SAMYUTTA NIKAYA 45.8
Magga-vibhanga Sutta - Un'analisi della Via
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli
di
Thanissaro Bhikkhu
PTS: S v 2/ CDB ii 1524
Copyright © 1996 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1996
fonte: www.accesstoinsight.org
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
Così ho sentito.
Una volta, il Benedetto soggiornava presso Savatthi al Boschetto di Jeta,
nel monastero di Anathapindika.
Là si rivolse ai monaci, dicendo: "Monaci".
"Sì, signore." - gli risposero i monaci.
Il Benedetto disse: "Vado ad insegnare ed analizzare per voi il Nobile
Ottuplice Sentiero. Ascoltate e state molto attenti. Vado a parlare."
"Come vuole, signore." - gli risposero i monaci.
Il Benedetto disse: "Monaci, cos'è il Nobile Ottuplice Sentiero?
Retta visione, retta risoluzione , retta parola, retta azione, retti mezzi
di vita, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione.
"E cos'è la retta visione, monaci? La conoscenza del dolore, la
conoscenza dell'origine del dolore, la conoscenza della cessazione del dolore,
la conoscenza della pratica che conduce alla fine del dolore. Questa, monaci,
è la retta visione.
"E cos'è la retta risoluzione, monaci? Essere rivolti alla rinuncia,
alla distruzione della cattiva volontà, alla compassione. Questa, monaci,
è la retta risoluzione.
"E cos'è la retta parola, monaci? Astenersi dal mentire, astenersi
da parole che seminano discordia, astenersi da parole ingiuriose, astenersi
da chiacchiere oziose. Questa, monaci, è la retta parola.
"E cos'è la retta azione, monaci? Astenersi dall'uccidere, astenersi
dal rubare, astenersi da rapporti sessuali illeciti. Questa, monaci, è
la retta azione.
"E cosa sono i retti mezzi di vita, monaci? Quando un discepolo delle
nobili persone, avendo abbandonato i mezzi di vita errati, si guadagna da
vivere con retti mezzi di vita. Questi, monaci, sono i retti mezzi di vita.
"E cos’è il retto sforzo, monaci? (i) Quando un monaco applica
ed esercita la sua intenzione di sradicare le qualità malsane in procinto
di nascere. (ii) applica ed esercita la sua intenzione di abbandonare le qualità
malsane che sono già nate. (iii) applica ed esercita la sua intenzione
di sviluppare le qualità positive in procinto di nascere. (iv) applica
ed esercita la sua intenzione di sviluppare e di aumentare le qualità
positive che sono nate. Questo, monaci, è il retto sforzo.
"E cos’è la retta presenza mentale, monaci? (i) Quando un
monaco resta concentrato sul corpo nel corpo - ardente, cosciente e mentalmente
presente - mettendo da parte l'avidità e l'angoscia verso il mondo.
(ii) resta concentrato sulla sensazione nelle sensazioni - ardente, cosciente
e mentalmente presente - mettendo da parte l'avidità e l'angoscia verso
il mondo. (iii) resta concentrato sulla mente nella mente - ardente, cosciente
e mentalmente presente - mettendo da parte l'avidità e l'angoscia verso
il mondo. (iv) resta concentrato sull'oggetto mentale negli oggetti mentali
- ardente, cosciente e mentalmente presente - mettendo da parte l'avidità
e l'angoscia verso il mondo. Questa, monaci, è la retta presenza mentale.
"E cos'è la retta concentrazione, monaci? (i) Quando un monaco
– distaccato dalla sensualità, distaccato dalle nocive qualità
mentali - entra e dimora nel primo jhana: estasi e gioia nate dal distacco,
accompagnate dall'idea razionale e dal pensiero discorsivo; (ii) dopo l'acquietarsi
dell'idea razionale e del pensiero discorsivo, entra e dimora nel secondo
jhana: estasi e gioia nate dalla concentrazione, libero dall'idea razionale
e dal pensiero discorsivo; (iii) dopo lo svanire dell'estasi dimora nell'equanimità,
mentalmente presente e chiaramente consapevole, fisicamente sensibile al piacere.
Entra e dimora nel terzo jhana del quale i Nobili dichiarano: 'Felice colui
che dimora nell'Equanimità.' (iv) con l'abbandono del piacere e del
dolore – con l'anteriore scomparsa di gioia ed angoscia – entra
e dimora nel quarto jhana: purezza dell'equanimità e della presenza
mentale, al di là del piacere e del dolore. Questa, monaci, è
la retta concentrazione."
Così disse il Benedetto. Gratificati, i monaci furono incantati dalle
sue parole.