Abhidhammattha—Sangaha
Un Manuale dell'Abhidhamma
Capitolo I
Diversi tipi di Coscienza
(Citta-Sangaha-Vibhāgo)
121 Tipi di Coscienza (ekavisasatani cittani-121)
Traduzione in inglese dal testo originale Pāli e note esplicative di
Narada Thera
Titolo originale: Abhidhammattha-Sangaha, A Manual of Abhidhamma
fonte: www.buddhanet.net
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
§ 10.
(ekavisasatani cittani-121)
Ittham'ekuna navuti - ppabhedham pana manasam
Ekavisasatam v'atha - vibhajanti vicakkhana.
Katham'ekuna navutividham cittam ekavisasatam hoti?
(1) Vitakka-vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam
Pathamajjhana-Sotapatti-maggacittam,
(2) Vicara-piti-sukh'ekaggata-sahitam Dutiyajjhana-
Sotapatti-maggacittam,
(3) Piti-sukh'ekaggata-sahitam Tatiyajjhana Sotapatti-maggacittam,
(4) Sukh'ekaggata-sahitam Catutthajjhana Sotapatti-maggacittam,
(5) Upekkh'ekaggata-sahitam Pañcamajjhana Sotapatti-maggacittañ
c'ati.
Imani pañca pi Sotapatti-maggacittani nama.
Tatha Sakadagami-magga, Anagami-magga, Arahatta-maggacittañ c'ati samavisati
maggacittani. Tatha phalacittani c'ati samacattalisa Lokuttaracittani bhavanti'ti.
1. Jhanangayogabhedhena - ketv'ekekan tu pañcadha
Vuccata nuttaram cittam - cattalisavidhanti ca.
2. Yatha ca rupavacaram - gayhata nuttaram tatha
Pathamadijhanabhede - aruppañca'pi pañcame
3. Ekadasavidham tasma - pathamadikam'iritam
Jhanan ekekam' ante tu - tevisatividham bhave.
4. Sattatimsavidham puññam - dvipaññasavvidham
tatha
Pakam iccahu cittani - ekavisasatam budha'ti.
Iti Abhidhammatthasangahe Cittasangahavibhago nama pathamo paricchedo.
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§ 10. 121 tipi di coscienza
Queste differenti classi di coscienza, il cui numero è 89, il saggio
le divide in 121.
Come diventano 121 se in tutto sono 89?
1. La coscienza del Sentiero Sotapatti del Primo Jhana assieme ad applicazione
iniziale, applicazione sostenuta, gioia, felicità ed acutezza,
2. La coscienza del Sentiero Sotapatti del Secondo Jhana assieme ad applicazione
iniziale, applicazione sostenuta, gioia, felicità ed acutezza,
3. La coscienza del Sentiero Sotapatti del Terzo Jhana assieme ad applicazione
iniziale, applicazione sostenuta, gioia, felicità ed acutezza,
4. La coscienza del Sentiero Sotapatti del Quarto Jhana assieme ad applicazione
iniziale, applicazione sostenuta, gioia, felicità ed acutezza,
5. La coscienza del Sentiero Sotapatti del Quinto Jhana assieme ad equanimità
ed acutezza.
Lo stesso per la coscienza del Sentiero Sakadagami, Anagami ed Arahatta, che
formano precisamente 20 classi di coscienza. Similmente ci sono 20 classi
di coscienza del Frutto. Così vi sono 40 tipi di coscienza ultraterrena.
Sunto
1. Dividendo ogni coscienza (ultraterrena) in cinque tipi in base ai differenti
fattori dei Jhana, le coscienze ultraterrene diventano 40.
2. Come la coscienza della Sfera Materiale è trattata così la
coscienza del primo Jhana e così via, così anche la coscienza
ultraterrena. La coscienza della Sfera Immateriale è inclusa nel quinto
Jhana.
3. Così i Jhana ad iniziare dal primo fino all'undicesimo. L'ultimo
Jhana (cioè il quinto) ammonta a 23.
4. 37 sono Morali, 52 sono Risultanti; così il saggio dice che vi sono
121 tipi di coscienza.
Termina così il primo capitolo dell'Abhidhammattha Sangaha che tratta
dell'Analisi della Coscienza.
Note:
45. La realizzazione del Nibbana
Lo Yogi che desidera realizzare il Nibbana tenta di conoscere le realtà
come realmente sono. Con la mente ben concentrata investiga il suo sé
ed arriva a scoprire che quella realtà chiamata “Ego-Anima-Sé”
non è altro che una effimera composizione di mente e materia - la prima
formata da stati mentali fluttuanti che sorgono come risultato dei sensi in
contatto con i loro oggetti stimolanti; mentre la seconda formata da forze
e caratteristiche che si manifestano in vari fenomeni.
