Sutta Pitaka

Il Canestro dei Discorsi, Sutta Pitaka, comprende più di 10.000 sutta (discorsi) del Buddha o, meno frequentemente, dei suoi discepoli più autorevoli. A differenza del Vinaya Pitaka contiene una grande varietà di opere che differiscono notevolmente sia per stile letterario sia per contenuto.

I sutta sono raggruppati in cinque nikaya o raccolte:

I) DIGHA NIKAYA - Raccolta [dei discorsi] lunghi

(34 sutta) - è la prima delle cinque raccolte [nikaya] che compongono il canestro [pitaka] dei sutta. Essa contiene 34 discorsi, suddivisi in tre gruppi [vagga]: Silakkandhavagga -La divisione che riguarda la moralità [sutta 1-13], Mahavagga - La grande divisione [sutta 14-23], Pathikavagga - La divisione Pathika [sutta 24-34].
Il commentario più autorevole del Digha Nikaya è la Sumangalavilasini composta da Buddhaghosa nel V secolo d. C.


II) MAJJHIMA NIKAYA – Raccolta [dei discorsi] medi

( 152 sutta) - è il secondo nikaya del Sutta Pitaka del Tipitaka, ossia Il Triplice Canestro. Questo nikaya comprende 152 discorsi del Buddha e dei suoi principali discepoli, che costituiscono tutt'assieme un corpo completo di tutti gli aspetti degl'insegnamenti del Buddha. Si divide in tre "pannâsa" : Mûlapannâsa (sutta 1/50), Majjhimapannâsa (sutta 51/100), Uparipannâsa (sutta 101/152) comprendendo ciascuno 50 sutta, tranne il terzo che ne comprende 52. Ognuno di questi pannâsa viene diviso in 5 "vagga". I compendi dei sutta ti permetteranno di scegliere appositamente il sutta che ti interessa.


III) SAMYUTTA NIKAYA – Raccolta [dei discorsi] riuniti

(56 gruppi di sutta) - terza divisione del Sutta Pitaka, comprende 2,889 sutta raggruppati in cinque sezioni (vagga): Sagathavagga - La sezione dei versi [samyutta 1-11], Nidanavagga - La sezione delle cause [samyutta 12-21], Khandavagga - La sezione degli aggregati [samyutta 22-34], Salayatanavagga - La sezione dei sei sensi[samyutta 35-44], Mahavagga - La grande sezione [samyutta 45-56]. Ogni vagga è diviso ancora in samyutta, ciascuno dei quali comprende un gruppo di sutta su degli argomenti correlati. I samyutta sono chiamati secondo l'argomento dei sutta che comprendono. Per esempio, il Kosala Samyutta, nel Sagatha Vagga, comprende dei sutta che riguardano il re Pasenadi del Kosala; il Vedana Samyutta, nel Salayatana Vagga, comprende sutta che riguarda la sensazione (vedana); e così via.
L'opera è ricca di ripetizioni: alcuni discorsi compaiono due, tre o addirittura quattro volte, anche un certo numero di versi viene ripetuto in contesti differenti.


IV) ANGUTTARA NIKAYA – Raccolta dei discorsi in progressione

(più di 2300 sutta) - conta almeno 2308 discorsi raggruppati in 11 sezioni [nipata], chiamate rispettivamente “libro degli uno (ekanipata)”, “libro dei due (dukanipata)” fino al “libro degli undici (ekadasanipata)”. A prima vista, questo modello di classificazione può sembrare abbastanza pedante, ma si dimostra in effetti spesso molto utile. I nipata sono divisi in vagga, ciascuno dei quali contiene di regola dieci sutta. Ogni sezione contiene sutta che trattano argomenti connessi in qualche modo con il numero della sezione corrispondente.
E’ stato sostenuto che questo testo sia stato composto probabilmente durante il regno di Menandro, nel II sec. a.C.
E’ degno di nota che importanti argomenti dell’insegnamento non vi sono menzionati, come ad esempio le Quattro Nobili Verità e la coproduzione condizionata [ paticcasamuppada].


V) KHUDDAKA NIKAYA – Raccolta [dei testi] brevi

(comprende 15 testi) - prende il nome dalla prima opera che lo compone, il Khuddakapatha.La collezione racchiude alcuni fra i testi più antichi dell'intero canone buddhista, come il Sutta Nipata, che, molto probabilmente è l'opera più antica dell'intero canone pāli. Secondo la tradizione cingalese il Khuddaka Nikaya comprende 15 testi raggruppati nel seguente ordine:
Khuddakapatha , Dhammapada , Udana , Itivuttaka , Sutta Nipata , Vimanavatthu, Petavatthu ,Theraghatha , Therighata , Jataka , Niddesa , Patisambhidavamsa, Apadana , Buddhavamsa, Cariyapitaka, Milindapañha (solo nell'edizione Birmana del Tipitaka).


Le prime quattro raccolte comprendono i discorsi del Buddha – o, meno frequentemente, dei suoi discepoli più autorevoli – tenuti nel corso di incontri con monaci, laici o appartenenti adaltre tradizioni. L'ultima raccolta, il Khuddaka Nikaya, differisce dalle altre perchè i testi in essa compresi sono assai eterogenei. Nel Khuddaka Nikaya sono confluite opere inizialmente indipendenti, in alcuni casi molto antiche, dotate ciascuna di uno stile proprio e di caratteristiche peculiari: abbiamo quindi discorsi o detti memorabili del Buddha, ma anche massime o aforismi, raccolte di poesie anonime oattribuite a questo o quel monaco.
I sutta (o suttanta) delle prime quattro raccolte sono usualmente in prosa e talvolta hanno forma dialogica, ma non mancano versi intercalati che spesso ne riassumono i concetti fondamentali. Quasi sempre all'inizio del racconto vengono precisate le circostanze, il luogo, il tempo in cui si svolse la vicenda narrata, nonché gli interlocutori che, di volta in volta, motivarono i discorsi del Buddha, ognuno in sé compiuto.
Per molto tempo, - il canone fu tramandato oralmente. L'opera di memorizzazione e la conseguente conservazione del Suttapitaka fu svolta dai bhanaka, i «cantori». Ogni gruppo di cantori era tenuto a conoscere perfettamente la lettera e lo spirito dei testi appartenenti al proprio repertorio.
I testi contenuti nel Suttapitaka, a differenza del Vinayapitaka, che in ultima analisi è stato organizzato secondo un piano generale unitario, non sono stati aggregati e suddivisi in base a un unico criterio. L'organizzazione dei testi non tiene conto in nessun caso del fattore cronologico: non si riscontra alcuna successione temporale nella disposizione dei discorsi. Si tiene conto, invece, di almeno tre fattori estrinseci: la lunghezza, l'uniformità del contenuto e il numero degli argomenti. (...)
Poiché non viene mai rispettato un criterio cronologico nel disporre i testi, accade che in una stessa raccolta ci siano discorsi molto antichi a fianco di discorsi più recenti, che alcuni vengano ripetuti più volte, che altri siano simili - se non identici – a discorsi presenti in altre raccolte. Esistono dunque discorsi «unici» e discorsi paralleli o comuni, dovuti forse all'opera di memorizzazione di gruppi differenti di bhanaka, e altri, infine, frutto di ampliamenti di discorsi contenuti in altre raccolte. È dunque difficile per gli studiosi stabilire la formazione e la progressiva espansione delle raccolte.

(da: Il Buddhismo, Testi antichi a cura e con un saggio di Raniero Gnoli, 2001 Mondadori)

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