MN 41: Saleyyaka Sutta - I brahmani di Sala

Riscrittura a partire dall'italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici.
Per distribuzione gratuita esclusivamente.

Questo ho sentito. Una volta il Sublime passava per la terra di Kosalo, di luogo in luogo, e venne, accompagnato da molti monaci, nelle vicinanze d'un villaggio kosalio di bramani di nome Sâlâ. E i cittadini bramani di questo villaggio sentivano dire: "L'asceta Gotamo, il figlio dei Sakyi che ha rinunciato alla loro eredità, è arrivato con molti monaci. Egli è dovunque stimato e chiamato con innumerevoli titoli onorifici. Egli mostra questo mondo con tutti gli dei e gli uomini che lo abitano, dopo che egli stesso lo ha compreso e penetrato. Egli annuncia la dottrina il cui principio, il cui mezzo e la cui fine beatificano; dottrina fedele di senso e di parola: egli espone l'ascetismo perfettamente purificato e rischiarato. Felice chi può vedere un tale santo!"

E i cittadini si recarono là dove il Sublime dimorava. Alcuni s'inchinarono con riverenza, altri scambiarono cortesi saluti ed amichevoli parole, altri salutarono giungendo le mani, altri si presentarono con nome e condizione, altri ancora non dissero nulla, e tutti si sedettero al suo fianco. E i bramani chiesero: "Qual è, Gotamo la ragione, quale la causa per cui molti esseri con la dissoluzione del corpo, dopo la morte, pervengono su cattivi sentieri in perdizione e danno? E perché altri, nelle stesse circostanze, giungono su buoni sentieri, in un mondo celeste?"

"Perché i primi non vivono rettamente e giustamente, cittadini, perciò essi, dopo la morte, giungono a perdizione e danno. Mentre i secondi vivono giustamente e rettamente e giungono, dopo la morte, in un mondo celeste."

-- Il senso completo di queste brevi parole del signore Gotamo non ci è del tutto chiaro; sarebbe bene che egli ci mostrasse le cose in tale guisa che noi potessimo intendere l'intero senso delle sue parole.

-- Orsù dunque, cittadini, ascoltate con attenzione: La vita non giusta è in tre modi diversa in azioni; in quattro modi è diversa in parole; in tre modi è diversa in pensieri. In che modo essa è diversa in tre modi d'agire?

Ecco che uno è un micidiale, crudele e sanguinario, dedito alla violenza e all'uccisione, senza misericordia verso i suoi simili. Poi prende il non dato, s'appropria di averi e beni posseduti da un altro nel villaggio o in campagna con intenzione furtiva. E' dissoluto ed ha rapporti con fanciulle che stanno sotto la tutela della madre, del padre, del fratello, della sorella o dei parenti; con protette o soggette; persino con le etère adorne di fiori. In questo modo la vita non retta è in tre modi diversa in azioni."

E come è in quattro modi diversa in parole? Ecco che uno è un mentitore. In giudizio, o fra la gente, o tra parenti, o in società, o da regi ufficiali è inteso e interrogato come testimone oculare. Ma egli risponde d 'aver visto o di non aver visto, mosso da qualunque altra intenzione con scientemente falsa testimonianza. Poi ama l'intrigo. Ciò che ha sentito qui lo racconta là per disunire questi o quelli. Mette discordia tra i concordi e aizza i discordi. La lite lo rallegra, lo allieta, lo appaga; pronuncia parole che eccitano la discordia. Poi usa parole aspre, discorsi puntuti e pungenti, offensivi, oltraggiosi, espressioni irose che non portano ad unire: tali parole egli parla. Ed egli coltiva la ciarla oziosa, parla a tempo indebito, senza senso, senza scopo, non conforme alla dottrina e all'ordine; il suo dire non merita che lo si ricordi, è improprio, informe, incongruente, inintelligibile. Così la vita non giusta è in quattro modi diversa in parole.

E come è diversa in tre modi in pensieri? Ecco che uno è avido. Brama ciò che un altro possiede di averi e beni: 'Ah se la sua proprietà fosse mia!' Poi è astioso, di cuore malevolo: 'Questi esseri devono essere uccisi, distrutti, estirpati, non devono scampare!' Ed egli nutre dannose opinioni: 'Elemosine, rinunzie, elargizioni, tutto è vano; non vi è semina né raccolto di buone e cattive opere; il di qua e l'aldilà sono vani concetti; padre e madre ed anche nascita spirituale sono vuote parole; il mondo non ha asceti e bramani che siano perfetti e compiuti, che possano aver compreso, rappresentarsi visibilmente e spiegarsi l'essenza di questo e di quel mondo' .

