MN 150: Nagaravindeyya Sutta - I Nagaravindesi

Riscrittura a partire dall'italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici.
Per distribuzione gratuita esclusivamente.

Questo ho sentito. Una volta il Sublime, girando per la terra di Kosalo di luogo in luogo con una grande comitiva di monaci, pervenne ad un villaggio kosalese di padri di famiglia brâhmani chiamato Nagaravindam. Gli abitanti del luogo sentirono: "L'asceta Gotamo, discendente dei Sakya, che ha rinunciato alla loro eredità, è qui giunto con una grande comitiva di monaci. Egli è ovunque accolto come un perfetto Svegliato, esperto del mondo, incomparabile guida degli uomini e degli dèi. Egli mostra questo mondo con i suoi dèi, coi suoi cattivi e buoni spiriti, con le sue schiere di asceti e sacerdoti, dèi e uomini, dopo averlo egli stesso conosciuto e sperimentato. Egli espone la dottrina benefica in principio, in mezzo ed in fine, dottrina chiara; ed illustra la santa vita perfettamente purificata e rischiarata. Beato chi può vedere un tale santo!" Ed essi si recarono dal Sublime e lo salutarono riverentemente in molti modi: alcuni scambiando amichevoli espressioni, altri presentandosi col nome della famiglia d'appartenenza e, altri ancora, semplicemente sedendosi accanto in silenzio.

A tutti loro il Sublime disse: "Se, padri di famiglia, pellegrini d'altra credenza vi chiedessero: 'Quali sono gli asceti e sacerdoti da non onorare, rispettare, riverire, venerare?'; voi potreste rispondere: 'Quelli che nelle forme penetranti per la vista nella coscienza non sono senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, che non hanno calmato il proprio animo e procedono a diritto e a torto in opere, parole e pensieri. E perché essi non sono da rispettare ed onorare? Noi pure nelle forme penetranti per la vista nella coscienza non siamo senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, non abbiamo calmato il nostro animo e procediamo a diritto e a torto in opere, parole e pensieri; ma essi non praticano un retto procedere superiore al nostro: perciò essi non sono da rispettare ed onorare.'

Non sono nemmeno da rispettare ed onorare quegli asceti e sacerdoti che nei suoni penetranti nella coscienza per l'udito, negli odori penetranti nella coscienza per l'olfatto, nei sapori penetranti nella coscienza per il gusto, nei contatti penetranti nella coscienza per il tatto, nelle cose penetranti , nella coscienza per la mente non sono senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, che non hanno calmato il proprio animo e procedono a diritto e a torto in opere, parole e pensieri. E perché essi non sono da rispettare ed onorare? Noi pure in tali cose non siamo senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, non abbiamo calmato il nostro animo e procediamo a diritto e a torto in opere, parole e pensieri; ma essi non praticano un retto procedere superiore al nostro: perciò essi non sono da rispettare ed onorare.'

Se però, padri di famiglia, pellegrini d'altra credenza vi chiedessero: 'Quali sono gli asceti e sacerdoti da onorare, rispettare, riverire, venerare?'; voi potreste rispondere: 'Quelli che nelle forme penetranti per la vista nella coscienza sono senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, che hanno calmato il proprio animo e hanno retto procedere in opere, parole e pensieri. E perché ciò? Noi nelle forme penetranti per la vista nella coscienza non siamo senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, non abbiamo calmato il nostro animo e procediamo a diritto e a torto in opere, parole e pensieri; ma essi però praticano un retto procedere superiore al nostro: perciò essi sono da rispettare ed onorare.'

Sono da rispettare ed onorare anche quegli asceti e sacerdoti che nei suoni penetranti nella coscienza per l'udito, negli odori penetranti nella coscienza per l'olfatto, nei sapori penetranti nella coscienza per il gusto,nei contatti penetranti nella coscienza per il tatto, nelle cose penetranti nella coscienza per la mente sono senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, che hanno calmato il proprio animo e procedono a diritto e hanno retto procedere in opere, parole e pensieri. E perché ciò? Noi in tali cose non siamo senza attrazione, senza repulsione, senza ignoranza, non abbiamo calmato il nostro animo e procediamo a diritto e a torto in opere, parole e pensieri; ma essi però praticano un retto procedere superiore al nostro: perciò essi sono da rispettare ed onorare.'

Se, padri di famiglia, pellegrini d'altra credenza vi chiedessero: 'Quali sono però i segni, quali i caratteri di quegli onorevoli, per cui voi dite: Certo quegli onorevoli sono senza attrazione o sulla via di deporre l'attrazione, senza repulsione o sulla via di deporla, senza ignoranza o sulla via di deporla?': così interrogati voi potreste rispondere: 'Quegli onorevoli frequentano siti remoti e solitari in selve e foreste perché là non vi sono tali forme penetranti per la vista nella coscienza che essi si compiacerebbero di vedere e rivedere; perché là non vi sono tali suoni penetranti nella coscienza per l'udito, tali odori penetranti nella coscienza per l'olfatto, tali sapori penetranti nella coscienza per il gusto, tali contatti penetranti nella coscienza per il tatto, tali varie sensazioni penetranti nella coscienza per la mente che essi si compiacerebbero di provare e riprovare. Questi sono, amici, i segni, i caratteri per cui diciamo: Certo quegli onorevoli sono senza attrazione o sulla via di deporre l'attrazione, senza repulsione o sulla via di deporla, senza ignoranza o sulla via di deporla.'

Dopo questo discorso quei brâhmani nagaravindesi dissero al Sublime: "Benissimo, Gotamo, benissimo! Così come se si raddrizzasse ciò che era rovesciato, o si scoprisse ciò che è nascosto, o si mostrasse la via a chi s'è perso, o si portasse luce nell'oscurità in modo che chi ha occhi veda le cose; così appunto è stata dal signore Gotamo in vari modi esposta la dottrina. E così noi prendiamo rifugio presso il signore Gotamo, presso la Dottrina e presso l'Ordine dei mendicanti. Quali seguaci voglia il signore Gotamo considerarci da oggi per la vita fedeli. "