MILINDAPAÑHA
LE DOMANDE DEL RE MILINDA
LIBRO I
L'antica narrazione
paragrafi 37-38-39
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli
di
T. W. Rhys Davids
Sacred Books of the East, Volume 35 [1890]
fonte: http://sacred-texts.com/bud/milinda.htm
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
37. A quel tempo il venerabile Ayupala viveva
nell’eremo di Sankheyya. Il re Milinda disse ai suoi consiglieri: “Bella
e piacevole è la notte! Quale maestro errante o brahmano possiamo visitare
stanotte per porgli delle domande e che sia capace di discutere con noi e
dissolvere i nostri dubbi?”
I cinquecento Greci risposero: “Vi è, Signore, l’Anziano
monaco di nome Ayupala, esperto dei tre canestri e nella dottrina classica.
Egli vive all’eremo di Sankheyya. Potreste andare da lui. o re, e porgli
le vostre domande.”
“Molto bene, allora. Informate il venerabile della nostra visita.”
Allora l’astrologo reale mandò un messaggio ad Ayupala per informarlo
che quel re Milinda desiderava vederlo. E il venerabile rispose: “Lasciatelo
venire.”
Così Milinda il re, circondato dai cinquecento Greci, salì sul
suo carro regale e si recò presso l’eremo di Sankheyya, nel luogo
dove dimorava Ayupala. Lì giunto, dopo aver scambiato con lui cortesi
ed amichevoli saluti, si sedette rispettosamente accanto. Quindi disse:
38. “A cosa serve, venerabile Ayupala,
la vostra rinuncia al mondo professata dai membri del vostro Ordine, e dove
collocate il sommo bene?”
“La nostra rinuncia, o re, serve per vivere in rettitudine e nella pace
spirituale.” – rispose il monaco.
“Vi è, Signore, un laico che vive così?”
“Sì, grande re, ci sono dei laici. Al tempo quando il Beato mise
in moto la Ruota della Legge a Benares, al Parco dei Cervi, moltissimi deva
del regno di Brahma, ed una numerosa comunità di altri deva, raggiunsero
la comprensione della verità. E nessuno di quegli esseri, di cui molti
erano laici, aveva rinunciato al mondo. Ed ancora quando il Beato pronunciò
il Discorso Maha Samaya, e il Discorso sulla Somma Beatitudine, e l’Esposizione
della Quiete, e l’Esortazione a Rahula, una moltitudine di deva che
aveva raggiunto la comprensione della verità non era contabile. E nessuno
di quegli esseri, di cui molti erano laici, aveva rinunciato al mondo.”
“Allora, venerabile Ayupala, la vostra rinuncia non serve. Essa deriva
dalle colpe commesse in precedenti nascite, che gli asceti buddhisti rinunciano
al mondo, ed inoltre si sottopongono ad una o alle tredici riti di purificazione!
Coloro che consumano un solo pasto, certamente, in vite precedenti erano dei
ladri che rubavano il cibo agli altri. In conseguenza del Kamma di aver deprivato
gli altri del cibo che costoro, in questa vita, consumano un solo pasto al
giorno e non è permesso loro di mangiare quando vogliono. Non è
virtù da parte loro, né meritoria astinenza, né una vita
di rettitudine. Vivono all’aria aperta perché, certamente, in
qualche precedente nascita, erano dei ladroni che depredarono interi villaggi
E in conseguenza del Kamma di aver distrutto la casa altrui, che essi vivono
senza una casa, e non è permesso loro di avere una capanna. Non è
virtù da parte loro, né meritoria astinenza, né una vita
di rettitudine. E coloro che non giacciono mai, essi, certamente, in qualche
precedente nascita, erano razziatori che presero dei viaggiatori e dopo averli
legati li lasciarono seduti. E in conseguenza del Kamma di tale usanza che
essi sono divenuti Nesaggika in questa vita (uomini che sempre seggono)
e non hanno letti per giacere. Non è virtù da parte loro, né
meritoria astinenza, né una vita di rettitudine!”
39. Quando finì di parlare il venerabile
Ayupala rimase in silenzio, e non pronunciò parola di replica. Allora
i cinquecento Greci dissero al re: “Il monaco, o re, è dotto,
ma anche esitante. Perciò non ha risposto. Ma il re vedendo il silenzio
di Ayupala batté le mani e disse: “Tutta l’India è
una cosa vuota, è come una pula! Non c’è nessuno, asceta
o brahmano, capace di discutere con me e di dissolvere i miei dubbi!”
Comunque, nel guardare l’assemblea e resosi conto come erano senza paura
e padroni di sé i Greci, pensò tra sé: “Sicuramente
ci deve essere, penso, qualche altro dotto fratello capace di discutere con
me, o quei Greci non sarebbero così fiduciosi.” Quindi disse
loro: “Vi è, miei buoni amici, un altro dotto capace di discutere
con me e di dissolvere i miei dubbi?”