie senziente (pasada rupa) ed i rispettivi oggetti degli altri sensi, qualità secondarie del corpo, non sono in grado di produrre un dolore o un piacere fisico. Mentre nel caso del tatto vi è un contatto reciproco fra una o fra tutte e tre le principali qualità (luogo – pathavi, temperatura – tejo, pressione – vayo) e ciò è in grado di influenzare quelle qualità primarie nella propria percezione fisica. Un batuffolo di cotone su un'incudine non influisce sul secondo, mentre un martello coperto di cotone produce un effetto anche sull'incudine.” (Compendio di Filosofia, p. 14).

Nel caso del tatto l'impatto è forte. Le qualità “essenziali”: pathavi, tejo e vayo (estensione, calore e moto) – apo, coesione, è esclusa in quanto non tangibile – direttamente e energicamente colpiscono tali qualità fisiche. Conseguentemente non vi è né dolore né felicità. Come nel caso del vedere, dell'odorare, del gustare, vi è un nudo impatto. La conseguente sensazione è né dolorosa né piacevole. Anche se queste impressioni sensoriali possono essere sukha, dukkha, o upekkha i processi del pensiero condizionati javana non potrebbero mai essere associati ad una simile sensazione.
Per esempio, il Buddha sperimentò una coscienza fisica associata al dolore quando fu colpito al piede da una pietra, ma il Suo processo di pensiero condizionato javana non fu mai associato al dispiacere. Non influenzato dal dolore, Egli avrebbe sperimentato una perfetta equanimità. L'immanente sensazione nel flusso di coscienza sarebbe stata upekkha. Allo stesso modo, alla vista del Buddha, una persona con retta conoscenza sperimenta automaticamente una coscienza visiva associata all'indifferenza (upekkha-sahagata cakkhu-viññana), ma il suo pensiero javana sarebbe virtuoso. La sensazione innata sarebbe piacevole (somanassa).
Questo punto molto complesso bisognerebbe comprenderlo meglio.
Somanassa (buona-inclinazione) e domanassa (cattiva inclinazione) sono strettamente mentali.
Questi cinque tipi di sensazione potrebbero essere ridotti a tre, da tre due, da due uno, in questo modo:
i. sukkha + somanassa; upekkha; dukkha + domanassa
ii. sukha; upekkha; dukkha
iii. sukha; dukkha
iv. dukkha

(Upekkha è assorbita da sukha, e sukha è alla fine assorbita da dukkha.)

4. Sukha – felicità fisica differente da somanassa – piacere mentale. Così dukkha, dolore fisico è differente da domanassa – dispiacere mentale. Solo una coscienza è accompagnata da sukha. Allo stesso vi è una sola coscienza accompagnata da dukkha. Entrambe sono effetto rispettivamente delle buone e delle cattive azioni.
Quando il Buddha, ad esempio, fu ingiuriato da Devadatta Thera, Egli sperimentò una coscienza fisica accompagnata da dolore. Questo fu il risultato di una Sua cattiva azione passata. Quando sediamo su una confortevole sedia sperimentiamo una coscienza fisica accompagnata da felicità. Questo è il risultato di una buona azione passata. Tutte le forme del dolore e della felicità fisica sono l'inevitabile risultato del nostro kamma.

5. I lettori avranno notato che i tipi piacevoli di coscienza sono maggiori di quelli dolorosi. Infatti durante la vita una persona sperimenta più momenti felici che dolorosi. Ciò non contraddice l'affermazione che la vita è sofferenza (dukkha). In questo caso dukkha non è usato nel senso di sensazione dolorosa, ma nel senso di oppressione o impedimento (pilana). Una attenta definizione di dukkha è esposta nel Dhammacakka Sutta.

6. Vi sono quattro kusala jhana, quattro vipaka jhana, quattro kriya jhana e 32 lokuttara jhana. (4 + 4 + 4 + 32 = 44)

7. Vi è solo dispiacere nei due tipi di coscienza connessi a patigha o avversione. Noi sperimentiamo dispiacere quando siamo arrabbiati. Vi è avversione dove vi è dispiacere? Sì, in una forma sottile e grossolana.

8. Quindi: 6 akusala, 14 ahetuka, 12 sobhana, 3 rupa jhana, 12 arupa jhana, 8 lokuttara = 55.

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