Snp 3.12: Dvayatanupassana Sutta - La contemplazione delle dualità

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: Sn 724-765
Copyright © 2000 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 2000
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

Così ho sentito. Un tempo, il Benedetto soggiornava presso Savatthi al Monastero orientale, nel palazzo della madre di Migara. Quindi, in quell'occasione - nel giorno di Uposatha nella quindicesima notte di luna piena - il Benedetto era seduto all'aperto, circondato dai monaci. Notando il rispettoso silenzio dei monaci si rivolse a loro: "Monaci, se qualcuno vi chiede, ' Questi insegnamenti da voi seguiti sono benefici, nobili, che aiutano a comprendere, che conducono al risveglio, quali conoscenze vi recano?' - bisogna rispondergli, ' Alla conoscenza della dualità come realmente è.' Di quale dualità parlate '? 'Questa è la sofferenza. Questa è l'origine della sofferenza': è una contemplazione. 'Questa è la cessazione della sofferenza. Questo è il sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza': è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Coloro che non conoscono la sofferenza,
che genera dolore,
e dove cessa totalmente
senza residuo;
che non conoscono il sentiero
per distruggere la sofferenza:
non dotati
della liberazione di consapevolezza
e di conoscenza,
sono incapaci
di porvi fine,
sono guidati
da nascita e vecchiaia.

