SN 4.19: Kassaka Sutta - Il contadino

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: S i 114 / CDB i 208
Copyright © 1999 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 1999
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

A Savatthi. In quel tempo il Benedetto istruiva, incitava, stimolava e deliziava i monaci con un discorso del Dhamma. I monaci ascoltavano attentamente il discorso, sforzandosi di comprenderlo, intenti e concentrati.

Ed ecco che Mara, il Maligno, pensò: "Gotama l'asceta, istruisce, stimola e delizia i monaci con un discorso del Dhamma concernente il nibbana: ed i monaci ascoltano attentamente tale discorso, sforzandosi di comprenderlo, intenti e concentrati. Rechiamoci dunque colà dove si trova l’asceta Gotama e vediamo di confonderlo. "

Mara, il Maligno, dopo aver così pensato, assunse l’aspetto di un contadino, si caricò in spalla un grande aratro, prese un lungo pungolo, e con i capelli arruffati, una tunica di rozzo lino ed i piedi lordi di fango, si recò dal Benedetto. Giunto vicino a lui così disse: “ O asceta, hai tu visto i miei buoi?”

E il Benedetto rispose:

“ Che cosa, o maligno, hai tu a che fare con i buoi?”

Mara proseguì:

“ Mia, o asceta, è la vista, mie le forme, mia la coscienza visiva. Dove, o asceta, andrai tu per sfuggirmi? Mio, o asceta, è l’udito, miei i suoni, mia la coscienza uditiva. Dove, o asceta, andrai per sfuggirmi? Mio, o asceta, è l’olfatto, miei gli odori, mia la coscienza olfattiva. Dove, o asceta, andrai tu per sfuggirmi? Mio, o asceta, è il gusto, miei i sapori, mia la coscienza gustativa. Dove, o asceta, andrai tu per sfuggirmi? Mio, o asceta, è il tatto, mie le cose tangibili, mia la coscienza tattile. Dove, o asceta, andrai tu per sfuggirmi? Mia, o asceta, è la mente, miei gli oggetti mentali, mia la coscienza mentale. Dove, o asceta, andrai tu per sfuggirmi?”

E il Benedetto rispose:

“Tua, o maligno, è la vista, tue sono le forme, tua la coscienza visiva. Ma dove, o maligno, non c’è la vista, non ci sono le forme, non c’è coscienza visiva, quivi, o maligno, tu non puoi venire.

Tuo, o maligno, è l’udito, tuoi sono i suoni, tua è la coscienza uditiva. Ma dove, o maligno, non c’è l’udito, non ci sono i suoni, non c’è la coscienza uditiva, quivi, o maligno, tu non puoi venire.

Tuo, o maligno, è l’olfatto, tuoi sono gli odori, tua è la coscienza olfattiva. Ma dove, o maligno, non c’è l’olfatto, non ci sono gli odori, non c’è la coscienza olfattiva, quivi, o maligno, tu non puoi venire.

Tuo, o maligno è il gusto, tuoi sono i sapori, tua la coscienza gustativa. Ma dove, o maligno, non c’è gusto, non ci sono i sapori, non c’è la coscienza gustativa, quivi, o maligno, tu non puoi venire.

Tuo, o maligno, è il tatto, tue le cose tangibili, tua la coscienza tattile. Ma dove, o maligno, non c’è tatto, non ci sono cose tangibili, non c’è la coscienza tattile, quivi, o maligno, tu non puoi venire.

Tua, o maligno, è la mente, tuoi gli oggetti mentali, tua la coscienza mentale. Ma dove, o maligno, non c’è la mente, non ci sono gli oggetti mentali, non c’è la coscienza mentale, quivi, o maligno, tu non puoi venire.”

Mara replicò:

“Questo è mio, Io parlo in termini di ‘mio’: se tu pensi così, o asceta, non mi puoi sfuggire.”

Il Buddha rispose:

“ ‘Questo è mio’, Io non parlo in termini di ‘mio’: sappi, o maligno, che io penso così. Tu, quindi,non potrai mai percorrere la mia strada.”

Allora Mara, il maligno, pensò: “ Il Benedetto mi conosce, il Tathagata mi conosce!” e dolente ed avvilito sparì immediatamente.