MILINDAPAÑHA
LE DOMANDE DEL RE MILINDA
LIBRO I
L'antica narrazione
paragrafi 31-32-33
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli
di
T. W. Rhys Davids
Sacred Books of the East, Volume 35 [1890]
fonte: http://sacred-texts.com/bud/milinda.htm
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro.
31. E la signora disse a Nagasena: “Io
sono vecchia, amico Nagasena. Lascia che i ringraziamenti giungano dalle cose
più profonde della fede.”
E Nagasena, nel pronunciare il discorso di ringraziamento, parlò della
parte più profonda dell’Abhidhamma, non di argomenti di mera
e comune moralità, ma quelli riguardanti lo stato di Arahat. E mentre
la signora ascoltava seduta, sorse nella sua mente la Visione Profonda della
Verità, chiara e pura, che tutto ciò che sorge è destinato
a morire. E anche Nagasena, quando ebbe concluso il discorso del ringraziamento,
sentì la forza delle verità da lui stesso predicate, e anch’egli
giunse alla Visione Profonda – ed anch’egli, là seduto,
entrò nella corrente (cioè, il primo stadio dell’Eccelso
Sentiero per raggiungere lo stato di Arahat).
32. Allora il venerabile Assagutta, seduto ai
piedi di un albero, fu consapevole che entrambi avevano ottenuto la Visione
Profonda, ed esclamò: “Ben fatto! Ben fatto, Nagasena! Con una
sola freccia hai colpito due nobili prede!” Nello stesso momento migliaia
di deva gridarono la loro approvazione.
Ora il venerabile si alzò e ritornò da Assagutta, e dopo averlo
salutato, si sedette accanto. Assagutta gli disse: “Adesso recati a
Pataliputta, Nagasena. Là, nel Parco Asoka, dimora il venerabile Dhamma-rakkhita.
Da lui potrai imparare le parole del Buddha.”
“Signore, quanto è lontano da qui Pataliputta?”
“Un centinaio di leghe, Nagasena.”
“Grande è la distanza, Signore. Sarà difficile trovare
cibo lungo la strada. Come farò ad arrivare?”
“Va sempre avanti, Nagasena. Troverai cibo lungo la strada, riso da
grani neri appena coltivato, curry e salse di vari tipi.”
“Molto bene, Signore!”, disse Nagasena, e dopo essersi prostrato
innanzi al suo maestro ed avendogli girato intorno sulla destra, prese mantello
e scodella e partì per Pataliputta.
33. A quel tempo un mercante di Pataliputta,
stava ritornando a quella città con cinquecento carri. Quando vide
il venerabile Nagasena giungere da lontano, fermò i carri e salutò
Nagasena, poi gli chiese: “Dove andate, padre?”
“A Pataliputta, capofamiglia.”
“Bene, padre. Anche noi là stiamo andando. Vi farà comodo
venire con noi.”
E il mercante, deliziato dai modi di Nagasena, gli offrì del cibo,
grezzo e raffinato, tanto quanto ne voleva, da lui personalmente servito.
Appena terminato il pasto, costui prese una sedia bassa e sedette rispettosamente
accanto. Così seduto, disse al venerabile Nagasena: “Qual è
il vostro nome, padre?”
“Mi chiamano Nagasena, capofamiglia.”
“Conoscete, padre, le parole del Buddha?”
“Conosco l’Abhidhamma.”
“Siamo molto fortunati, padre; è veramente una fortuna. Io sono
uno studioso dell’Abhidhamma, e così voi. Ripetetemi, padre,
alcuni passi.”
Allora il venerabile Nagsena gli predicò l’Abhidhamma, e a poco
a poco sorse nella mente di Nagasena la Visione Profonda della Verità,
chiara e pura, che percepisce chiaramente in sé l’origine dei
fenomeni e che tutto ciò che sorge è destinato a morire.