Abhidhammattha—Sangaha
Un Manuale dell'Abhidhamma
Capitolo I
Diversi tipi di Coscienza
(Citta-Sangaha-Vibhāgo)
Coscienza della Sfera Materiale (rupavacara cittani)
Traduzione in inglese dal testo originale Pāli e note esplicative di
Narada Thera
Titolo originale: Abhidhammattha-Sangaha, A Manual of Abhidhamma
fonte: www.buddhanet.net
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
§ 7.
(rupavacara cittani-15)
(rupavacara kusala cittani-5)
1. Vitakka-vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam pathamajjhana-kusalacittam.
2. Vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam dutiyajjhana-kusalacittam,
3. Piti-sukh'ekaggata-sahitam tatiyajjhana-kusalacittam,
4. Sukh'ekaggata-sahitam catutthajjhana-kusalacittam,
5. Upekkh'ekaggata-sahitam pañcamajjhana-kusalacittañ c'ati.
Imani pañca'pi rupavacara-kusalacittaninama.
(rupavacara vipaka cittani-5)
1. Vitakka-vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam pathamajjhana-vipakacittam,
2. Vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam dutiyajjhana-vipakacittam,
3. Piti-sukh'ekaggata-sahitam tatiyajjhana-vipakacittam,
4. Sukh'ekaggata-sahitam, catutthajjhana-vipakacittam,
5. Upekkh'ekaggata-sahitam pañcamajjhana-vipakacittañ c'ati.
Imani pañca'pi rupavacara-vipakacittani nama.
(rupavacara kriya cittani-5)
1. Vitakka-vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam pathamajjhana-kriyacittam,
2. Vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam dutiyajjhana-kriyacittam,
3. Piti-sukh'ekaggata-sahitam tatiyajjhana-kriyacittam,
4. Sukh'ekaggata-sahitam catutthajjhana-kriyacittam,
5. Upekkh'ekaggata-sahitam pañcamajjhana-kriyacittañ c'ati.
Imani pañca'pi rupavacara-kriyacittani nama.
Icc'evam sabbatha'pi pannarasa rupavacara kusala-vipaka-kriyacittani samattani.
Pañcadha jhanabhedena - rupavacaramanasam
Puññapakakriyabheda - tam pañcadasadha bhave.
__________________________________________________________________________
§ 7.
Coscienza della sfera materiale (15)
Coscienza morale della sfera materiale (5)
1. Coscienza morale del primo Jhana assieme ad applicazione iniziale, applicazione
sostenuta, gioia, felicità ed acume.
2. Coscienza morale del secondo Jhana assieme ad applicazione sostenuta, gioia,
felicità ed acume.
3. Coscienza morale del terzo Jhana assieme a gioia, felicità ed acume.
4. Coscienza morale del quarto Jhana assieme a felicità ed acume.
5. Coscienza morale del quinto Jhana assieme ad equanimità ed acume.
Questi sono i cinque tipi di Coscienza Morale della Sfera Materiale.
Coscienza Risultante della Sfera Materiale (5)
1. Coscienza risultante del primo Jhana assieme ad applicazione iniziale,
applicazione sostenuta, gioia, felicità ed acume.
2. Coscienza risultante del secondo Jhana assieme ad applicazione sostenuta,
gioia, felicità ed acume.
3. Coscienza risultante del terzo Jhana assieme a gioia, felicità ed
acume.
4. Coscienza risultante del quarto Jhana assieme a felicità ed acume.
5. Coscienza risultante del quinto Jhana assieme ad equanimità ed acume.
Questi sono i cinque tipi di Coscienza Risultante della Sfera Materiale.
Coscienza Funzionale della Sfera Materiale (5)
1. Coscienza funzionale del primo Jhana assieme ad applicazione iniziale,
applicazione sostenuta, gioia, felicità ed acume.
2. Coscienza funzionale del secondo Jhana assieme ad applicazione sostenuta,
gioia, felicità ed acume.
3. Coscienza funzionale del terzo Jhana assieme a gioia, felicità ed
acume.
4. Coscienza funzionale del quarto Jhana assieme a felicità ed acume.
5. Coscienza funzionale del quinto Jhana assieme ad equanimità ed acume.
Questi sono i cinque tipi di Coscienza funzionale della sfera materiale.
