SN 35.202: Avassuta Sutta – Intriso

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: S iv 182/ CDB ii 1244
Copyright © 2004 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 2004
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
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Così ho sentito. Una volta il Benedetto soggiornava presso i Sakya a Kapilavatthu nel parco dei Fichi del Banian. Ora in quel tempo una nuova sala per ricevere ospiti illustri era stata costruita dai Sakya di Kapilavatthu, e non era ancora stata utilizzata da un asceta, bramano o qualsiasi altro essere umano. Così i Sakya di Kapilavatthu si recarono dal Benedetto e , ivi giunti, dopo averlo salutato con rispetto, si sedettero ad un lato. Appena seduti gli dissero. “Signore, una nuova sala per ricevere ospiti illustri è stata costruita dai Sakya di Kapilavatthu, e non è ancora stata utilizzata da un asceta, bramano o qualsiasi altro essere umano. Possa il Benedetto usarla per primo. Così dopo essere stata utilizzata dal Benedetto, la useranno i Sakya di Kapilavatthu. Ciò recherà loro benessere e felicità per molto tempo.”
Il Benedetto acconsentì in silenzio. Coscienti dell'approvazione del Benedetto, i Sakya di Kapilavatthu si alzarono dai loro posti, e dopo aver salutato con rispetto il Benedetto, girando a destra, si recarono nella nuova sala. Quindi, una volta giunti, prepararono la sala, disponendo i posti a sedere, il recipiente dell'acqua e la lampada ad olio. Poi si recarono dal Benedetto e, dopo averlo riverito, si posero ad un lato. Quindi gli dissero: “Signore, la sala è pronta. Abbiamo tutto preparato, come i posti a sedere, il recipiente dell'acqua e la lampada ad olio. E' tempo per il Benedetto di fare ciò che desidera.”
Così il Benedetto, prese mantello e ciotola, si recò alla nuova sala con una comunità di monaci. Appena giunto si lavò i piedi, entrò nella sala e sedette vicino al pilastro centrale, rivolto ad oriente. I monaci, appena giunti, lavarono i piedi, entrarono nella sala e sedettero contro la parete orientale, rivolti ad oriente, disposti intorno al Benedetto.
I Sakya di Kapilavatthu, appena giunti, lavarono i piedi, entrarono nella sala e sedettero contro la parete occidentale, rivolti ad occidente, disposti intorno al Benedetto.
Quindi il Benedetto – dopo aver istruito, esortato, incoraggiato ed infervorato i Sakya di Kapilavatthu – li congedò, dicendo: “La notte è trascorsa, Gotamidi. Fate ciò che desiderate.”
“Come volete.” - risposero i Sakya di Kapilavatthu.. Così si alzarono dai loro posti e, dopo aver riverito il Benedetto, girando a destra, se ne andarono.
Poco dopo l'uscita dei Sakya di Kapilavatthu, il Benedetto si rivolse al Ven. Maha Moggallana: “Moggallana, la comunità dei monaci è priva di sonnolenza. Dona loro un discorso sul Dhamma. Ho male alla schiena. Ho bisogno di riposare.”
“Come desidera, Signore.” - rispose il Ven. Maha Moggallana.
Quindi il Benedetto distese il mantello, piegato in quattro, e si sdraiò sul fianco destro, come un leone, un piede sull'altro, con mente raccolta, memore del tempo d'alzarsi.
Quindi il Ven. Maha Moggallana si rivolse ai monaci: “Amici monaci.”
“Sì, amico.” - risposero i monaci.
Il Ven. Maha Moggallana disse: “Amici, vi esporrò un discorso sull'essere intriso e un discorso sul non essere intriso. Ascoltate con attenzione. Vado a parlare.”
“Come vuoi, amico.” - risposero i monaci.
Il Ven. Maha Moggallana disse: “E come si è intrisi? Quando un monaco nel vedere una forma tramite l'occhio, ne è, se le forme sono piacevoli, attratto e, se le forme sono spiacevoli, ne è respinto. Egli dimora senza presenza mentale, con una limitata attenzione. Egli non discerne, come realmente è, la liberazione dell'attenzione e la liberazione della conoscenza, dove quelle qualità nocive e non salutari, in lui sorte, cessano senza lasciare impronta.
Sentendo un suono tramite l'orecchio....
Percependo un odore tramite il naso....
Gustando un sapore tramite la lingua...
Provando una sensazione tattile tramite il corpo...
Conoscendo un pensiero tramite la mente ne è, se i pensieri sono piacevoli, attratto e, se i pensieri sono spiacevoli, ne è respinto. Egli dimora senza presenza mentale, con una limitata attenzione. Egli non discerne, come realmente è, la liberazione dell'attenzione e la liberazione della conoscenza, dove quelle qualità nocive e non salutari, in lui sorte, cessano senza lasciare impronta.
Costui è chiamato un monaco intriso in forme riconoscibili dall'occhio, intriso in suoni riconoscibili dall'orecchio, intriso in odori riconoscibili dal naso, intriso in sapori riconoscibili dalla lingua, intriso in sensazioni tattili riconoscibili dal corpo, intriso in pensieri riconoscibili dalla mente.