Così, cittadini, la vita non retta è in tre modi diversa in pensieri.

Poiché non vivono rettamente molti esseri, dopo la morte, subiscono perdizione e danno."

"La retta e giusta vita, invece, è diversa in tre modi in azioni; per quattro modi in parole; per tre modi in pensieri. Come? Ecco che uno si tiene lontano dall'ammazzare, dall'uccidere. Ha smesso mazza e spada, è mite e compassionevole, pieno d'amore e simpatia per tutto ciò che vive e respira. Ha smesso di prendere ciò che non è dato, si tiene lontano dal rubare. Egli non si appropria di quello che un altro possiede nel villaggio o in campagna di averi e beni. Ha smesso la dissolutezza. Con fanciulle sotto tutela, protette e soggette, persino con le etère adorne di fiori, egli non ha rapporti.

Così la retta vita è diversa in azioni.

Ecco che uno ha smesso di mentire. In qualunque ambiente e circostanza interrogato come testimone oculare, egli risponde d'aver visto, o non visto, senza rilasciare scientemente falsa testimonianza. Ha smesso d'intrigare. Ciò che ha sentito qua non lo racconta là per disunire questi o quelli. Unisce i disuniti, rafforza i legami; la concordia lo rallegra, lo allieta, lo appaga; pronuncia parole che promuovono concordia. Ha smesso le aspre parole. Egli usa parole pure, benefiche all'orecchio, amorevoli, che vanno al cuore, gentili, gradite a molti. Ha smesso l'oziosa ciarla: parla a tempo debito, conforme ai fatti, fedele alla dottrina e all'ordine. Il suo discorso, che merita d'essere ricordato, è occasionalmente ornato di paragoni, chiaro e determinato, adeguato all'oggetto. Così la retta vita è in quattro modi diversa in parole.

Ecco che uno non è avido. Non brama ciò che altri possiedono in averi e beni. E' libero da astio, da malignità. Ha opinioni giuste, non false: 'Elemosine, rinunzie, elargizioni non sono vanità; vi è semina e raccolta di buone e cattive opere; il di qua e l'aldilà esistono; vi sono i genitori e vi è nascita spirituale; il mondo ha asceti e bramani che sono perfetti e compiuti, che possono comprendere e rappresentarsi visibilmente l'essenza di questo o di quel mondo'.

Così la retta vita è in tre modi diversa in pensieri.

Poiché essi vivono rettamente molti esseri giungono, dopo la morte, in un mondo celeste.

Se un uomo retto e sincero desidera riapparire in una ricca famiglia di nobili; o in una ricca famiglia di sacerdoti; o in una ricca famiglia di borghesi; o tra gli dei dei quattro grandi re, tra i trentatré dei, tra gli dei beati, tra quelli della gioia illimitata, tra quelli al di là della gioia illimitata, tra quelli del mondo di Brahmâ, tra gli splendenti, tra quelli dall'immensurabile splendore, tra i lucenti, tra i raggianti, tra i radiosi, tra i possenti, tra gli dei allegri, tra quelli solari, tra quelli sovrani, tra i dominanti, tra i sublimi, tra gli dei che godono infinità di spazio, o di coscienza, tra quelli che godono inesistenza (?!), tra quelli che godono di né percezione né non percezione. può ben essere che ciò accada.

Se un uomo retto e sincero desidera: 'Oh, con l'estinzione della mania possa io, ancora in questa vita, realizzare e raggiungere la redenzione dell'animo senza mania, redenzione di sapienza', allora può ben essere che ciò accada per la sua sincerità e rettitudine."

Dopo queste parole i cittadini brâhmani di Sâlâ dissero al Sublime: "Benissimo, Gotamo, benissimo. Così come se si raddrizzasse ciò che è rovesciato, o si scoprisse ciò che è coperto, o si indicasse la via a chi si è perso, o si facesse luce nella notte, così appunto il signore Gotamo ha esposto in varia guisa la dottrina. Anche noi prendiamo rifugio nel signore Gotamo, nella dottrina e nei discepoli. Come seguaci voglia egli considerarci da oggi per tutta la vita fedeli."