Milindapañha: Libro VII – Le similitudini (cap. V)

 (continuazione)

41. Il leone

1. “Venerabile Nagasena, quelle sette qualità del leone di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il leone è di un chiaro, immacolato, puro e leggero colore giallo; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere chiaro, immacolato e di leggera purezza mentale, libero da rabbia e inquietudine. Questa, o re, è la prima qualità del leone che bisogna avere.

2. Ed inoltre, o re, come il leone ha quattro zampe per muoversi ed è rapido nella sua andatura; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe muoversi lungo i quattro sentieri della santità. Questa, o re, è la seconda qualità del leone che bisogna avere.

3. Ed inoltre, o re, come il leone ha uno splendido pelo, piacevole a vedersi; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe avere uno splendido pelo di rettitudine, piacevole a vedersi. Questa, o re, è la terza qualità del leone che bisogna avere.

4. Ed inoltre, o re, come il leone anche a costo di morire non si inchina davanti a nessun uomo; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, anche a costo di non ottenere tutti i requisiti di un monaco – cibo, vesti, dimora e medicine per curarsi – non dovrebbe mai inchinarsi dinanzi ad un qualsiasi uomo. Questa, o re, è la quarta qualità del leone che bisogna avere.

5. Ed inoltre, o re, come il leone mangia regolarmente, e dove abbatte la preda lì la mangia, senza cercare altri bocconi migliori; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe questuare regolarmente senza preferire famiglie che offrono cibo migliore, e non evitare delle case durante la questua, non dovrebbe né selezionare né scegliere il proprio cibo, e dove riceve la sua razione di riso lì dovrebbe mangiarlo, senza cercare bocconi migliori. Questa, o re, è la quinta qualità del leone che bisogna avere.

6. Ed inoltre, o re, come il leone non accumula ciò che mangia, e dopo aver mangiato la sua preda non vi ritorna più; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, non dovrebbe accumulare cibo. Questa, o re, è la sesta qualità del leone che bisogna avere.

7. Ed infine, o re, come il leone, anche se non ha cibo, non si allarma, e se lo ha lo mangia senza avidità, senza debolezza, senza crollare; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, non dovrebbe allarmarsi se non ha cibo, e se ne ha mangiarlo senza avidità, senza debolezza, senza crollare, consapevole del pericolo presente nella brama del gusto, in piena conoscenza del retto risultato del mangiare (il mantenersi in vita per la ricerca della vita santa). Questa, o re, è la settima qualità del leone che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nell'eccelso Samyutta Nikaya, quando esalta il Venerabile Maha Kassapa:

“Tale Kassapa, o monaci, è contento del cibo ricevuto, egli magnifica l'esser contento del cibo ottenuto, non è colpevole di qualcosa di indecente o di sconveniente dovuta alla questua, se non
riceve nulla, non si allarma, e se ne riceve mangia senza avidità, senza debolezza, senza crollare, consapevole del pericolo presente nella brama del gusto, in piena conoscenza del retto oggetto del ricevere cibo.”

42. L'uccello Kakravaka

8. “Venerabile Nagasena, quelle tre qualità dell'uccello Kakravaka di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, l'uccello Kakravaka non abbandona mai il suo compagno per tutta la vita; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, non dovrebbe mai abbandonare il suo modo di pensare per tutta la vita. Questa, o re, è la prima qualità dell'uccello Kakravaka che bisogna avere.

9. Ed inoltre, o re, come l'uccello Kakravaka si ciba della Sevala e della Panaka (piante acquatiche così chiamate), e ne è soddisfatto, ed essendo soddisfatto, non perde né la sua forza né la sua bellezza; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe trovare soddisfazione in ciò che riceve. E se così trova soddisfazione, o re, allora non perde né il potere della meditazione, né quello della saggezza, né quello della liberazione, né quello della profonda visione che sorge dalla coscienza della liberazione, né quello della bontà. Questa, o re, è la seconda qualità dell'uccello Kakravaka che bisogna avere.

10. Ed infine, o re, come l'uccello Kakravaka non fa del male ad esseri viventi; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, deponendo il bastone, deponendo la spada, dovrebbe essere colmo di modestia e di pietà, compassionevole e gentile verso tutte le creature viventi.
Questa, o re, è la terza qualità dell'uccello Kakravaka che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nel Kakravaka Gataka:

“L'uomo che non uccide, né distrugge,
né opprime né incita altri uomini
a prendere ciò che gli appartiene -
e con tale bontà verso tutti gli esseri viventi
nessuna collera disturba la sua pace.”