Per concludere, i 15 tipi di Coscienza Morale, Risultante e Funzionale.
Sunto
La coscienza della sfera materiale è quintuplice in base ai differenti
Jhana. E ne diventano 15 poichè sono Morali, Risultanti e Funzionali.
Note:
36. Rupacavara - Esistono tre dimensioni di esistenza: la
Dimensione dei Sensi (kamaloka), la Dimensione della Forma o Materiale
(rupaloka), e la Dimensione del Senza Forma o Immateriale (arupaloka).
I quattro mondi miserevoli o inferni, il mondo umano, i sei regni celesti
formano il Kamaloka. E' così chiamato perché i desideri
dei sensi hanno un ruolo predominante in questa dimensione. I quattro mondi
miserevoli sono chiamati duggati (regni infernali). I fautori del
male nascono in questi mondi. Gli altri sette mondi rimanenti sono chiamati
sugati (regni beati o celesti). I fautori del bene nascono in questi
mondi o dove esistono i piaceri dei sensi.
Le persone più evolute, che non cercano nessun piacere a livello sensuale,
ma sono interessate in una crescita spiritualmente elevata, nasceranno in
mondi o dimensioni inerenti alle loro aspirazioni. Nel mondo umano sono coloro
che coltivano la meditazione.
Tale meditazione (bhavana) è di due tipi: samatha
(concentrazione) e vipassana (di visione profonda). Samatha,
che significa calma, è legata allo sviluppo ed alla pratica dei
jhana (assorbimenti mentali). Vipassana è invece vedere
le cose fenomeniche come realmente sono. Tramite i jhana si sviluppano
poteri psichici. E' la meditazione vipassana che ci conduce e ci
fa realizzare il Risveglio o Illuminazione.
Coloro che sviluppano i jhana rinasceranno, dopo la morte, nella
Dimensione più elevata Materiale o Immateriale.
Nella Dimensione Immateriale non vi è corpo fisico ma solo mente.
In genere, corpo e mente coesistono e sono interdipendenti ed inseparabili.
Ma attraverso i poteri della meditazione esiste la possibilità temporanea
per la mente di separarsi dal corpo e viceversa. Gli esseri nati nei regni
celesti e nella Dimensione Immateriale posseggono forme materiali molto sottili.
Il Compendio di Filosofia afferma che: “Rupaloka” viene
così definita perché, in quel mondo, vi è un sottile
residuo di materia. Mentre Arupaloka è così chiamata
perché, in quel mondo, non vi è traccia di materia.
Vi sono 15 tipi di coscienza (citta) attinenti a queste dimensioni.
Cinque sono Kusala (salutari/positive), che si possono sviluppare
in questa stessa esistenza. Cinque sono le loro relative vipaka che
sono sperimentate dopo la morte nella sfera materiale. Cinque sono ktiya
citta, che sono sperimentate solo dai Buddha e dagli Arahant sia in questa
vita sia in altre.
37. Jhana – Sanscrito: dhyana
Il termine Pali è derivato dalla radice “jhe”,
pensare. Il Venerabile Buddhaghosa spiega il Jhana come segue, “Aramman'upanijjhanato
paccanikajhapanato vajhanam”, Jhana è così
chiamato perché esso pensa strettamente un oggetto o perché
brucia quelle realtà avverse (gli ostacoli – nivarana).
Con Jhana si intende una costante concentrazione su un oggetto.
Dei quaranta oggetti di concentrazione, elencati nel IX capitolo di questo
testo, l'aspirante seleziona un oggetto che attrae il suo temperamento. Questo
oggetto è chiamato parikamma nimitta, oggetto preliminare.
Egli ora si concentra intensamente su questo oggetto fino ad esserne interamente
assorbito tanto che gli abituali pensieri vengono all'istante esclusi dalla
mente. Una fase è infine raggiunto quando si è in grado di visualizzare
l'oggetto anche con gli occhi chiusi. Su questa immagine visualizzata (uggaha
nimitta) si concentra continuamente fino a quando si sviluppa in una
immagine concettualizzata (patibhaga nimitta).
