Snp 4.14: Tuvataka Sutta - Sollecitudine {vv. 915-934}


Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: Sn 915-934
Copyright © 1997 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1997
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

"Chiedo a te che sei della stirpe del Sole, il grande veggente,
della vita solitaria e dello stato di pace.
In che modo un monaco è liberato,
senza attaccamento al mondo?"

"Deve completamente recidere
la radice dell'ignoranza (la tendenza della mente a creare concetti):
'Sono colui che pensa.'
Deve esercitarsi, sempre presente mentalmente,
a dominare ogni brama in lui.
Quale sia la verità conosciuta,
esterna o interna,
non deve aggrapparsi
ad essa,
perché ciò non è chiamata
la Liberazione dei saggi.
Non deve, per questo motivo, considerarsi
migliore,
inferiore o
uguale.
Toccato dal contatto in diversi modi,
non dovrebbe continuare a discutere del proprio sé.
Interiormente calmo,
un monaco non deve ricercare la pace
al di fuori di se stesso.
Colui che è interiormente calmo,
privo di attaccamento,
cosa dovrebbe rifiutare?
Privo di un sé,
come può essere
contro se stesso?

Come in mezzo al mare
calmo,
non vi nascono onde,
così il monaco - imperturbabile, immobile -
non vi è desiderio
ovunque."

"Colui che con gli occhi aperti ha descritto
e testimoniato il Dhamma,
dominando il pericolo.
Or dunque, diteci signore, la pratica:
il codice di disciplina e la concentrazione."

Non sia bramoso con gli occhi,
non sia pettegolo,
non sia avido di sapori,
o considerare qualsiasi cosa al mondo
come sua.
Quando toccato dal contatto
non sia lamentevole,
non sia desideroso in nessun modo
di nuove rinascite,
o tremare davanti ai pericoli.
Quando ottiene cibo e bevande,
medicine e vestiti,
non li accumuli.
Né si offenda
quando non riceve niente.
Interessato, non ficcanaso,
né ansioso,
né distratto,
dimori in un ambiente silenzioso.
Senza dormire troppo,
ardente, dedito al risveglio,
abbandoni pigrizia, illusioni,
risa, giochi,
fornicazioni, e via dicendo;
non pratichi riti magici,
interpretazione dei segni fisici, dei sogni,
delle stelle, dei versi degli animali;
non si dedichi
alla pratica della medicina o ad invocare fertilità.

Un monaco non tremi se biasimato
né si vanti se lodato;
rifiuti l'egoismo, l'avidità,
le parole discordanti, la collera;
non si dedichi ad acquisti o vendite
né a mortificare alcuno;
non resti troppo in un villaggio,
o ad adulare persone con la speranza di guadagni.

Un monaco non dovrebbe vantarsi
o parlare per altri motivi,
non dovrebbe praticare l'insolenza
o pronunciare parole litigiose;
non dovrebbe ingannare
o imbrogliare coscientemente;
non dovrebbe disprezzare gli altri per il loro
modo di vivere,
per la loro conoscenza,
per i loro precetti,
o per le loro pratiche.
Provocato dalle parole
di alcuni asceti
o di persone comuni,
non risponda con rabbia,
perché coloro che offendono
non sono calmi.

Conoscendo questo insegnamento,
un monaco dedito alla ricerca
dovrebbe sempre
esercitarsi mentalmente presente.
Conoscendo la Liberazione come la suprema pace,
non dovrebbe essere distratto
al messaggio di Gotama--
perché egli, il Conquistatore inconquistato,
proclama il Dhamma,
non per sentito dire,
ma direttamente, personalmente.
Così, con presenza mentale, tu
devi sempre esercitarti
a seguire il messaggio del Benedetto,"

così disse il Benedetto.