SN 22.8: Dutiyaupādāparitassanā Sutta - L’inquietudine dell’attaccamento (2)

 A Savatthi.
“Monaci, vi insegnerò come l’attaccamento conduce all’inquietudine e come il non attaccamento conduce alla sua liberazione. Prestate attenzione, vado a parlare.”
E come l’attaccamento conduce all’inquietudine? Una persona ordinaria e non istruita vede la forma in questo modo: ‘Questo è mio, Io sono questo, questo è il mio sé.’ Ma quella forma decade e perisce, e da ciò nasce la sofferenza, il lamento, la pena, la tristezza e l’angoscia. Egli vede la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza in questo modo: ‘Questo è mio, Io sono questo, questo è il mio sé.’ Ma quella coscienza decade e perisce, e da ciò nasce la sofferenza, il lamento, la pena, la tristezza e l’angoscia. Ecco come l’attaccamento conduce all’inquietudine.

E come il non attaccamento conduce alla liberazione dall’inquietudine? Una nobile e istruita persona vede la forma in questo modo: ‘Questo non è mio, Io non sono questo, questo non è il mio sé.’ Così quando quella forma decade e perisce non  nasce la sofferenza, il lamento, la pena, la tristezza e l’angoscia. Egli vede la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza in questo modo: ‘Questo non è mio, Io non sono questo, questo non è il mio sé.’ Così quando quella coscienza decade e perisce non nasce la sofferenza, il lamento, la pena, la tristezza e l’angoscia. Ecco come l’attaccamento conduce alla liberazione dall’inquietudine.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato (2018). Tradotto in italiano da Enzo Alfano.