Come esempio prendiamo il kasina pathavi. Un cerchio di circa una
spanna e quattro pollici di diametro, con la superficie coperta d'argilla
di colore chiaro e ben levigata. Se non c'è abbastanza argilla di colore
chiaro, si può aggiungere altra argilla. Questo cerchio ipnotico è
noto come il parikamma nimitta.Ora si pone questo oggetto circa due
cubiti e mezzo di distanza da lui e ci si concentra su di esso, dicendo mentalmente
o sottovoce - pathavi o terra. Lo scopo è quello di ottenere
l'unificazione della mente. Quando lo si pratica per qualche tempo - forse
settimane o mesi, o anni – si è in grado di chiudere gli occhi
e visualizzare l'oggetto. Questo oggetto visualizzato è chiamato nimitta
uggaha. Poi ci si concentra su questa immagine visualizzata, che è
una replica esatta mentale dell'oggetto, fino a quando si sviluppa in una
immagine concettualizzata che si chiama nimitta patibhaga. La differenza
tra la prima immagine visualizzata e l'immagine concettualizzata è
che nella prima la l'imperfezione dell'espediente viene visualizzata, mentre
la seconda è chiara ed è come una "conchiglia levigata".
Quest'ultima non ha né colore né forma. "E' solo apparenza,
ed è nata di percezione". Come ci si concentra assiduamente su
questo concetto astratto si dice di essere in possesso di "prossima concentrazione"
(upacara samadhi) e gli innati cinque ostacoli (nivarana),
come desiderio dei sensi (kamacchanda), odio (patigha),
pigrizia e torpore (thina-middha), irrequietezza e angoscia (uddhacca-kukkucca)
e dubbio (vicikiccha) sono temporaneamente inibiti. Alla fine si
raggiunge una "estatica concentrazione" (appana samadhi)
e si viene assorbiti nel jhana, godendo la tranquillità e
la serenità di una mente concentrata. Mentre si cerca di acquisire
appana samadhi sorge tale processo di pensiero : - bhavanga,
mano-dvaravajjana, parikamma, upacara, anuloma, gotrabhu, appana.
Quando si arresta il flusso di coscienza, vi sorge la coscienza della porta
mentale che fa suo l'oggetto patibhaga nimitta. Poi segue il processo
Javana che inizia sia con parikamma sia con upacara.
Parikamma è il momento di pensiero preliminare o iniziale. Upacara
significa prossimo, perché è vicino ad appana samadhi.
E' al momento di pensiero di “adattamento”, anuloma,
che la mente si qualifica per appana finale. E' così chiamato
perchè sorge in conformità con appana. Questo è
seguito da gotrabhu, il momento di pensiero che trascende il piano
kama. Gotrabhu significa ciò che sottomette (bhu),
il lignaggio kama (gotra). Tutti i momenti di pensiero di
questo processo Javana oltre al momeno gotrabhu sono pensieri
kamavacara. Immediatamente dopo questo stadio transitorio di gotrabhu
sorge solo per un attimo il momento di pensiero appana che conduce
alla concentrazione estatica. Questa coscienza appartiene alla sfera Rupa
ed è chiamata il Primo Jahna Rupa.
Nel caso di un Arahat è una kriya citta, altrimenti è
una kusala citta.
Questa coscienza dura per un momento di pensiero e poi decresce nello stato
Bhavanga. Il meditante continua la sua concentrazione e sviluppa
nella maniera precedente il secondo, il terzo, il quarto ed il quinto jhana.
I cinque vipaka jhana sono i Risultanti corrispondenti ai cinque
Morali. Vengono sperimentati nella sfera della Forma stessa e non nella sfera
Kama. I Jhana Kusala e Kiriya potrebbero essere
sperimentati nella sfera Kama continuamente anche per un giorno intero.
I cinque fattori, vitakka, vicara, piti, sukha, ekaggata insieme
si trovano nella coscienza appana, formano ciò che tecnicamente
conosciamo come jhana. Nel secondo Jhana il primo fattore
viene eliminato, nel terzo i primi due sono eliminati, nel quarto i primi
tre sono eliminati, mentre nel quinto anche la felicità è abbandonata
ed è sostituita dall'equanimità. A volte questi cinque jhana
sono trattati come quattro, come indicato nel Visuddhi Magga. In
questo caso il secondo jhana consiste di tre componenti, entrambi
vitakka e vicara vengono eliminati in una volta.