Dopo aver ottenuto una retta visione della reale natura del suo sé,
libero da una falsa conoscenza sulla mente e sulla materia, inizia ad investigare
la causa di questo “Ego-Sé”. Realizza che ogni fenomeno
mondano, incluso se stesso, viene condizionato da cause presenti remote, e
che la sua stessa esistenza è dovuta ad una remota ignoranza (avijja),
brama (tahna), attaccamento (upadana), dal Kamma,
dal nutrimento fisico (ahara) della vita presente. Da queste cinque
cause deriva la sua personalità, e come la sua vita presente è
condizionata dalle sue azioni passate, così le sue azioni presenti
condizioneranno la sua vita futura.
Così meditando, egli trascende ogni dubbio sul passato, sul presente
e sul futuro.
Poi contempla che tutte le cose condizionate sono impermanenti (anicca),
soggette alla sofferenza/insoddisfazione (dukkha), e prive di un
sé o un'anima immortale (anatta). Scopre che l'esistenza è
un mero flusso, un continuo scorrere. Sia nei regni celesti sia in quelli
terreni non esiste una reale, perenne e solida felicità.
Tutto ciò che è impermanente è, quindi, soggetto alla
sofferenza e dove esiste cambiamento e dolore non vi può essere un
ego permanente.
Così assorto in meditazione, un giorno, con sua sorpresa, sperimenta
un aura che emana dal suo corpo (obhasa). Sperimenta un immenso piacere,
felicità e pace. Ottiene energia e concentrazione. La sua fede religiosa
aumenta, la consapevolezza diventa perfetta, e la visione profonda straordinariamente
acuta. Scambiando questo stato avanzato di progresso morale per la Vita santa,
a causa della presenza dell'aura, sviluppa un'attrazione per questo stato
mentale. Presto comprende che queste esperienze sono soltanto un ostacolo
per il progresso morale e coltiva, così, la “purezza della Conoscenza”
riguardo al “Sentiero e al Non-sentiero” (maggamagga- ñanadassana
visuddhi).
Praticando il retto sentiero riprende la sua meditazione contemplando il sorgere
ed il morire dei fenomeni condizionati. Di queste due caratteristiche l'ultima
si imprime maggiormente nella sua mente, perché il cambiamento risulta
più evidente del divenire. Quindi conduce la sua attenzione alla contemplazione
della dissoluzione dei fenomeni. Comprende che sia la mente sia la materia,
che formano la sua personalità, sono in uno stato di costante flusso,
mai uguale. Ottiene la conoscenza che tutti i fenomeni che si dissolvono sono
spaventosi. L'intero mondo gli appare come un pozzo pieno di tizzoni ardenti,
fonte di pericolo. Poi contempla l'infelicità e la vacuità di
questo spaventoso mondo e la sensazione di disgusto che viene a formarsi;
così desidera fuggire.
Con questa visione medita di nuovo sulle tre caratteristiche, e quindi diventa
completamente indifferente verso tutti i fenomeni condizionati - non avendo
più né attaccamento né avversione verso gli oggetti del
mondo. Raggiungendo questo stadio di cultura mentale, assume verso i suoi
oggetti un particolare comportamento che lo porta a sviluppare una visione
penetrante della realtà, e intraprende un'acuta investigazione, la
quale, per la prima volta, gli farà realizzare il Nibbana, la sua ultima
meta.
Un processo di pensiero Javana:
1. Parikamma
2. Upacara
3. Anuloma
4. Gotrabhu
5. Magga
6/7. Phala
Quando non vi è il momento-pensiero Parikamma, nel caso in
cui un individuo con una Profonda Visione acuta, vi sorgono tre momenti-pensiero
Phala.
Nove tipi di Profonda Visione: Udaya, Vaya, Bhanga, Bhaya, adinava, Nibbida,
Muñcitukamyata, Patisankha, Sankharupekkha ed Anuloma ñana sono
nell'insieme chiamate “Patipada ñanadassana Visuddhi”
- Purezza della Conoscenza e della Visione riguardo alla Pratica. La Profonda
Visione si trova in questa Coscienza Ultraterrena del Sentiero conosciuta
come Ñanadassana Visuddhi – Purezza della Conoscenza
e della Visione.
Quando il pellegrino spirituale realizza il Nibbana per la prima volta è
chiamato un Sotapanna – Colui che è entrato nella Corrente
che conduce al Nibbana per la prima volta. Egli non fa più parte di
questo mondo (puthujjana), ma un Ariya. Elimina i tre legami,
cioè: illusione di un sé (sakkaya ditthi), Dubbio (vicikiccha)
ed Adesione a Falsi Riti e Cerimonie (silabbata paramasa).