Ma coloro che conoscono la sofferenza,
che genera dolore,
e dove cessa totalmente
senza residuo;
che conoscono il sentiero,
per distruggere la sofferenza:
dotati
della liberazione di consapevolezza
e di conoscenza,
sono capaci
di porvi fine,
non sono guidati
da nascita e vecchiaia.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' Ogni sofferenza ha un'origine condizionata': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo di questa origine condizionata, non vi saranno le condizioni per una sua nascita': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Le molteplici sofferenze
che sorgono nel mondo,
derivano da un'origine condizionata.
Chi ignora [questo]
genera gli aggregati.
Lo stolto genera sofferenza
di rinascita in rinascita.
Pertanto, conoscendo [questo],
non generate gli aggregati,
quando contemplate la nascita,
e l'origine
della sofferenza.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva interamente dall'ignoranza come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza residuo di questa ignoranza, non vi è origine della sofferenza': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Coloro che continuamente errano
di nascita in morte, eternamente,
in questo mondo
o in un altro,
determinano il loro destino a causa dell'ignoranza.
Questa ignoranza è una grande illusione
perciò errano
continuamente.
Mentre gli esseri immersi nella chiara conoscenza
non vanno verso nuove rinascite.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dalle predisposizioni karmiche come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo di queste predisposizioni karmiche la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Ogni sofferenza
deriva dalle predisposizioni karmiche
come condizione
necessaria.
Con la cessazione delle predisposizioni karmiche
la sofferenza
non ha più origine.
Conoscendo questa realtà -
che la sofferenza deriva dalle predisposizioni karmiche
come condizione
necessaria -
con la distruzione delle predisposizioni karmiche,
e la cessazione della percezione:
si pone fine
alla sofferenza.
Conoscendo questa realtà come realmente è,
il saggio
possiede retta visione.
Possedendo retta visione,
il saggio -
recide le catene di Mara -
e non avrà nuove rinascite.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dalla coscienza come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo della coscienza la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Ogni sofferenza
deriva dalla coscienza
come condizione
necessaria.
Con la cessazione della coscienza,
la sofferenza
non ha origine.
Conoscendo questa realtà -
che la sofferenza deriva non solo dalle predisposizioni karmiche
come condizione
necessaria--
con l'estinzione della coscienza, il monaco,
libero dall'ardente desiderio
è totalmente liberato.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dal contatto come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo del contatto la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Coloro che sono dominati dal contatto,
trasportati dalla corrente dell'esistenza,
seguendo un miserabile sentiero,
la distruzione dei legami
è ancora lontana.
Mentre coloro che comprendono il contatto,
trovando delizia nella conoscenza,
costoro, dopo aver distrutto il contatto,
liberi dall'ardente desiderio,
sono totalmente liberati.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dalla sensazione come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo della sensazione la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Conoscendo che
tutto ciò che si prova -
piacere e dolore,
né piacere né dolore,
sia interiormente sia esteriormente -
è doloroso,
illusorio,
impermanente,
vederlo dissolversi
ad ogni contatto,
riconoscere rettamente questa realtà:
con la fine della sensazione,
la sofferenza
non ha più origine.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dalla brama come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo della brama la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Accompagnato dalla brama, un uomo,
trasmigra di rinascita in rinascita.
Sia in questa esistenza
sia in un'altra
non supererà mai
l'eterna trasmigrazione.
Conoscendo questa realtà -
che la brama conduce a sofferenza -
libero dalla brama,
privo di attaccamento,
con presenza mentale, il monaco
vive la vita santa.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dall'attaccamento come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo dell'attaccamento la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Dall'attaccamento come condizione necessaria
che deriva il divenire.
Ciò che sorge
conduce
alla sofferenza.
La morte
è il destino di ciò che è nato.
Questa è l'origine
della sofferenza.
Così, con l'estinzione dell'attaccamento, il saggio,
con retta visione,
tramite la retta conoscenza
porrà fine alla nascita,
e non avrà ulteriori rinascite.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dall'agitazione come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo dell'agitazione la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Ogni sofferenza
deriva dall'agitazione
come condizione
necessaria.
Con la cessazione dell'agitazione,
la sofferenza
non ha origine.
Conoscendo questa realtà -
che la sofferenza deriva dall'agitazione
come condizione
necessaria--
con l'abbandono
di ogni agitazione,
un monaco liberatosi nella non-agitazione,
la sua brama del divenire, recisa,
la sua mente in pace,
le sue trasmigrazioni nella nascita totalmente finite:
non vi saranno per lui ulteriori rinascite.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dal nutrimento come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo del nutrimento la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Ogni sofferenza
deriva dal nutrimento
come condizione
necessaria.
Con la cessazione del nutrimento,
la sofferenza
non ha origine.
Conoscendo questa realtà -
che la sofferenza deriva dal nutrimento
come condizione
necessaria--
includendo ogni tipo di nutrimento,
indipendente da ogni nutrimento,
con retta visione
esente da malattia
grazie all'estinzione
degli influssi impuri,
frequentando sagge persone,
saggio,
colui che possiede la saggezza,
supera ogni giudizio,
va oltre ogni mentale classificazione.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente da tutto ciò che risulta confuso come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza residuo di tutto ciò che risulta confuso, la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Ogni sofferenza
deriva da ciò che risulta confuso
come condizione
necessaria.
Con la cessazione di ciò che risulta confuso,
la sofferenza
non ha origine.
Conoscendo questa realtà -
che la sofferenza deriva da ciò che è confuso
come condizione
necessaria--
il monaco che abbandona la confusione,
ponendo fine ai processo karmici,
libero da confusione, libero,
da attaccamenti,
con presenza mentale, vive
la vita santa.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Ogni sofferenza deriva totalmente dalla perplessità come condizione necessaria': questa è una contemplazione. 'Con la distruzione e la cessazione senza alcun residuo della perplessità la sofferenza non ha origine': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Colui che è indipendente
non è
indeciso.
Colui che è dipendente,
vincolato
a questa esistenza
o ad altre,
non supera mai
la trasmigrazione.
Conoscendo questa realtà -
il grande pericolo
nel dipendere da qualcosa -
indipendente,
libero da attaccamenti,
con presenza mentale, il monaco
vive la vita santa.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Le realtà amorfe sono più calme di quelle che posseggono forma': questa è una contemplazione. 'La cessazione delle realtà amorfe è più calma': questa è una seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Gli esseri che posseggono una forma,
e coloro che sono senza forma,
non avendo conoscenza della cessazione,
ritornano all'ulteriore rinascita.

