Abhidhammattha—Sangaha
Un Manuale dell'Abhidhamma
Capitolo I
Diversi tipi di Coscienza
(Citta-Sangaha-Vibhāgo)
Soggetto / Materia
(Abhidhammatthā)
Traduzione in inglese dal testo originale Pāli e note esplicative di
Narada Thera
Titolo originale: Abhidhammattha-Sangaha, A Manual of Abhidhamma
fonte: www.buddhanet.net
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
§ 2. Tattha vutt’ abhidhammatthā—catudhā paramatthato
Citttam cetasikam rūpam—Nibbānam’ iti sabbathā.
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§ 2. In un senso assoluto le categorie dell'Abhidhamma, nell'opera menzionate,
sono quattro in tutto:
(1.) coscienza,
(2.) stati mentali,
(3.) materia, e
(4.) Nibbāna
Note:
4. Realtà – Esistono due realtà - apparenti
ed assolute. La realtà apparente è ordinariamente la verità
convenzionale (samutti-sacca). La realtà assoluta è
la verità astratta (paramattha-sacca). Per esempio, la superficie
del tavolo che vediamo è la realtà apparente. In un senso assoluto
la superficie apparente consiste da forze e caratteristiche che non vediamo,
in altre parole, vibrazioni.
Per scopi comuni uno scienziato usa il termine acqua, ma in laboratorio dirà
H2O. Allo stesso modo il Buddha usa termini comuni nel Sutta Pitaka, donna,
uomo, sé, ecc., invece nell’Abhidhamma Pitaka Egli adotta differenti
termini di espressione. In questo contesto impiega un metodo analitico ed
usa termini astratti come aggregati (khandha), elementi (dhātu),
basi (āyatana), ecc.
La parola paramattha ha un grande significato nell’Abhidhamma.
E’ formata da parama e attha.
Parama significa immutabile (aviparīta), astratto (nibbattita);
attha significa ‘cosa’. Paramattha, quindi, significa
cosa immutabile o astratta. La realtà astratta può essere definita
come equivalente. Il termine immutabile in questo contesto sta ad indicare
che ogni paramattha è eterna e permanente.
Un vaso di ottone, ad esempio, non è paramattha. Perché
la materia di cui è fatta cambia ogni momento e può essere trasformata
in un vaso. Ma entrambi questi oggetti potrebbero essere analizzati come forze
fondamentali di materia e chiamate nell’Abhidhamma, rūpa paramattha.
Sono soggette al cambiamento, e le caratteristiche di queste rūpa
sono le stesse che formano il vaso. Conservano la loro identità in
qualsiasi elemento - da qui il senso di parama come immutabile o
reale. Attha corrisponde al termine ‘cosa’ ed ai suoi
innumerevoli significati. Ci sono quattro paramattha o realtà
astratte. Esse includono sia le terrene sia le ultraterrene.
L’essere così chiamato è mondano. Il Nibbāna è
ultramondano. Il primo è formato da nāma e rūpa.
Secondo l’Abhidhamma rūpa indica sia le unità fondamentali
della materia sia i vari cambiamenti materiali. L’Abhidhamma elenca
28 tipi di materia. Queste saranno trattate nei capitoli successivi. Nāma,
indica sia la coscienza che gli stati mentali. Il secondo capitolo di questo
libro tratta degli stati mentali (cetasika) che sono 52. Uno di questi
è vedanā (sensazione). Un'altro è saññā
(percezione). I rimanenti 50 vengono chiamati sankhāra
(stati/oggetti mentali). Il serbatoio di questi stati mentali è viññāna
(coscienza), che è l’argomento di questo capitolo.
Secondo la precedente analisi l’essere è composto da cinque Gruppi
o Aggregati (pañcakkhandha): rūpa (materia),
vedanā (sensazione), saññā (percezione),
sankhāra (stati mentali) e viññāna
(coscienza).
La coscienza, gli stati mentali (ad eccezione di 8 tipi di coscienza ultramondani
e suoi derivati), e la materia sono Mondane/Terrene (lokiya), il
Nibbāna è Ultramondano (lokuttara). L’Ultramondano
Nibbāna è l’unica realtà assoluta, che rappresenta
la meta finale del Buddhismo. Le altre tre vengono definite realtà
in quanto esistono (vjjamana dhamma). Inoltre, sono permanenti, immutabili
ed astratte. Sono dentro ed intorno a noi.
La prima paramattha o realtà è citta. Deriva
dalla radice 'citi', pensare. Secondo i commentari citta
è ciò che conosce (cinteti=vijanati) un oggetto. Non
è ciò che pensa l’oggetto come il termine indica. L’Abhidhamma
spiega che citta può essere definita come consapevolezza di
un oggetto, e non rappresenta qualcosa di unico come un’anima.
Citta, ceta, cittupāda, nāma, mana, viññāna
vengono usate come sinonimi nell’Abhidhamma. Nel testo non si fa distinzione
tra mente e coscienza. Quando l’essere è diviso in due parti
viene usato il termine nāma. Quando è diviso nei cinque
aggregati (pañcakkhandha), viene usato il termine viññāna.
Il termine citta è usato anche per elencare le differenti
classi di coscienza. In pochi casi, nel significato comune di mente, vengono
utilizzati come termine sia nama sia citta.
Le altre tre paramattha saranno trattate successivamente.