Così, non avendo sradicato tutti i Legami che lo incatenano all'esistenza,
rinascerà ancora per sette volte. Nella sua successiva nascita egli
può o non può essere consapevole del fatto che è un Sotapanna.
Tuttavia, possiede le caratteristiche peculiari di tale Santo.
Si guadagna la fiducia implicita nel Buddha, nel Dhamma e nel Sangha, e mai
violerebbe uno dei cinque precetti. E' inoltre liberato da stati di dolore,
perché è destinato all'Illuminazione.
Raccogliendo audacia come conseguenza di questo piccolo assaggio di Nibbana,
il pellegrino Ariya fa rapidi progressi, e perfezionando la sua Profonda
Visione diventa un Sakadagami. (Colui che ritorna una sola volta),
sradicando gli altri due legami, cioè: desiderio dei sensi (kamaraga)
e cattiva volontà o avversione (patigha).
Anche in questo caso e nel caso degli altri due stati avanzati di Santità,
un processo-pensiero javana viene eseguito come sopra, ma il momento-pensiero
gotrabhu è definito “vodana” come l'individuo
così purificato.
Un Sakadagami rinasce di nuovo su questa terra ancora una volta nel
caso in cui non dovesse raggiungere lo stato di Arahant nell'esistenza precedente.
E' interessante notare che il pellegrino che ha raggiunto il secondo stadio
della Santità possa soltanto indebolire queste due potenti legami con
cui è legato da un passato condizionato. Raramente può essere
disturbato da pensieri di brama e di avversione di lieve entità.
Raggiungendo il terzo stadio di Santità, Anagami (Colui che
non ritorna), egli si libera completamente dei due Legami detti in precedenza.
Quindi non rinascerà più in questo mondo né in mondi
celesti, dal momento che ha sradicato il desiderio dei piaceri sensuali.
Dopo la morte rinascerà nelle “Pure Dimore” (suddhavasa)
dimensione riservata agli Anagami e agli Arahant. Lì ottiene lo stato
di Arahant e lì vive fino alla fine della sua esistenza.
Ora l'ardente pellegrino, incoraggiato dal successo senza precedenti dei suoi
sforzi, compie il passo finale col distruggere i rimanenti cinque Legami,
e cioè: Attaccamento alla sfera materiale (ruparaga), Attaccamento
alla sfera immateriale (arupa raga), Presunzione (mana),
Inquietudine (uddhacca) ed Ignoranza (avijja), ottiene lo
stato di Arahant, lo stato finale della Santità.
Si noti che i Legami sono stati distrutti in cinque fasi. Il Sentiero (magga)
dell'attimo-pensiero accade una sola volta. Il Frutto (phala) dell'attimo-pensiero
segue immediatamente. Nelle classi di coscienza ultramondane l'effetto delle
kusala citta è istantaneo. Da questo momento è chiamato
akalika (dell'immediato frutto); mentre nel caso delle lokiya
citta gli effetti hanno luogo durante questa esistenza, o in una successiva,
o in un qualsiasi momento fino all'avvenuto Parinibbana.
Nella coscienza Mondana il Kamma è predominante, mentre in
quella Ultramondana pañña o saggezza è predominante.
Da questo momento le quattro kusala lokuttara citta non sono trattate
come Kamma.
Queste otto citta sono dette lokuttara. Qui Loka significa
i cinque aggregati dell'attacamento, Pañcupadana-kkhandha.
Uttara significa “ciò che trascende”. Quindi Lokuttara
significa “ciò che trascende il mondo degli Aggregati dell'Attaccamento.
Questa definizione si applica specificamente ai Quattro Sentieri. I Frutti
sono detti Lokuttara perché hanno trasceso il mondo degli Aggregati
dell'Attaccamento.
46. I Quattro tipi di Lokuttara Citta:
Colui che ha raggiunto il Primo Jhana emerge da esso e medita sull'impermanenza,
sul dolore e sul sentimento di quegli stati mentali in quella particolare
coscienza e alla fine realizza il Nibbana. Appena il Primo Jhana ha creato
le basi per realizzare il Nibbana questo pensiero lokuttara kusala
è chiamato: Vitakka-Vicara-Piti-Sukh'Ekaggata-sahitam Pathamajjhana-Sotapattimagga-cittam.
Questo magga momento-pensiero è subito seguito dal ohala
momento-pensiero.
Allo stesso modo gli altri quattro Jhana creano le basi per realizzare il
Nibbana. Ora, per ogni fase ci sono cinque Sentieri e cinque Frutti secondo
i differenti Jhana. Perciò per le quattro fasi ci sono quaranta classi
di coscienza.