Ma, comprendendo la forma,
non dimorando nei mondi senza forma,
coloro che sono liberati dalla cessazione
hanno superato la morte.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Tutto ciò che è considerato come "Questo è vero" dal mondo con le sue divinità, con i suoi Mara e i suoi Brahma, coi suoi asceti e bramani, con i suoi re e i suoi sudditi, è visto rettamente dalle persone nobili come è realmente tramite la retta conoscenza come "Questo è falso" ': questa è una contemplazione. 'Tutto ciò che è considerato come "Questo è falso" dal mondo con le sue divinità, con i suoi Mara e i suoi Brahma, coi suoi asceti e bramani, con i suoi re e i suoi sudditi, è visto rettamente dalle persone nobili come è realmente tramite la retta conoscenza come "Questo è vero" ': questa è un seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:

Contemplate il mondo, con tutte le sue divinità,
concepire il 'Non Sè' come 'Sè'.
Fondati nel nome e forma,
concepire che 'Questo è vero.'
In qualsiasi modo venga concepito
esso diventa altro,
nettamente falso perchè ciò che è:
impermanente
è illusorio per natura.
Non illusoria per natura
è la Liberazione:
che conoscono le nobili persone
in quanto vera.
Essi, procedendo
verso la verità,
liberi dall'ardente desiderio,
sono totalmente liberati.

"Dunque, se qualcuno vi chiede, 'Vi è una retta contemplazione delle dualità secondo un altro modo?' - bisogna rispondergli, 'Sì, vi è.' 'E come sarebbe? ' 'Tutto ciò che è considerato come "Questo è vero" dal mondo con le sue divinità, con i suoi Mara e i suoi Brahma, coi suoi asceti e bramani, con i suoi re e i suoi sudditi, è visto rettamente dalle persone nobili come è realmente tramite la retta conoscenza come "Questo è falso" ': questa è una contemplazione. 'Tutto ciò che è considerato come "Questa è la felicità" dal mondo con le sue divinità, con i suoi Mara e i suoi Brahma, coi suoi asceti e bramani, con i suoi re e i suoi sudditi, è visto rettamente dalle persone nobili come è realmente tramite la retta conoscenza come "Questa è la sofferenza" ': questa è un seconda contemplazione. Per un monaco che contempla rettamente questa dualità - attento, ardente e risoluto - può aspettarsi uno di questi due frutti: o la retta conoscenza in questa esistenza, o - se dovesse ancora rimanere un residuo d'attaccamento - il non ritorno".
Così disse il Benedetto. Dopo aver detto queste parole, il Sugata, il Maestro, aggiunse:


Tutte le cose viste, i suoni, gli odori, i sapori,
le sensazioni tattili, ed i pensieri
che sono desiderati,
seducenti,
piacevoli -
da sempre si dice di esse
che esistono,
considerate da dèi ed uomini
essere la felicità.
Ma quando cessano,
vengono considerate
essere sofferenza.
Ponendo fine all'idea di un Sè
le nobili persone ciò considerano
essere la felicità.
Questo è l'opposto
di ciò che crede
il mondo nel suo insieme.

Ciò che gli altri ritengono essere felicità,
le nobili persone affermano essere sofferenza.
Ciò che gli altri ritengono essere sofferenza,
le nobili persone affermano essere felicità.
Contemplate il Dhamma, difficile da comprendere!
In questo mondo, coloro che non comprendono,
sono confusi.
Per coloro i cui gli occhi sono velati,
vi è l'oscurità,
la cecità
per coloro che non vedono.
Ma per i giusti, è evidente,
come la luce
per coloro che vedono.
Purtroppo
non lo comprendono -
come se fossero animali, inadatti al Dhamma.
Non è facile
per coloro avviluppati
dalla brama dell'esistenza,
trasportati dal flusso
della corrente del divenire,
caduti sotto il potere di Mara,
di svegliarsi
a questo Dhamma.

Chi dunque, a parte i nobili,
è degno di svegliarsi
in questo realtà? --
questo realtà che,
grazie alla retta conoscenza,
li rende liberi da influssi impuri,
totalmente
liberati.

Così disse il Benedetto. Gratificati, i monaci si rallegrarono delle parole del Benedetto. E mentre veniva data questa spiegazione, le menti di 60 monaci, grazie alla mancanza di attaccamento, furono liberate pienamente dagli influssi impuri.