Snp 4.15: Attadanda Sutta - Il bastone brandito {vv. 935-954}


Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: Sn 935-954
Copyright © 1995 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1995
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

"Quando è brandito,
il bastone della violenza [Il bastone della violenza possiede tre forme: violenza fisica, le tre forme di cattiva condotta fisica, violenza verbale, le quattro forme di cattiva condotta verbale e violenza mentale, le tre forme di cattiva condotta mentale. Vedi AN 10.176 ]
genera paura e pericolo:
osservate le persone che litigano.
Vado a raccontarvi
come ho sperimentato
la costernazione.
A vedere le persone litigare
come pesci in piccoli stagni,
in competizione gli uni con gli altri -
a vedere questo,
una paura mi è sorta.
Il mondo era completamente
senza sostanza.
Tutte le direzioni
erano distrutte.
Alla ricerca di un rifugio per me stesso,
non ne ho trovato uno libero.
Nel vedere
solo competizione,
ho provato disgusto.
Quindi vidi
una freccia qui,
così difficile da vedere,
conficcata nel cuore.
Trafitto da questa freccia
si erra in tutte le direzioni.
Ma semplicemente strappandola
non si erra,
non si affonda. ["non si va verso nessuna rinascita; "non si affonda in nessuno dei quattro flussi della sensualità, delle dottrine, del divenire e dell'ignoranza (vedi SN 45.171 ed AN 4.10)]

[Qui vengono recitati gli insegnamenti.] [Questa frase sembra indicare che questo canto abbia un uso rituale, in quanto nato da una cerimonia per conferire precetti. ]

Quali che siano le cose che ci legano al mondo,
non bisogna fare affidamento su di esse.
Avendo penetrato totalmente
i piaceri dei sensi,
le passioni dei sensi,
bisogna esercitarsi per ottenere la propria
Liberazione.
Sii fedele, non essere insolente,
né ingannatore, né fautore
di maldicenze.
Senza collera, il saggio,
deve superare il male
dell'avidità e dell'avarizia.
Deve sormontare la pigrizia,
la stanchezza,
l'indolenza;
non deve permanere nella distrazione,
né indulgere nel suo orgoglio--
l'uomo che ha orientato il suo cuore
verso la Liberazione.
Non deve mentire,
né creare un senso di seduzione alla forma,
deve abbandonare ogni vanità,
e vivere trattenendo l'impulsività;
non deve cullarsi in ciò che è vecchio,
né preferire ciò che è nuovo,[gli aggregati passati e presenti]
né lamentarsi della rovina,
né farsi sedurre da ciò che
splende ed abbaglia. [l'invidia e altri influssi nocivi]

Chiamo l'avidità
un 'grande flusso';
la fame, una rapida corrente.
Le preoccupazioni sono piccole rapide di fiume;
la sensualità, una palude,
difficile da attraversare.
Senza deviare dalla verità,
un saggio si mantiene in alto:
un bramano.

Avendo rinunciato al Tutto
lo si dice in pace;
avendo avuto chiara visione, egli
è colui che ha ottenuto la saggezza;
conoscendo il Dhamma, è
indipendente.
Procedendo rettamente nel mondo,
non invidia
nessuno in questa esistenza.

Chi ha superato ed è andato al di là
delle passioni dei sensi -
un attaccamento difficile
da trascendere nel mondo,
non si lamenta,
non si preoccupa.
Costui, avendo bloccato la sua corrente, è libero
da legami.

Brucia ciò che c'era prima,
e non custodite nulla per dopo.
Se non ti attacchi
a ciò che è nel mezzo,[passato, presente e futuro]
procederai, calmo.

Per colui che, nel nome e nella forma,
in tutti i modi,
non esiste il senso del 'mio',
e non si lamenta
di ciò che non è:
egli, nel mondo,
non è vinto,
non soffre di nessuna perdita.

Colui che non pensa
'Questo è mio',
senza invidia per l'altrui possesso,
non avendo il senso dell'Io,
non si addolora al pensiero
'Non possiedo nulla.'

Né aspro,
né avido, né
agitato,
ovunque
in armonia:
questa è la ricompensa
- dico io quando me lo si chiede -
per coloro che sono liberi
da preconcetti.

Per un imperturbabile
- che conosce -
non vi sarà un accumulo (di kamma).
Astenendosi, tranquillo,
ovunque vede
la sicurezza. [vedi Ud 2.10]
Il saggio
non parla di sé
come superiore,
uguale,
o inferiore.
In pace, libero dall'egoismo,
non desidera, né
rifiuta",

così disse il Benedetto.