43. L’uccello Penahika

11. “Venerabile Nagasena, quelle due qualità dell’uccello Penahika di cui dite chi bisogna avere. Quali sono?”

“Proprio come, o re, l’uccello Penahika, per gelosia del suo compagno, rifiuta di nutrire i suoi piccoli; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere geloso di ogni cattiva disposizione che sorge in lui, e porle con la propria presenza mentale nell’eccellente fessura dell’autocontrollo, e dovrebbe dimorare sulla porta della sua mente nella costante pratica della padronanza di sé in tutte le cose relazionate al suo corpo. Questa, o re, è la prima qualità dell’uccello Penahika che bisogna avere.

12. Ed inoltre, o re, come l’uccello Penahika il giorno lo trascorre nella foresta alla ricerca di cibo, ma di notte rimane al sicuro nello stormo a cui appartiene; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, che si è ritirato in luoghi solitari per un certo periodo di tempo con lo scopo di raggiungere la liberazione dalla dieci Catene, e non trovandovi soddisfazione, dovrebbe cercare rifugio nell’Ordine per avere protezione contro il pericolo della vergogna, e dimorare sotto il riparo dell’Ordine. Questa, o re, è la seconda qualità dell’uccello Penahika che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, da Brahma Sahampati in presenza del Beato:

“Cercate dimora lontano dai ritrovi degli uomini,
lì vivete liberi dalle catene della colpa;
ma colui che non trova pace nella solitudine
può dimorare con l’Ordine, con mente controllata,
presenza mentale e padronanza di sé.”

44. Il piccione domestico

13. “Venerabile Nagasena, quella qualità del piccione domestico di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, il piccione domestico, nel risiedere in abitazioni degli uomini, non rimane affascinato da nulla a loro appartenente, ma resta neutrale, considerando solo le cose che competono agli uccelli; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, nel risiedere in casa di altre persone, non dovrebbe mai essere affascinato da uomini o da donne, o letti, o sedie, o indumenti, o gioielli, o cose usate per divertimento, o vari tipi di cibo che vi sono, ma restare sempre neutrale, dedito solo a quelle idee appartenenti alla vita ascetica. Questa, o re, è quella qualità del piccione domestico che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nel Kulla Nanada Gataka:

“Frequentando le case della gente per bere o per mangiare,
siate sempre moderati,
e non lasciate che la forma della bellezza attragga i vostri pensieri.”

45. La civetta

14. “Venerabile Nagasena, quelle due qualità della civetta di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, la civetta, essendo nemica dei corvi, va di notte dove vi sono i corvi, e lì ne uccide molti; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere nemico dell'ignoranza; seduto da solo in meditazione, dovrebbe distruggerla, sradicarla. Questa, o re, è la prima qualità della civetta che bisogna avere.

15. Ed inoltre, o re, come la civetta è un uccello solitario; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere amante della solitudine, godendo della solitudine. Questa, o re, è la seconda qualità della civetta che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nell'eccelso Samyutta Nikaya:

“Il monaco, o monaci, deve essere amante della solitudine, deve godere della solitudine, in modo da poter realizzare la verità della sofferenza, la sua origine, la sua cessazione ed il sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza.”

46. La gru indiana

16. “Venerabile Nagasena, quella qualità della gru indiana di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, la gru indiana con il suo richiamo rende noto ad altri la buona fortuna o il disastro che sta per accadere; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe rendere ad altri con il suo predicare il Dhamma come siano terribili i purgatori e come sia felice il Nibbana. Questa, o re, è quella qualità della gru indiana che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Pindola Bhara-dvaga:

“Due argomenti il monaco serio
dovrebbe sempre rendere chiaro ad altri -
Come sia terribile e spaventoso il purgatorio;
Come sia grande e profonda la beatitudine del Nibbana.”

47. Il pipistrello

17. “Venerabile Nagasena, quelle due qualità del pipistrello di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il pipistrello, anche se entra nelle dimore degli uomini, e vola su di loro, presto ne esce, senza indugiare; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, una volta entrato in un villaggio per la questua, e dopo aver fatto i suoi giri regolarmente, dovrebbe subito andare via con le elemosine ricevute, senza indugiare. Questa, o re, è la prima qualità del pipistrello che bisogna avere.

