MN 144: Channovâda Sutta - Istruzione a Channo

Riscrittura a partire dall'italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici.
Per distribuzione gratuita esclusivamente.

Questo ho sentito. Una volta il Sublime dimorava presso Râjagaham, nel bosco di bambù, nel sito degli scoiattoli. Gli onorevoli Sâriputto, Mahâcundo e Channo dimoravano al Picco dell’Avvoltoio. Quella volta però l'on. Channo era sofferente, gravemente malato. L'on. Sâriputto, verso sera, terminata la meditazione, si recò dall'on. Mahâcundo e gli disse: "Andiamo, amico Cundo, a visitare l'on. Channo per chiedere notizie della sua malattia."

E insieme si recarono dall'on. Channo, scambiarono i convenevoli d'uso, si sedettero, e l'on. Sâriputto chiese: "Ti senti meglio, amico Channo? Recedono i tuoi dolori; c'è un miglioramento?"

"Non mi sento meglio, amico; i miei dolori continuano. C'è un peggioramento. Prenderò l'arma [per uccidermi], amico: non desidero più la vita."

"Non prenda l'arma l'on. Channo. Sopporti. Noi desideriamo che l'onorevole si mantenga in vita. Se non ha cibi adatti, medicine appropriate, glieli procurerò io. Se non ha un buon assistente, l'assisterò io. Sopporti l'on. Channo."

"Ho tutto ciò che mi occorre, amico, ed ho per lungo tempo servito il Maestro con letizia come si addice a un discepolo. Irreprensibilmente Channo il monaco impugnerà l'arma: puoi esserne sicuro."

"Noi vorremmo interrogare l'on. Channo su qualche punto, se crede opportuno rispondere."

"Interroga, amico: dopo aver sentito, vedremo."

"La vista, amico, la coscienza visiva e le cose conoscibili mediante essa le conosci così: 'Questo è mio, questo sono io, questo è me stesso'? L'udito, l'odorato, il gusto, il tatto, la mente, la coscienza mentale e le cose conoscibili mediante la coscienza mentale li consideri così: 'Questo è mio, questo sono io, questo è me stesso'? "

"Tutto il contrario, amico: li considero tutti così: 'Questo non è mio, questo non sono io, questo non è me stesso.' "

"Nella vista, amico Channo, nella coscienza visiva e nelle cose conoscibili mediante quella, che cosa vedendo, che cosa intuendo, le consideri così? Nell'udito, nell'odorato, nel gusto, nel tatto, nella mente, nella coscienza mentale e nelle cose conoscibili mediante quella, che cosa vedendo, che cosa intuendo, le consideri così?"

"Nella vista, nella coscienza visiva e nelle cose conoscibili mediante quella, vedendo ed intuendo la consumazione, io considero così: 'Questo non è mio, questo non sono io, questo non è me stesso.' Lo stesso io considero così nell'udito, nell'odorato, nel gusto, nel tatto, nella mente, nella coscienza mentale e nelle cose conoscibili mediante quella, vedendo ed intuendo la consumazione"

Dopo queste parole l'on. Mahâcundo disse all'on. Channo: "Allora tu puoi tenere ferma in mente anche questa istruzione del Sublime: 'Chi è attaccato, si agita; chi non è attaccato, non si agita; non essendo agitati, si è calmi; essendo calmi, non ci si inclina; non inclinandosi, non si viene e non si va; non venendo e non andando, non si appare e non si sparisce; non apparendo e non disparendo, non vi è più un di qua, né un di là, né un trapasso tra entrambi: è proprio la fine del dolore.' "

Quindi gli on. Sâriputto e Mahâcundo, dopo aver istruito l'on. Channo, si alzarono e se ne andarono. E non molto tempo dopo, l'on. Channo impugnò l'arma.

L'on. Sâriputto si recò dal Sublime, salutò riverentemente, si sedette accanto e disse: "Dall'on. Channo è stata impugnata l'arma. Qual è il suo futuro?"

"Non ti ha dichiarato, Sâriputto, lo stesso Channo d'essere irreprensibile?"

"Vi è un villaggio dei Vajjî a nome Pubbajiram dove vivono i congiunti dell'on. Channo: per essi ciò è riprensibile."

"Ma non per questo si è riprensibili, io dico. Chi depone questo corpo e riprende un altro corpo: quegli è riprensibile, io dico. Ciò non è di Channo il monaco. Irreprensibilmente Channo ha impugnato l'arma."

Questo disse il Sublime. Contento l'on. Sâriputto approvò la sua parola.