MN 16: Cetokhila Sutta – Le angustie del cuore

Riscrittura a partire dall'italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici.
Per distribuzione gratuita esclusivamente.

Questo ho sentito. Una volta il Sublime soggiornava presso Sâvatthî, nella selva del Vincitore, nel giardino di Anâthapindiko. Là egli si rivolse ai monaci: "Chi di voi, monaci, non ha perduto le cinque angustie del cuore e non ne ha reciso i cinque vincoli non può certo in quest'Ordine giungere alla riuscita, alla maturità e allo sviluppo. Quali sono i cinque affanni del cuore? Un monaco è incerto e dubita del maestro, non ne ha fiducia, perciò è avverso allo sforzo e alla fatica, non è costante. Ecco la prima angustia.

Un monaco è incerto e dubita della dottrina, non ne ha fiducia, ed è avverso allo sforzo e alla fatica, non è costante. Ecco la seconda angustia. Dubita della comunità, non se ne fida. Ecco la terza. Dubita della regola. Ecco la quarta. Si secca e si duole dei suoi fratelli dell'Ordine, è abbattuto e angustiato. Ecco la quinta. Egli, per tutte queste angustie di cui non s'è liberato, è avverso allo sforzo e alla fatica, non è costante.

Quali sono i cinque vincoli del cuore? Un monaco con la volontà non s'è spogliato della brama, del desiderio, dell'avidità, dell'arsura, della febbre e della sete. L'animo suo è avverso allo sforzo e alla fatica, non è costante. Lo stesso gli accade nel sentire e nel vedere. Al pasto ha mangiato tanto da soddisfare il suo stomaco, e si compiace di sedere, di giacere, di assopirsi nella comodità. Un monaco conduce una santa vita con l'intenzione di raggiungere qualche rinascita divina: "Con questi esercizi o voti, mortificazione o rinuncia, voglio diventare un dio!" Ecco i cinque vincoli che non sono stati recisi.

Ora, chi di voi, monaci, ha perduto le cinque angustie del cuore e ha nettamente reciso i cinque vincoli del cuore, può in quest'Ordine ben giungere alla riuscita, alla maturità e allo sviluppo.

Quali sono le cinque angustie che ha perduto? Non tentenna né dubita del maestro, ne ha fiducia; è incline allo sforzo e alla fatica, è costante. Non dubita della dottrina, non dubita della comunità, non dubita della regola, non si secca né si duole dei suoi fratelli dell'Ordine. E quali i cinque vincoli del cuore che costui ha reciso? Con la volontà s'è spogliato della brama, del desiderio, dell'avidità, dell'arsura, della febbre e della sete. Lo stesso è avvenuto nel sentire, nel vedere, nel nutrirsi e nel compiacersi di comodità nel sedersi, nel giacere e nell'assopirsi. Inoltre ha condotto una santa vita senza l'intenzione di rinascere come un dio. Così facendo, col suo animo incline allo sforzo e alla fatica, costante, ha nettamente reciso tutti i vincoli del cuore, e può in quest'Ordine ben giungere alla riuscita, alla maturità e allo sviluppo.

Egli raggiunge il mirabile sentiero prodotto dall'intensità della costanza e dal raccoglimento della volontà, della forza, dell'animo, dell'esame e dell'eroismo. E questo monaco, divenuto quindici volte eroico, monaci, è capace della liberazione, capace del risveglio, capace di trovare l'incomparabile sicurezza. Così, a una chioccia che ha ben covato le sue uova, come potrebbe non venire il desiderio: "Ah, possano i miei pulcini, con le zampe e col becco, rompere il guscio; possano essi dunque felicemente liberarsi!". E come quei pulcini che sono divenuti capaci di rompere il guscio e di liberarsi felicemente, così appunto un monaco, quindici volte eroico, è capace della liberazione, capace del risveglio, capace di trovare l' incomparabile sicurezza.

Così parlò il Sublime. Contenti si rallegrarono quei monaci della sua parola.