MN 30: Cûlasâropama Sutta - Il paragone del legno (2)

Riscrittura a partire dall'italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici.
Per distribuzione gratuita esclusivamente.

Questo ho sentito. Una volta il Sublime soggiornava presso Sâvatthî, nella Selva del Vincitore, nel giardino di Anâthapindiko. Lì si recò il brâhmano Pingalakoccho che, scambiati i convenevoli col Sublime e preso posto, così gli si rivolse: "Quegli asceti e brâhmani, Gotamo, quei capi di scuole attorniati da numerosi discepoli e seguaci, i noti, celebrati pionieri, che sono molto stimati da molti, come Pûrano Kassapo, Makkhali Gosâlo, Ajito Kesakambalî, Pakudho Kaccâyano, Sanjayo Belatthaputto, Nigantho Nathaputto, sono savi, come essi affermano, o non lo sono? O alcuni lo sono ed altri no?"

"Lascia perdere, brâhmano: sia come sia, voglio mostrarti la dottrina; ascoltala e fa bene attenzione al mio discorso. Così come se un uomo che va in cerca di legno, si arrampicasse su un grande albero, ne staccasse un ramoscello con foglie, lo portasse via pensando d'aver preso del legno; un uomo di buona vista che lo avesse osservato penserebbe: 'Quell'uomo non s'intende proprio di legno, con quello che ha preso non ci ricaverà nulla.' E ancora, se l'uomo ne staccasse un ramo, o la corteccia, o del sughero, l'osservatore penserebbe la stessa cosa: 'Quell'uomo non s'intende di legno, con ciò che ha preso non ci farà nulla.' Se invece egli segasse il tronco dell'albero e se lo portasse via, il solito osservatore di buona vista, riconoscerebbe che costui conosce tutto dell'albero: legno buono, sughero, corteccia, rami e fogliame; ed ha preso del legno che servirà al suo scopo.

Ugualmente, brâhmano, ecco uno che mosso da fiducia ha lasciato la casa per l'eremo: 'Precipitato sono io nella nascita, nella vecchiaia e nella morte, nei guai, in sofferenze e pene, nello strazio e nella disperazione, sprofondato nel dolore, perduto nel dolore! Oh, se mi fosse possibile mettere fine a questo intero tronco del dolore!'. Con tale intenzione egli ha rinunciato al mondo ed ottiene elemosina, onore e gloria. Tutto ciò lo allieta ed egli cambia, s'inorgoglisce e disprezza il suo prossimo. La realizzazione di altre più alte mete non lo desidera e non lo stimola; diviene soddisfatto e fiacco.

Costui mi sembra come quell'uomo che si è accontentato di un ramoscello di foglie; ciò che ha ottenuto non servirà al suo scopo. E un altro che ha abbandonato la casa per l'eremo ed ha ottenuto onore e gloria, ma non s'inorgoglisce e non disprezza il suo prossimo per ciò, non diventa soddisfatto né fiacco, desidera la realizzazione di più alte mete e conquista le virtù dell'ordine. Si allieta di esse e cambia perché se ne inorgoglisce e disprezza il prossimo: 'Sono virtuoso, sono giusto, questi altri monaci non lo sono, sono malvagi'. Soddisfatto di ciò che ha realizzato non cerca di progredire, diventa soddisfatto e fiacco. Costui mi sembra come quell'uomo che si è accontentato di un inutile ramo dell'albero.

Ed eccone un altro che, abbandonata la casa, ha conquistato onore e gloria, ha conquistato le virtù dell'ordine, se n'è allietato, ma non è cambiato, non si è inorgoglito, non disprezza il suo prossimo. Egli desidera realizzare mete più elevate e arriva a conquistare la grazia del raccoglimento. Ma ecco che si rallegra e cambia, s'inorgoglisce e disprezza il suo prossimo: 'Io sono raccolto, sono di animo unificato, ma questi altri monaci non lo sono, hanno l'animo distratto'. Quelle altre cose più elevate e belle della grazia del raccoglimento, non desidera più conquistarle, è soddisfatto e fiacco.

