MN 31: Cûlagosinga Sutta - Nella selva Gosingam (1)

Riscrittura a partire dall'italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici.
Per distribuzione gratuita esclusivamente.

Questo ho sentito. Una volta il Sublime soggiornava presso Nâdikâ, nell'Eremo di pietra. In quel tempo gli onorevoli Anuruddho, Nandiyo, e Kimbilo dimoravano nella selva del bosco Gosingam, e il Sublime, quando verso sera ebbe finito il riposo di meditazione, fu lì che si recò. Allora un guardaboschi che lo vide arrivare da lontano, lo attese e gli disse: "Non andare in questa selva, asceta: tre nobili giovani che sembrano paghi di sé vi dimorano, non li turbare!"

Ma l'onorevole Anuruddho sentì il suo dire e gli disse: "Non distogliere il Sublime, amico: è il nostro Maestro ed è venuto." Ed avvertì gli altri due che il Maestro era arrivato. I tre gli andarono incontro. Uno gli tolse mantello e ciotola, uno approntò un sedile e l'altro portò l'acqua per il lavacro dei piedi. Il Sublime sedette, si lavò i piedi, e si rivolse ad Anuruddho, che si era seduto accanto a lui con gli altri due: "Come va, Anuruddho, state bene, avete alimenti a sufficienza?"

"Stiamo bene, non ci mancano gli alimenti"

"Ma andate d'accordo, Anuruddho, senza dissidi, divenuti miti vi guardate di buon occhio? E in che modo lo fate?"

"Sì, Signore. Io che vivo con questi veri asceti, sono davvero soddisfatto. Li servo con amore nell'agire, nel parlare e nel pensare, sia manifestamente, sia intimamente. E veramente sono arrivato a rinunziare alla mia volontà e mi sono assoggettato alla volontà di questi onorevoli. I nostri corpi sono diversi, ma credo che noi abbiamo una sola volontà."

E gli onorevoli Nandiyo e Kimbilo confermarono le sue parole. "Bene, bene, Anuruddho. E vi esercitate con serio intendimento, solerti ed instancabili? E come lo fate?"

"Certo, Signore. Chi torna per primo dal giro di elemosina nel villaggio, apparecchia i posti, prepara l'acqua per bere, l'acqua per lavarsi e il lavacro. Chi torna per ultimo si serve del cibo e, quando è sazio, getta ciò che rimane al suolo dove non c'è erba o in acqua corrente. Poi mette in ordine i sedili, porta via l'acqua e spazza il luogo della refezione. Chi si accorge che la ciotola per bere o la conca per lavare o il vaso per l'immondizia è vuoto, li pulisce e li mette a posto. Se da solo non può farlo, egli ne fa cenno, e noi aiutiamo senza per tale ragione interrompere il silenzio. E ogni cinque giorni, Signore, sediamo insieme per tutta la notte in colloqui sulla dottrina. Così noi stiamo seriamente solerti e instancabili."

"Bene, bene, Anuruddho. Ma avete anche acquisito una sopraterrena santa, beata pace?"

"Come no, Signore! Noi, lungi da brame e da cose non salutari, in senziente, pensante, nata da pace beata serenità, raggiungiamo a piacere il grado della prima contemplazione."

"Bene, bene. Avete però dopo il raggiungimento e il superamento di questa dimora, conquistato anche un'altra sopraterrena santa, beata pace?"

"Come no, Signore! Noi, dopo la cessazione del sentire e pensare, raggiungiamo a piacere l'interna calma serena, l'unità dell'animo, il grado della seconda contemplazione libera dal sentire e pensare, beata serenità nata dal raccoglimento. Dopo aver raggiunto e superato quella dimora, Signore, appare quest'altra sopraterrena santa, beata pace."

"Bene, bene. Avete conquistato anche altro?"

"Come no, Signore! Noi restiamo a piacere in serena pace equanimi, savi, chiaro coscienti; proviamo in corpo quella felicità di cui i santi dicono: 'L'equanime savio vive felice': così noi raggiungiamo il grado della terza contemplazione. Ecco cosa conquistiamo!"

"Bene, bene. Avete però conquistato altro?"

"Come no, Signore! Noi, dopo rigetto delle gioie e dei dolori, dopo l'annientamento della letizia e della tristezza antecedenti, raggiungiamo a piacere la non triste, non lieta, equanime, savia, perfetta purezza, il grado della quarta contemplazione."

