MN 133: Kaccânabhaddekara Sutta - Il beato

Riscrittura a partire dall'italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici.
Per distribuzione gratuita esclusivamente.

(Esposizione di Mahâkaccâno)

Questo ho sentito. Una volta il Sublime dimorava presso Râjagaham, nel parco sul Tapodo.

L'on. Samiddhi, essendosi alzato di notte, prima dell'alba, si recò al Tapodo per lavarsi. Lavatosi, uscito dall'acqua, fece asciugare le membra e indossò la tunica. Quindi ora, sul finire della notte, al primo albore, una certa divinità, illuminando tutto il Tapodo, giunse dove si trovava l'on. Samiddhi, gli si mise accanto e disse: "Conosci tu, monaco, l'indicazione e la determinazione del beato?"

"No, amico, non la conosco. Tu la conosci?"

"Nemmeno io la conosco, monaco. Ma tu conosci le strofe del beato?"

"No, amico, non le conosco. Tu le conosci?"

"Nemmeno io le conosco, monaco. Ma tu apprendi e comprendi l'indicazione e la determinazione del beato; benefica è quella conoscenza, e superascetica!"

Ciò detto, la divinità sparì all'istante. Ora l'on. Samiddhi, trascorsa la notte, si recò dal Sublime, salutò riverentemente, sedette accanto, e raccontò, parola per parola, ciò che era accaduto, e concluse: "Sarebbe bene, Signore, se il Sublime mi esponesse l'indicazione e la determinazione del beato."

"Allora, monaco, ascolta e fa bene attenzione a quel che dirò:

Il passato non persegua né aspiri al futuro:
abbandonando il passato e rinunziando al futuro,
non si faccia afferrar dal presente:
solo a ciò il savio inclini la mente.

Oggi è da fare battaglia! Chi sa, se si è morti dimani?
Non c'è per noi tregua con la grande armata della morte!
Chi vive così, giorno e notte instancabil lottando:
quei si fa beato, e santo si chiama sapiente."

Questo disse il Sublime e, alzatosi dal suo sedile, rientrò nella dimora.

Ora i monaci dissero: "Ecco, amici, il Sublime, dopo aver indicato concisamente questa enunciazione, senza determinarne espressamente il senso, si è allontanato. Chi sarebbe in grado di farlo?" Quindi i monaci si dissero: "L'on. Mahâkaccâno è lodato dallo stesso Maestro ed è stimato dai condiscepoli intelligenti: egli è ben capace di determinare espressamente il senso di questa enunciazione del Sublime. E se ora ci recassimo dall'on. Mahâkaccâno e gli chiedessimo di esporcene il senso?"

Quindi si recarono dall'on. Mahâkaccâno, scambiarono cortese saluto ed amichevoli parole, si sedettero accanto ed espressero la loro richiesta. E l'on. Mahâkaccâno disse: "Amici, è come se un uomo che cerca legno massiccio, trascurando la radice e il tronco d'un grande albero, immaginasse di trovarlo tra i rami e le foglie: così è avvenuto che voi, trovandovi al cospetto del Maestro, trascurando il Sublime, avete pensato di chiedere a me il senso di quella enunciazione. Perché, amici, il Sublime conosce, discerne, è divenuto occhio, conoscenza, dottrina, santità; egli è l'indicatore, l'annunciatore, il guidatore all'essenza, il datore dell'immortalità, il Compiuto. E c'era ancora tempo perché voi ne richiedeste il senso al Sublime. E come Lui ve lo avrebbe spiegato, così voi l'avreste imparato."

"Naturalmente, amico Kaccâno, è proprio come dici, ma l'onorevole, stimato dal Sublime e dai condiscepoli intelligenti, è ben capace di determinare espressamente il senso di questa enunciazione del Sublime. Voglia l'on. Mahâkaccâno determinarla, senza darvi importanza."

"Allora, amici, ascoltate con attenzione: "La determinazione particolareggiata io l'intendo così: Come si persegue il passato? 'Così era nel passato la mia vista e così erano le forme': a ciò con bramosia è legata la coscienza ed in ciò si compiace perseguendo il passato. 'Così era nel passato il mio udito, così erano i suoni; così il mio odorato, così gli odori; così il mio gusto, così i sapori; così il mio tatto, così i contatti; così la mia mente, così le cose': a ciò con bramosia è legata la coscienza ed in ciò si compiace perseguendo il passato.

E come, amici, non si persegue il passato? 'Così era nel passato la mia vista e così erano le forme': a ciò con bramosia non è legata la coscienza ed in ciò non si compiace perseguendo il passato. 'Così era nel passato il mio udito, così erano i suoni; così il mio odorato, così gli odori; così il mio gusto, così i sapori; così il mio tatto, così i contatti; così la mia mente, così le cose': a ciò con bramosia non è legata la coscienza ed in ciò non si compiace perseguendo il passato.

E come, amici, si aspira al futuro? 'Ciò sia nel futuro la mia vista, così le forme': così tende l'animo a ottenere il non ottenuto, in ciò si compiace ed aspira al futuro. 'Così sia nel futuro il mio udito, così i suoni; così il mio odorato, così gli odori; così il mio gusto, così i sapori; così il mio tatto, così i contatti; così la mia mente, così le cose': così tende l'animo a ottenere il non ottenuto, in ciò si compiace ed aspira al futuro.

E come, amici, non si aspira al futuro? 'Ciò sia nel futuro la mia vista, così le forme': così non tende l'animo a ottenere il non ottenuto, in ciò non si compiace ed aspira al futuro. 'Così sia nel futuro il mio udito, così i suoni; così il mio odorato, così gli odori; così il mio gusto, così i sapori; così il mio tatto, così i contatti; così la mia mente, così le cose' : così non tende l'animo a ottenere il non ottenuto, in ciò non si compiace ed aspira al futuro.

E come, amici, si è afferrati dalle cose presenti? Quello che è vista, e che sono forme: entrambe sono il presente, cui è legata con bramosia la coscienza che in ciò si compiace e si fa afferrare dalle cose presenti. Quello che è udito e suoni, odorato e odori, gusto e sapori, tatto e contatti, mente e cose: entrambi sono il presente, cui è legata con bramosia la coscienza che in ciò si compiace e si fa afferrare dalle cose presenti.

E come, amici, non si è afferrati dalle cose presenti? Quello che è vista, e che sono forme: entrambe sono il presente, cui è legata con bramosia la coscienza che in ciò non si compiace e non si fa afferrare dalle cose presenti. Quello che è udito e suoni, odorato e odori, gusto e sapori, tatto e contatti, mente e cose: entrambi sono il presente, cui è legata con bramosia la coscienza che in ciò non si compiace e non si fa afferrare dalle cose presenti.

L'enunciazione dunque, amici, che il Sublime ci ha indicata concisamente, senza determinarne specificamente il senso: la determinazione particolareggiata di essa, io così l'intendo. Se però a voi pare, onorevoli, recatevi dal Sublime e chiedetene a lui il senso."

Ora quei monaci, approvando compiaciuti il discorso dell'on. Mahâkaccâno, si alzarono dai loro posti e si recarono dal Sublime. Là giunti, salutarono riverentemente il Sublime, si sedettero accanto, e riferirono parola per parola il colloquio avuto con l'on. Mahâkaccâno.

"Dotto, monaci, è Mahâkaccâno: sapiente. Se voi ne chiedeste il senso a me, io lo spiegherei proprio come ha fatto lui. Questo ne è il senso, e così dovete impararlo."

Questo disse il Sublime. Contenti quei monaci approvarono le sue parole.