Costui mi sembra come quell'uomo che si è accontentato della sola corteccia. Ed eccone un altro che, abbandonata la casa per l'eremo, conquista onore e

gloria, conquista le virtù dell'ordine, conquista la grazia del raccoglimento, ma, pur rallegrandosi di ogni conquista, non cambia, non s'inorgoglisce e non disprezza il suo prossimo. E, insoddisfatto di ciò che ha realizzato, desidera la realizzazione di quelle cose che sono più elevate e belle. Egli conquista la chiarezza del sapere, ma, ancora un volta, si rallegra e cambia inorgogliendosi e disprezzando il suo prossimo: 'Io sono chiaro sciente, questi altri monaci sono ignoranti'. E non desidera la realizzazione di altre cose ancora più elevate e belle, diventa soddisfatto e fiacco.

Costui mi sembra come quell'uomo che si era accontentato del solo sughero. Ecco ancora un uomo che ha abbandonato la casa per l'eremo. Egli conquista

onore e gloria, conquista le virtù dell'ordine, conquista la grazia del raccoglimento, conquista la chiarezza del sapere, ma, pur allietandosi di tutto, egli non s'inorgoglisce, non disprezza il suo prossimo; se ne rallegra, ma non cambia. E desidera tutto ciò che è più elevato e bello, e, non soddisfatto né fiacco, lo conquista.

E quali cose sono più elevate e belle della chiarezza del sapere? Ecco che un monaco ben lungi da brame, lungi da cose non salutari, in senziente, pensante, nata da pace beata serenità, raggiunge il grado della prima contemplazione. Ecco qualcosa di più elevato e bello! E inoltre, dopo il compimento del sentire e pensare, il monaco con l'interna calma serena, l'unità dell'animo, la beata serenità nata dal raccoglimento e libera dal sentire e pensare, raggiunge il grado della seconda contemplazione. Ecco qualcosa di più elevato e bello!

E inoltre ancora: in serena pace rimane il monaco equanime, savio, chiaro cosciente; egli prova nel corpo quella felicità di cui i santi dicono: 'L'equanime savio vive felice'; così egli raggiunge il grado della terza contemplazione. Ecco qualcosa di più elevato e bello! E inoltre ancora: dopo il rigetto delle gioie e dei dolori, dopo l'annientamento della letizia e della tristezza anteriori il monaco raggiunge la non triste, non lieta, equanime, savia, perfetta purezza e il grado della quarta contemplazione. Ecco qualcosa di più elevato e bello!

E ancora: con completo superamento delle percezioni di forma, annientamento delle percezioni riflesse, rigettamento delle percezioni multiple, il monaco, nel pensiero 'Senza limiti è lo spazio' guadagna il regno dello spazio illimitato. Ecco qualcosa di più elevato e bello!

E ancora: dopo completo superamento della illimitata sfera dello spazio, il monaco, nel pensiero 'Senza limiti è la coscienza' guadagna il regno della coscienza illimitata. Ecco qualcosa di più elevato e bello!

E ancora: dopo il superamento della illimitata sfera della coscienza illimitata, il monaco, nel pensiero 'Nulla esiste' guadagna il regno della non esistenza. Ecco qualcosa di più elevato e bello!

E ancora: dopo completo superamento della sfera della non esistenza, il monaco raggiunge il limite di possibile percezione. Ecco qualcosa di più elevato e bello!

E ancora: dopo completo superamento del limite di possibile percezione, il monaco raggiunge la dissoluzione della percettibilità, e la mania del savio veggente è distrutta. Ecco qualcosa di più elevato e bello!

Queste sono le cose più elevate e belle della chiarezza del sapere. Costui mi sembra come quell'uomo che andando in cerca di legno ha segato il tronco di un dritto grande albero procurandosi legno utile al suo scopo. E così il frutto dell'ascetismo, brâhmano, non è elemosina, onore e gloria, non virtù dell'ordine, non grazia del raccoglimento, non chiarezza del sapere. Ma quella imperturbabile redenzione dell'animo, è quello lo scopo: questo è l'ascetismo, questo ne è il nocciolo, questo ne è il fine."

Dopo queste parole il brâhmano Pingalakoccho disse al Sublime: "Benissimo, Gotamo, benissimo! Così come se uno raddrizzasse ciò che è rovesciato, o scoprisse ciò che è coperto, o indicasse la strada a gente che s'è persa, o portasse luce nelle tenebre: 'Chi ha occhi vedrà le cose': così appunto venne dal signore Gotamo esposta la dottrina in varia guisa. Anche io prendo rifugio presso il signore Gotamo, presso la dottrina e presso i discepoli. Come seguace voglia il signore Gotamo considerarmi, da oggi per tutta la vita fedele."