38. Vitakka: il termine deriva da “vi”
+ radice di “takk”, pensare. Generalmente il termine
è usato nel senso di pensare o di riflessione. Qui è usato in
senso tecnico. E' ciò che dirige gli stati concomitanti verso l'oggetto.
(Arammanam vitakketi sampayuttadhamme abhiniropeti' ti vitakko).
Proprio come il favorito del re conduce un abitante del villaggio al palazzo,
così vitakka dirige la mente verso l'oggetto. Vitakka
è uno stato mentale amorale che, quando associato con una kusala
o akusala citta, diventa sia immorale sia morale. Una forma sviluppata
di questo vitakka si trova nella prima coscienza jhana.
Una forma ancora più evoluta di vitakka si trova nella coscienza
del Sentiero (magga citta) come samma-sankappa (retti pensieri).
Il vitakka della coscienza del Sentiero dirige gli stati mentali
verso il Nibbana e distrugge miccha (sbagliato o cattivo) vitakka
come i pensieri sensuali bramosi (kama), pensiero di odio (vyapada),
e pensieri di crudeltà (vihimsa). Il vitakka della
coscienza Jhana inibisce temporaneamente indolenza e torpore (thina-middha),
uno dei cinque ostacoli (nivarana).
Attraverso la pratica continua il secondo jhana si ottiene con l'eliminazione
di vitakka. Quando i quattro jhana sono presi in considerazione,
invece di cinque, il secondo Jhana è ottenuto eliminando sia
vitakka sia vicara contemporaneamente.
39. Vicara deriva da "vi" + "car",
muovere o vagare. Il suo equivalente usuale è investigazione. Qui è
usato nel senso di applicazione sostenuta della mente sull'oggetto. Esso inibisce
temporaneamente i dubbi (vicikiccha).
Secondo il commentario vicara è ciò che si muove intorno
all'oggetto. L'esame dell'oggetto è la sua caratteristica. Vitakka
è come il volo di un'ape verso un fiore. Vicara è come
il suo ronzio intorno ad esso. Di conseguenza i fattori dei jahna
sono correlati.
40. Piti è godimento, gioia, o piacevole interesse.
Deriva dalla radice “pi”, piacere, godere. Non è
un tipo di sensazione (vedana) come sukha. E', come si dice,
il suo precursore. Come i primi fattori Jhana, (piti) è
anche uno stato mentale che si trova sia nella coscienza morale che immorale.
Creando un interesse nell'oggetto è la caratteristica di piti che inibisce
vyapada, cattiva volontà o avversione.
Ci sono cinque tipi di piti:
1. Khuddaka piti, il fremito di gioia che causa “la pelle d'oca”.
2. Khanika piti, la gioia istantanea come un raggio di luce.
3. Okkantika piti, il flusso di gioia come le onde che si infrangono
sulla spiaggia.
4. Ubbega piti, l'estasi che ci rende leggeri come un batuffolo di
cotone trasportato dal vento.
5. Pharana piti, gioia piena, che pervade l'intero corpo come una
bolla piena d'aria o come un'inondazione che riempie piccoli serbatoi e stagni.
41. Sukha è beatitudine o felicità. E' un
tipo di sensazione piacevole. E' l'opposto di uddhacca e kukkucca
( irrequietezza e turbamento) Come vitakka è il precursore
di vicara, così piti è il precursore di sukha.
Il godimento dell'oggetto desiderato è la sua caratteristica. E' come
un re che gode un cibo delizioso.
Piti crea un interesse nell'oggetto, mentre sukha ci rende
capaci di godere l'oggetto.
Come vedere un'oasi per un viaggiatore sfinito, è piti. Di
conseguenza, come bagnarsi e bere l'acqua è sukha.
Questo sukha mentale è identico a somanassa e dovrebbe
essere differenziato da ahetuka kayika, la felicità fisica.
