SAMYUTTA NIKAYA 9.14
Gandhatthena Sutta
Ladro di profumi
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli
di
Thanissaro Bhikkhu
PTS: S i 204/ CDB i 303
Copyright © 1999 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1999
fonte: www.accesstoinsight.org
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
Così ho sentito. Una volta monaco soggiornava fra i Kosala
in un boschetto folto d'alberi. In quel tempo, dopo il suo pasto, ritornando
dal suo giro di elemosine, si recò ad un stagno di loto ed annusò
un loto rosso.
Allora il deva, abitante del boschetto folto d'alberi, compassionevole verso
quel monaco, desideroso del suo bene, si avvicinò e gli indirizzò
questi versi:
Tu annusi questo fiore nato nell'acqua
che non ti è stato dato.
Questo, caro signore è rubare.
Tu sei un ladro di profumi.
[Il monaco:]
Io non prendo, non danneggio.
Io annuso il loto
da lontano.
Quindi perché mi chiami
un ladro di profumi?
Colui che
distrugge gli steli,
danneggia i fiori,
con un comportamento vile:
a costui perché non glielo dici?
[Il deva:]
Una persona vile e ladra,
sporco come la veste di una balia:
a lui
non ho niente da dire.
È a te
che voglio parlare.
Ad una persona pura,
che cerca la purezza continuamente,
il valore di una punta di capello del male
sembra grande
come una nube.
[Il monaco:]
Sì, yakkha, tu mi capisci
e mi mostri comprensione.
Avvertimi di nuovo, yakkha
ogni qualvolta
vedi qualcosa di sbagliato.
[Il deva:]
Io non dipendo da te
per il mio vivere
né sono
ai tuoi comandi.
Tu, monaco
devi sapere
come raggiungere una felice condizione.
Il monaco, castigato dal deva ritornò in sé.