"Bene, bene. Ma avete voi, dopo di ciò, conquistato altro?"

"Come no, Signore! Noi, con completo superamento delle percezioni di forma, annientamento delle percezioni riflesse, rigetto delle percezioni multiple, nel pensiero 'Illimitato è lo spazio' raggiungiamo a piacere il regno dello spazio illimitato."

"Bene, bene. Ma avete voi, dopo di ciò, conquistato altro?"

"Come no, Signore! Noi, dopo il completo superamento dell'illimitata sfera dello spazio, nel pensiero 'Illimitata è la coscienza' raggiungiamo a piacere il regno della coscienza illimitata."

"Bene, bene. Ma avete voi, dopo di ciò, conquistato altro?"

"Come no, Signore! Noi, dopo completo superamento dell'illimitata sfera della coscienza, nel pensiero 'Niente esiste' raggiungiamo a piacere il regno della non esistenza."

"Bene, bene. Ma avete voi, dopo di ciò, conquistato altro?"

"Come no, Signore! Noi, dopo completo superamento della sfera della non esistenza, raggiungiamo a piacere il limite della possibile percezione."

"Bene, bene. Ma avete voi, dopo di ciò, conquistato altro?"

"Come no, Signore! Noi, dopo completo superamento del limite della possibile percezione, raggiungiamo a piacere la dissoluzione della percettibilità; e la mania è distrutta. Dopo ascensione e superamento di quella dimora, Signore, appare quest'altra sopraterrena santa dovizia della chiarezza del sapere, beata pace. E un'altra beata pace, più alta e più eletta di questa noi non la conosciamo."

"Bene, bene, Anuruddho. Un'altra beata pace, più alta e più eletta di questa non v'è."

Ora, quando il Sublime ebbe con istruttivo colloquio confortato, sollevato e rasserenato gli onorevoli Anuruddho, Nandiyo e Kimbilo, si alzò e andò via. I tre lo accompagnarono per un tratto, e poi tornarono indietro. Quindi l'on. Kimbilo si rivolse all'on. Anuruddho dicendo: "Com'è dunque? Perché l'on. ci ha rappresentati al Sublime come giunti fino all'estinzione della mania? Noi non ne abbiamo mai parlato."

"No, veramente gli onorevoli non mi hanno mai detto di essersi rallegrati per aver conseguito gradi e domini, ma io l'ho visto nel loro cuore. E gli dei me l'hanno confermato. Ho risposto correttamente alle domande del Sublime."

Allora Dîgho, uno spirito straniero, si recò là dove dimorava il Sublime, lo salutò riverentemente, si pose a lato e disse: "Felice è il popolo dei Vajjî dove il Compiuto, il Santo, il perfetto Svegliato e questi tre nobili figli dimorano!"

Accogliendo la voce di Dîgho echeggiarono, una dopo l'altra, ripetendo la stessa frase, le voci degli dei della terra, dei quattro grandi re, dei trentatré dei, degli dei delle ombre, degli dei beati, degli dei della gioia illimitata, degli dei dimoranti di là dalla gioia illimitata e degli dei del mondo di Brahmâ. Così quegli onorevoli, in un momento, in un istante, erano stati apprezzati fino nel mondo di Brahmâ.

"Così è, Dîgho, così è. Se la famiglia dalla quale quei tre nobili figli sono usciti, lasciando la casa per l'eremo, pensasse con amore ad essi, allora ciò farebbe anche ad essa del gran bene, le sarebbe salutare. Se la cerchia dei parenti, se il villaggio, se la capitale, se la terra, se anche tutti i nobili, se anche tutti i sacerdoti, se anche tutti i borghesi, se anche tutti i servi, se il mondo stesso con i suoi dei, con i suoi cattivi e buoni spiriti, con le sue schiere di asceti e bramani e uomini, pensasse con amore a quei tre nobili figli, allora ciò riuscirebbe largamente di bene, di salute, a tutti. Osserva, Dîgho, come da lontano operano quei tre nobili figli, per il bene di molti, per la salute di molti, per compassione del mondo: per utile, bene e salute degli dèi e degli uomini."

Così parlò il Sublime. Contento si rallegrò Dîgho, lo spirito straniero, della sua parola.