SAMYUTTA NIKAYA 47.10
Bhikkhunupassaya Sutta – Sulla meditazione diretta e non diretta [estratto]
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli
di
Andrew Olendzski
PTS: S v 154 / CDB ii 1638
Copyright © 2005 Andrew Olendzski
Access to Insight edition © 2005
fonte: www.accesstoinsight.org
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
Il Venerabile Ananda alzatosi di mattina presto, dopo aver preso mantello
e scodella, si recò in una dimora di monache, dove si sedette al posto
preparato. Alcune monache si avvicinarono al Ven. Ananda, e dopo averlo salutato,
si sedettero ad un lato. Appena sedute, si rivolsero al Ven. Ananda: “In
questo luogo vi sono, Ven. Ananda, alcune monache che dimorano saldamente
con la mente sui quattro fondamenti della presenza mentale. La loro conoscenza
si sviluppa e cresce gradualmente.”
“E’ così, sorelle, è così! – rispose
il Ven. Ananda. “Qualsiasi monaca o monaco che dimori saldamente con
la mente sui quattro fondamenti della presenza mentale, svilupperà
gradualmente la propria conoscenza .”
[Più tardi il Ven. Ananda riferisce il tutto al Buddha:]
“Ananda, un monaco dimora contemplando il corpo sul corpo [questi
passaggi sono ripetuti per gli altri tre fondamenti: le sensazioni sulle sensazioni,
la mente sulla mente, gli oggetti mentali sugli oggetti mentali] –
vigile, attento e risoluto – abbandonando l’infelicità
che deriva dal desiderare le cose del mondo. E per colui che dimora contemplando
il corpo sul corpo, un oggetto del corpo [come sopra] nasce, o una sofferenza
del corpo, o una indolenza della mente, che porta la mente a distrarsi. Allora
il monaco dovrebbe dirigere la propria mente verso un’immagine appagante.
Quando la mente è rivolta verso un’immagine appagante, sorge
la felicità. Da questa felicità, nasce la gioia. Con la mente
appagata, il corpo si rilassa. Un corpo rilassato porta serenità, e
la mente di colui che è sereno rimane concentrata. Allora egli contempla:
“E’ stato raggiunto lo scopo per cui ho diretto la mente. Adesso
posso abbandonare (l’immagine appagante).” Così abbandona
l’immagine appagante, e non rivolge più la mente su di essa.
Egli sa: “Non sto né contemplando né riflettendo su qualcosa.
Mentalmente presente, sono contento.” Questa è la meditazione
diretta.
E cos’è la meditazione non diretta? Non dirigendo la mente verso
l’esterno, un monaco sa: “La mia mente non è diretta all’esterno.”
Egli sa: “Non contemplo né il prima né il dopo; libero,
immobile.” Egli sa: “Io dimoro osservando il corpo sul corpo –
vigile, ardente e risoluto – e sono contento.” Questa è
la meditazione non diretta.
Così, Ananda, ho insegnato la meditazione diretta e la meditazione
non diretta. Ciò che deve fare un maestro per il benessere dei suoi
discepoli, mosso da compassione così è stato fatto da me. Qui
ci sono alberi. Qui ci sono luoghi solitari. Andate e meditate. Non siate
pigri. Altrimenti in futuro riserberete rimorso. Questo è il mio insegnamento
per voi.