Snp 4.16: Sariputta Sutta - A Sariputta {vv. 955-975}


Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: Sn 955-975
Copyright © 1994 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1994
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

"Mai prima
ho visto o sentito
da alcuno
un maestro pronunciare così belle parole
giunto, con tutto il suo seguito
dal regno paradisiaco Tusita,[il Buddha ha vissuto la sua penultima esistenza nel paradiso Tusita.]
come il Veggente
che appare al mondo coi suoi deva
avendo disperso ogni oscurità,
avendo raggiunto la felicità
tutto da solo.

A questo Risvegliato -
senza legami, Equanime -
colmo di verità,
giunto col suo seguito -
ho recato una domanda
da parte di molti
in questo mondo vincolati.
Per un monaco distaccato,
dopo aver dimorato in un eremo -
ai piedi di un albero,
in un cimitero,
in grotte di montagne
o in altri luoghi remoti -
quante paure vi sono
per cui non dovrebbe tremare
- là, nella dimora isolata -
quanti pericoli vi sono nel mondo
per il monaco che si avvia
dove non è mai stato,
che dovrebbe trascendere
lì in quella dimora silenziosa?
Come
dovrebbe parlare?
Come
dovrebbe agire?
Quali dovrebbero essere
per un monaco risoluto
i precetti e le pratiche?
Quale pratica deve intraprendere
- solo, attento e consapevole -
per soffiare lontano da lui
le sue impurità
come un orefice
l'argento fuso?"

Il Buddha:

"Ti parlerò
come colui che conosce,
quale beneficio sarà
per colui distaccato
ritiratosi in un eremo,
desideroso del risveglio
in linea col Dhamma.
Un monaco illuminato,
vivendo solitario,
attento,
non deve temere le cinque paure:
i tafani, le zanzare, i serpenti,
il contatto umano, gli altri animali;
non deve lasciarsi disturbare
dai seguaci di altre dottrine
anche se è consapevole
delle loro molteplici paure;
deve sormontare ancora
altri pericoli
cercando ciò che è salutare.

Toccato
dal disagio, dalla fame
deve sopportare il freddo
ed il caldo eccessivo.
Egli, senza casa,
provato da tutte queste cose,
sforzandosi, deve sviluppare la sua virile energia.

Non rubi,
non menta,
abbia pensieri nobili
per tutti gli esseri, sia forti sia deboli.
Cosciente quando
la sua mente risulta agitata e turbata,
deve respingere:
'Questo suo lato maligno'.

Non cada nella trappola
della collera e dell'orgoglio.
Avendo estirpato la loro radice
si mantenga saldo.
Quindi, impari
a superare ciò che è piacevole e ciò che è doloroso.
Alla ricerca della conoscenza,
estasiato da ciò che è ammirevole,
dovrebbe sormontare questi pericoli,
dovrebbe conquistare il malcontento
nella sua isolata dimora,
dovrebbe conquistare queste quattro
cause di lamento:

'Cosa mangerò',
o 'dove mangerò'?
Ho dormito male.
Questa notte dove dormirò'?

Questi pensieri lamentevoli
deve sormontarli -
colui che pratica
l'ascetismo.
Ricevendo cibo e vesti
nei momenti appropriati,
deve possedere il senso della misura
per la sua gioia.
Dominatosi in queste cose
quando questua in un villaggio,
anche se irritato
non pronunci parole offensive.

Con lo sguardo basso,
e non distratto,
dedito ai jhana,
sia sempre mentalmente presente.
Rinforzando l'equanimità,
l'interiore concentrazione,
recida ogni inclinazione
a congetturare o a preoccuparsi.
Quando è rimproverato,
ne sia – con presenza mentale -
contento;
spezzi l'ostinazione
dei confratelli nella vita santa;
dica parole sagge
e non fuori luogo;
non dia adito
alle maldicenze degli altri.

Riguardo
alle cinque impurità
per poterle disperdere, consapevole,
deve esercitarsi:
riguardo alle forme, ai suoni, ai gusti,
agli odori ed alle sensazioni tattili
domini la passione;
rispetto a queste cose
domini il desiderio.

Un monaco, attento,
la sua mente totalmente liberata,
avendo ben contemplato il Dhamma,
a suo tempo,
giunto
all'unità
distruggerà
l'oscurità",

così disse il Benedetto.