Quando un monaco dimora in questo modo, allora diventa vittima di Mara, il quale ne approfitta tramite l'occhio, tramite l'orecchio, tramite il naso, tramite la lingua, tramite il corpo, tramite la mente. Come se ci fosse una distesa di canne o di erbacce - secca, asciutta da più di un anno – ed un uomo giungesse da oriente con un tizzone infuocato, il fuoco ne approfitterebbe da quel punto. Se l'uomo giungesse da nord ...da occidente....da sud...dal basso....dall'alto...da qualsiasi altra direzione l'uomo giungesse con un tizzone infuocato, il fuoco da quel punto ne approfitterebbe. Allo stesso modo, quando un monaco dimora in questo modo, se Mara dovesse giungere a lui tramite l'occhio, da quella entrata ne approfitterebbe. Se Mara dovesse giungere a lui tramite l'orecchio...il naso...la lingua...il corpo...la mente, da quell'entrata ne approfitterebbe.
Quando un monaco dimora in questo modo, le forme lo dominano. Egli non domina le forme. I suoni lo dominano...Gli odori...I sapori..Le sensazioni tattili...I pensieri lo dominano. Egli non domina i pensieri. Costui è chiamato un monaco dominato dalle forme, dominato dai suoni, dominato dagli odori, dominato dai sapori, dominato dalle sensazioni tattili, dominato dai pensieri – dominato e non domina. Egli è dominato dal male, da qualità nocive che inquinano, che conducono a nuove rinascite, che sono miserevoli, che recano dolore e sofferenza, nascita, vecchiaia e morte.
In questo modo, amici, si è intrisi.
E come non si è intrisi? Quando un monaco nel vedere una forma tramite l'occhio, non ne è, se le forme sono piacevoli, attratto e, se le forme sono spiacevoli, non ne è respinto. Egli dimora con presenza mentale, con una incommensurabile attenzione. Egli discerne, come realmente è, la liberazione dell'attenzione e la liberazione della conoscenza, dove quelle qualità nocive e non salutari, in lui sorte, cessano senza lasciare impronta.
Sentendo un suono tramite l'orecchio....
Percependo un odore tramite il naso....
Gustando un sapore tramite la lingua...
Provando una sensazione tattile tramite il corpo...
Conoscendo un pensiero tramite la mente non ne è, se i pensieri sono piacevoli, attratto e, se i pensieri sono spiacevoli, non ne è respinto. Egli dimora con presenza mentale, con una incommensurabile attenzione. Egli discerne, come realmente è, la liberazione dell'attenzione e la liberazione della conoscenza, dove quelle qualità nocive e non salutari, in lui sorte, cessano senza lasciare impronta.
Costui è chiamato un monaco non intriso in forme riconoscibili dall'occhio, non intriso in suoni riconoscibili dall'orecchio, non intriso in odori riconoscibili dal naso, non intriso in sapori riconoscibili dalla lingua, non intriso in sensazioni tattili riconoscibili dal corpo, non intriso in pensieri riconoscibili dalla mente.
Quando un monaco dimora in questo modo, allora Mara se giunge a lui tramite l'occhio, non riuscirà ad approfittarne. Se giunge a lui tramite l'orecchio... il naso...la lingua...il corpo... la mente non riuscirà ad approfittarne. Come se ci fosse una casa costruita con spessi mattoni o una sala ben intonacata, ed un uomo entrasse da oriente con un tizzone infuocato, il fuoco non riuscirebbe ad approfittarne. Se un uomo entrasse da occidente...da nord...da sud...dal basso...dall'alto...da qualsiasi direzione ....il fuoco non riuscirebbe ad approfittarne. Allo stesso modo, quando un monaco dimora in questo modo, se Mara dovesse giungere a lui tramite l'occhio, da quella entrata non riuscirebbe ad approfittarne. Se Mara dovesse giungere a lui tramite l'orecchio...il naso...la lingua...il corpo...la mente, da quell'entrata non riuscirebbe ad approfittarne.
E quando un monaco dimora in questo modo, egli domina le forme e le forme non lo dominano. Egli domina i suoni... gli odori...i sapori..le sensazioni tattili...i pensieri e i pensieri non lo dominano. Costui è chiamato un monaco che domina le forme, che domina i suoni, che domina gli odori, che domina i sapori, che domina le sensazioni tattili, che domina i pensieri – che domina e non è dominato. Egli domina il male, le qualità nocive che inquinano, che conducono a nuove rinascite, che sono miserevoli, che recano dolore e sofferenza, nascita, vecchiaia e morte.
In questo modo non si è intrisi.”
Quindi il Benedetto si alzò e disse al Ven. Moha Moggallana: “Bene, molto bene, Moggallana. Il discorso che hai tenuto ai monaci sull'essere intrisi e sul non essere intrisi è stato fatto bene.”
Così disse il Ven. Maha Moggallana, e il Maestro approvò. Gratificati, i monaci si deliziarono con le parole del Ven. Maha Moggallana.