18. Ed inoltre, o re, come il pipistrello, mentre frequenta le case della gente, non fa loro del male; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, quando visita le case dei laici, non dovrebbe mai dare loro nessun fastidio con richieste insistenti, o con indicare ciò che vuole da loro, o con errato contegno, o con chiacchiere, o con l'essere indifferente alla loro prosperità o avversità; egli non dovrebbe mai distoglierli dalle loro principali occupazioni d'affari, ma desiderare il loro completo successo. Questa, o re, è la seconda qualità del pipistrello che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nel Lakkhana Suttanta:

“Oh! Possano gli altri non soffrire nessuna perdita
o diminuzione, o nella loro fede,
o in rettitudine, o in conoscenza della parola,
o in comprensione, o nel sacrificio di sé,
o in religione, o in tutte le cose buone,
o in accumulo di ricchezza, o di grano, o di terre,
o poderi, o nei loro figli, o mogli,
o dei propri cari ed eredi, o nei loro amici
e parenti e congiunti, o in forza,
in bellezza ed in gioia – così egli pensa -
desiderando per gli altri vantaggi e successi!”

48. La sanguisuga

19. “Venerabile Nagasena, quella qualità della sanguisuga di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, la sanguisuga, ovunque la si metta, lì perfettamente aderisce, bevendo il sangue; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, su qualunque soggetto meditativo possa fissare la sua mente, dovrebbe richiamare quel soggetto fermamente dinanzi a sé per quanto riguarda il suo colore, forma, posizione, estensione, limiti, natura e segni distintivi, bevendo il delizioso sorso dell’ambrosia della liberazione. Questa, o re, è quella qualità della sanguisuga che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Anuruddha:

“Con cuore puro, saldo nella meditazione,
bevete profondamente il perenne sorso della libertà.”

49. Il serpente

20. “Venerabile Nagasena, quelle tre qualità del serpente di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il serpente avanza per mezzo del suo ventre; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe avanzare con la sua conoscenza. Poiché la mente di un asceta, o re, che avanza per conoscenza, continua nella percezione (delle quattro Verità), ciò che non è confacente alle caratteristiche di un asceta egli lo abbandona, ciò che è confacente invece lo sviluppa. Questa, o re, è la prima qualità del serpente che bisogna avere.

21. Ed inoltre, o re, proprio come il serpente quando si muove evita le piante medicinali; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe andare per la sua strada evitando la non rettitudine. Questa, o re, è la seconda qualità del serpente che bisogna avere.

22. Ed inoltre, o re, come il serpente nel vedere uomini è ansioso e turbato, e cerca una via di scampo; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, quando si accorge di avere pensieri errati, o il malcontento sorgere in lui, dovrebbe essere ansioso e turbato, e cercare una via di scampo, dicendosi: “Questo giorno devo averlo trascorso in negligenza, e mai sarò capace di recuperarlo.” Questa, o re, è la terza qualità del serpente che bisogna avere. Perciò c'è un detto, o re, dei due uccelli fatati nel Bhailatiya Gataka:

“E' una sola notte, cacciatore, che abbiamo trascorso
lontano da casa, e contro la nostra volontà,
e pensando tutta la notte l'un l'altro,
tuttavia quella notte la piangiamo
e ci addoloriamo, perché non può mai più ritornare.”

50. Il serpente di roccia

23. “Venerabile Nagasena, quella qualità del serpente dii roccia di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, il serpente di roccia, con un'immensa forza fisica, sarà molti giorni a pancia vuota ed infelice per non avere cibo nel suo stomaco, tuttavia nonostante ciò riuscirà a mantenersi in vita; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, anche se si dedica a mendicare il cibo, dipendente dalle offerte degli altri, aspettando doni, astenendosi dal prendere nulla, e trovando difficile avere qualcosa da mangiare, tuttavia egli dovrebbe, se ricerca il sommo bene, anche se non riceve abbastanza cibo, riempire il vuoto con acqua. Questa, o re, è quella qualità del serpente di roccia che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Sariputta, il Comandante della Fede:

“Sia che mangi cibo secco o umido,
sempre è sazio.
Il buon asceta che intraprende la vacuità,
si mantiene moderato nel cibo.
Se ottiene quattro o cinque bocconi,
lasciatelo bere acqua. Perché non importa all'uomo
con la mente concentrata sulla Santità avere agiatezze.”

[Qui finisce il Quinto Capitolo.]

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di T. W. Rhys Davids. Sacred Books of the East, Volume 35 [1890]. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.