Esso è una gioia non legata a piaceri materiali. Questa sensazione
piacevole è l'inevitabile risultato della loro rinuncia (niramisa
sukha). La beatitudine del Nibbana è ancora più sottile
della beatitudine dei Jhana. Non vi è sensazione quando si
sperimenta la beatitudine del Nibbana. La totale liberazione dalla sofferenza
(dukkhupasama) è la stessa beatitudine Nibbanica. E' paragonabile
alla “felicità” di un invalido che è guarito perfettamente
da una malattia. E' la beatitudine del conforto.
42. Upekkha – letteralmente, significa vedere (ikkhati)
in modo imparziale (upa=yuttito). E' osservare un oggetto con una
mente equilibrata. L'Atthasalini afferma: “Questa è imparzialità
legata all'oggetto e comporta una conoscenza discriminativa (paricchindanakam
ñanam).”
Questa spiegazione si riferisce espressamente a upekkha che si trova
nella coscienza sobhana accompagnata da saggezza. Upekkha
che si trova nelle akusala e nelle ahutaka è proprio
una sensazione neutra, senza la minima traccia di qualche conoscenza discriminativa.
Anche nelle kamavacara sobhana può sorgere quella sensazione
neutra, come nel caso di chi ascolta il Dhamma senza un piacevole interesse
ed anche una forma sottile di upekkha che visiona l'oggetto con una
ponderata imparzialità ed una conoscenza discriminativa, come nel caso
di una persona saggia che ascolta il Dhamma con una mente critica ed imparziale.
Upekkha della coscienza dei Jhana è, in particolare,
di un'importanza etica e psicologica. Certamente non è il tipo comune
di upekkha, che si trova generalmente nella coscienza akusala,
la quale nasce per natura al fautore del male. L'upekkha dei Jhana
è stata sviluppata da una forte volontà. Realizzando quella
grossolana e piacevole sensazione, il meditante la elimina come ha fatto con
gli altri tre fattori dei Jhana e sviluppa l'upekkha più
sottile e quieta. Al raggiungimento del quinto jhana respirazione
cessa. Come ha trasceso il dolore ed il piacere con la forza di volontà,
è anche immune al dolore.
Questo upekkha è una forma altamente raffinata della comune
tatramajjhattata, anche mentale, uno degli stati mentali morali,
latente in tutti i tipi di coscienza sobhana.
Nella frase Pali – upekkha satiparisuddhi – la purezza
della presenza mentale che nasce dall'equanimità – è tatramajjhattata
a cui è riferita. Ciò è latente anche nei primi quattro
Jhana. Nel quinto Jhana questo tatra-majjhattata
è localizzato e diventa altamente raffinato. Sia la sensazione neutra
(upekkha vedana) che l'equanimità che corrispondono al termine
Pali upekkha si trovano nel quinto Jhana.
Sembra che ci siano quattro tipi di upekkha, cioè: (1) sensazione
neutra, che si trova nelle sei akusala citta; (2) sensazione sensibile,
passiva e neutra (anubhavana upekkha) che si trova nella coscienza
ahetuka della porta dei sensi (dvipañca-viññana,
eccetto kayaviññana); (3) upekkha intellettuale,
che si trova soprattutto nelle due sobhana kriya citta, accompagnate
da conoscenza e, talvolta nelle due sobhana kusala citta, accompagnate
da conoscenza; (4) upekkha etica, che si trova in tutte le sobhana
citta, in particolare nel quinto Jhana.
Brahmaviharupekkha e sankharupekkha possono essere incluse sia nell'upekkha
intellettuale che in quella etica.
La prima è l'equanimità che è in mezzo a tutte le vicissitudini
della vita. La seconda è né attaccamento né avversione
rispetto a tutte le realtà condizionate.
Il Visuddhi-magga enumera dieci tipi di upekkha.
43. Ekaggata (eka+agga+ta), letteralmente acutezza, unificazione. E' uno stato mentale comune a tutti i Jhana. Per samma samadhi (Retta Concentrazione) si intende tale ekaggata che si trova nella coscienza del Sentiero. Ekaggata inibisce temporaneamente i desideri sensuali.